C’è un posto, nella bassa friulana a confine con il goriziano, così insolito e così ignoto che è indicato soltanto da un cartello sulla destra scendendo verso il mare. Ma è il nome che richiama la nostra curiosità, così come la sua ingiusta anonimia. La segnalazione è quella tipica delle località d’importanza storico-culturale, che ti invita a percorrere una strada sterrata – si scopre essere una strada provinciale, e spero molti di voi sappiano quanto il Friuli ne sia costellato di esempi simili, si pensi alla provinciale che attraversa il Meduna tra Rauscedo e Vivaro. Ecco, diciamo che questa è più docile e meno tempestata da dossi, quindi risveglia l’amante della guida che c’è in te, ed è un attimo che si sgomma come neanche per i campi di Flambro. “Le Favole” è il nome della località che ci apprestiamo a scoprire: leggendo un nome simile, vuoi dunque non colmare la tua curiosità?
Per quanto ci riguarda la risposta arriva spontanea.

Viale nei pressi de ‘Le Favole’

Cos’è questo posto? Una lunghissima strada sterrata, che attraversa mezza campagna per poi farti sfociare nei pressi di Palazzolo dello Stella, e nel mentre attraversi distese di campi agricoli, un parco, qualche viale verdissimo e in penombra, che ti fa venir voglia di accostare e correre a scoprire cosa nasconde in fondo, e di tanto in tanto, qualche masseria punteggia il caldo orizzonte. Dopo venti minuti torni alla civiltà, con la tua bellissima e nostalgica macchinina rossa che ormai tiene più polvere che vernice addosso, e con i cavi dell’alta tensione a delimitare nuovamente il paesaggio – per questo dobbiamo ringraziare anche la nuova linea dell’elettrodotto che attraversa la Bassa Friulana.

Normale amministrazione in quel di Bibione

Ma facciamo un passo indietro, tornando a dove tutto è cominciato. Siamo partite da Marano, per poi arrivare a Bibione, passando per San Michele. Ecco, il nostro nuovo capitolo vi porterà in queste località. Marano Lagunare pensiamo sia un centro alquanto snobbato, vive dei festival estivi e del mercato marittimo che ancora persiste. Alle sue porte si trova una bellissima Oasi lagunare, che sicuramente è interessante visitare nei mesi più miti, ma quel giorno i nostri taccuini piangevano la compagnia di quel po’ di pecunia che ci avrebbe senz’altro concesso di percorrerla quella zona ricca di flora e fauna locale, e quindi l’abbiamo salutata ed abbiamo proseguito verso il centro storico. Coglie subito la nostra attenzione il porto, piccolo ed alquanto rustico, costellato di pescherecci e qualche Atala rossa agganciata alle panchine che costeggiano la passerella cementificata. Forse il centro, per l’appunto, è la punta di diamante: ci ricorda un pochino Caorle, ma anche Venezia, vuoi per le viuzze strette, colorate e curiose ma anche per le casette che richiamano quelle dei pescatori d’un tempo, a tinte pastello e con quei panni stesi all’esterno. E nel mezzo di un cortile, un enorme ulivo troneggia. Un tuffo a Caorle, Venezia e Grado tutto assieme, senza dubbio un’eco dell’antico dominio veneziano sulle nostre terre.

Quel giorno decidemmo di fare un giro un po’ più ampio – che non si tradurrà in un racconto più prolisso per voi se non di foto, e un po’ a sentimento, con tutto ciò che ne concerne.
Dopo questa breve ma efficace passeggiata a Marano, abbiamo attraversato la bassa friulana, «dret par dret», fino a giungere a San Michele al Tagliamento. Di cosa stiamo per parlarvi?

Una meta sicuramente intrigante, tant’è che ci siamo pure perse, scoprendo poi di esservi passate davanti ben due volte. La Cappella Funeraria dei Braida, che ci ricorda qualcosa di vagamente “art noveau” e gotico, si trova a Cesarolo, nel comune di San Michele al Tagliamento: siamo a confine con il pordenonese, con un piede in Veneto ed un altro che ci richiama in patria.
Parcheggiata la macchina, ci siamo incamminate lungo il viale alberato che lo precede, dove dai rami filtrava una luce primaverile bellissima, quella che sicuramente regala un tramonto che non dimentichi, soprattutto se il tramonto è con vista mare. Ci siamo fermate lì parecchio, era tutto cosi instagrammabile, verde e silenzioso che dagli scatti traspare la nostra felicità. Ma il sole stava calando e non volevamo perderci il tramonto, quindi ci siamo avviate in macchina verso la nostra meta finale, Bibione.

Durante il tragitto in macchina sicuramente passava Mannarino, che ci cantava in romanesco le sue dolci parole «Ma mò che viene sera e c’è il tramonto, io nun me guardo ‘ndietro».
Per chi ama la montagna come noi, in modo quasi terapeutico, portarvi al mare potrebbe sembrare un controsenso, ma metteteci il rumore delle onde che si infrangono sugli scogli mentre si passeggia sulla ciclabile, ed un ragazzo seduto su una panchina, l’unica persona con la quale incroci lo sguardo: ecco, per questi motivi ma anche per altri, il mare ci ovatta i pensieri ed i sentimenti. Siamo arrivate al Faro di Bibione, passeggiando tranquillamente e per nostra fortuna pochi minuti prima che il sole tramontasse, dove le sfumature erano del rosa più intenso.

Troviamo che questo posto, ed il faro stesso, siano d’una bellezza incredibile, che può suonare scontato, ma fateci una capatina una sera d’autunno al tramonto, e poi ne riparliamo.
Il mare era particolarmente inquieto quella sera, ma d’altronde lo è sempre in quella insenatura, che crea uno stranissimo effetto auditivo, un tappo nei confronti del caos esterno, e solo il suono delle onde che ti circonda.
E vi lasciamo così, con le onde del mare che ci cullavano nel loro eterno scomparire, ricrearsi ed infrangersi. E la luce del crepuscolo, che sempre ci fa innamorare.

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Dôs furlanes pal Friûl
Due friulane d'eccezione, una carnica, l'altra della bassa, professano sfumature di questa piccola ma ricca regione in modo differente, ma condividono lo stesso amore per la natura e la montagna, la stessa voglia di scoprire e rivalutare luoghi ben noti e paesaggi inesplorati, di meravigliarsi per le piccole cose, ed ammirare incondizionatamente la bellezza che le circonda. Due volte al mese vi porteranno a spasso per il loro FVG, condividendo con voi aneddoti e piccole curiosità, esplorando angoli popolari e borghi ignoti, mostrandovi la varietà che arricchisce la nostra regione, e non tralasciando i paesi che sono a confine e le loro particolarità, attraverso le loro foto e le loro sensazioni.

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