Sempre la stessa vallata, la prima volta in compagnia, la seconda in solitaria.
Fino all’estate scorsa, nei nostri viaggetti “A spasso per l’effevugi” non avevamo mai visitato la Val Saisera, e l’opportunità per scoprirla è arrivata grazie ad IgersUd. Era una di quelle giornate estive dove sudi solo respirando, ci siamo fatte coraggio e, armate di macchina fotografica e curiosità siamo partite a bordo della Volkswagen di Barbara: il termometro segnava qualcosa come 34 gradi, alla faccia del “in montagna fa più fresco”; il pensiero di essere in mezzo alla natura, dove gli alberi ci regalano un pochino di pace e ombra, ci rincuorava abbastanza.
A farci da guida v’erano due funzionari del ex-corpo forestale di Tarvisio, che ci hanno condotto lungo il Forest Sound Track, un percorso alla scoperta degli abeti rossi di risonanza, gli stessi da cui venivano e vengono tuttora ricavati degli strumenti ad arco, di ottima fattura, che potete volendo osservare nel museo di Malborghetto.

La seconda volta ci siamo tornate insieme, io e lei, lei ed io, perché c’era giunta voce che di neve, a Valbruna, se n’era posata moltissima. Certo già da mesi sui canali social girano foto dei laghi di Fusine coperti da un fitto manto bianco, quasi a farlo apparire come una foto in bianco e nero, dove di nero vi si scorgono esclusivamente i rami degli alberi. Un pugno negli occhi, di candore e meraviglia. In Val Saisera, i colori c’erano, e pure molti, sfumature dei colori pastello che c’hanno accompagnate dalla tarda mattinata al tramonto. Riscoprirla in una veste diversa da quella estiva è stato per noi qualcosa di magico e a tratti di fiabesco.

Perché di questo si tratta no? Quando la neve si posa, leggera e delicata, rende tutto incantevole, figurarsi una regione bellissima come la nostra.
Le temperature erano assai diverse dalla nostra prima visita eppure ci hanno donato sensazioni bellissime; sentire il rumore dei nostri passi sulla neve, il freddo che ci pizzicava il viso e per qualche istante il sole che ci ha riscaldate: tutto questo ci ha fatto capire quanto fosse tremendamente reale e bellissimo.

Nelle parole di Elisa dedicate al Friuli: “parlami come il vento fra gli alberi, parlami come il cielo con la sua terra” – io, lei, la montagna e la natura, una conversazione fatta di silenzi e di ammirazione reciproca.


Disclaimer: ogni anno, alle porte dell’estate, v’è dedicato un festival che prende il nome di Risonanze: protagonisti artisti internazionali, la natura e la musica che può nascere dall’incontro di essi. Vi ricordiamo inoltre che potete visitare in quel di Malborghetto, al Palazzo Veneziano, una sezione dedicata all’arte di liuteria del violino e alle sue varie fasi di costruzione. Al festival, Sabina vi fece una capatina, alle 8 del mattino sulle sponde del lago superiore di Fusine, ad ammirare le abilità sonore di Roy Paci che giocava con l’eco della Montagna. Un’eco molto più suggestivo ed avvolgente la trovò però qualche settimana più tardi al rifugio Gilberti, ove Vinicio Capossela, oltre a giocarci, la piegò al suo volere facendone un controcanto maestoso e molto, molto sonoro e coinvolgente − in compagnia della sempre fedele carnica, sua socia in affari.

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Dôs furlanes pal Friûl
Due friulane d'eccezione, una carnica, l'altra della bassa, professano sfumature di questa piccola ma ricca regione in modo differente, ma condividono lo stesso amore per la natura e la montagna, la stessa voglia di scoprire e rivalutare luoghi ben noti e paesaggi inesplorati, di meravigliarsi per le piccole cose, ed ammirare incondizionatamente la bellezza che le circonda. Due volte al mese vi porteranno a spasso per il loro FVG, condividendo con voi aneddoti e piccole curiosità, esplorando angoli popolari e borghi ignoti, mostrandovi la varietà che arricchisce la nostra regione, e non tralasciando i paesi che sono a confine e le loro particolarità, attraverso le loro foto e le loro sensazioni.

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