Prima di entrare nel vivo del discorso voglio fare una premessa: ho comprato il biglietto pensando di aver buttato via 7 euro.

Un po’ perchè le prime recensioni uscite non erano esattamente rose e fiori… un po’ per colpa dei trailer che in realtà non mi hanno mai intrigato più di tanto… Un po’ perché, dopo Straight Outta Compton, questo avrebbe dovuto essere veramente un film speciale per tenergli testa (farò spesso riferimenti alla pellicola sugli NWA perchè, per ovvie ragioni, lo reputo intrecciato ad All Eyez On Me).

Alla fine mi sono convinto che valeva comunque la pena gustarselo sul grande schermo.

La prima parte non è che abbia aiutato troppo le mie perplessità: l’attenzione è attirata sulla situazione familiare del piccolo Tupac, le Black Panthers e le difficoltà che affrontava la madre già tossicodipendente. Sinceramente mi è sembrato più un prologo a sé stante, non mi sono sentito catturato immediatamente.

Per chiarire il concetto cito qualche esempio sul genere alla portata di tutti:

  • “8-Mile” inizia con Eminem che vomita di tensione in bagno per la “struggle” quotidiana e per la battle imminente (che sappiamo tutti come andrà a finire);
  • in “Get Rich or Die Tryin’” troviamo 50Cent e i suoi “homies” a bordo di un SUV rubato che si apprestano a compiere una rapina a mano armata;
  • la scena iniziale di “Straight Outta Compton” è costituita da Eazy-E che sfugge a una retata in una drug house di Compton, dopo un affare andato male.

In All Eyez On Me manca quell’impatto iniziale che ti fa mettere comodo in poltrona, quella scintilla che ti catapulta all’istante nella situazione. Forse un tentativo potrebbe essere il blitz dell’FBI nell’appartamento della madre Afeni in cerca del patrigno; un tentativo mal riuscito a mio parere.

Ma proseguiamo…
Tupac cresce e inizia la sua carriera. Ancora non riesco a sentire trasmessa in modo adeguato la difficoltà dell’ambiente che circonda il protagonista: situazioni troppo generiche e frammentarie, eventi cardine trattati con superficialità (tanto da dover essere ripresi in seguito e spiegati), le prime collaborazioni musicali e sessioni in studio trattate troppo rapidamente e non valorizzate al punto giusto… finchè in un attimo ci troviamo alla Interscope Records, con 2Pac che si accinge a firmare il contratto.

Ora: non spoilererò (anche se ne avrei troppa voglia) ma dopo questa scena una voce nella mia testa ha detto “forse la critica aveva ragione”. Una voce bianca, perché i miei attributi erano appena scivolati due file più avanti.
Incredibilmente però da questo momento tutto si risolleva: il carattere complicato e controverso di Pac, la vita da “rockstar”, il presunto crimine che lo incastrò, i mancati pagamenti da parte della Interscope (anche questo frangente mi ricorda qualcosa 😉 ), gli inizi dell’amicizia con Biggie… Tutto reso bene e con la giusta velocità narrativa.

Una scena che ho particolarmente apprezzato è la visita della madre in carcere e il collegamento al brano “Dear Mama” inserito come sottofondo nel punto più indovinato: un brivido lungo le braccia è d’obbligo durante questa scena.
Ma è con l’ingresso di Suge Knight che tutto diventa fluido e piacevole. C’è da dire che comunque è la parte della storia che tutti conosciamo meglio, quindi risulta anche più semplice seguirla, però ancora una volta l’impatto è quello giusto e le scene non sono né troppo confuse, né prolisse.

Una nota positiva anche al live at The House Of Blues: riprodotto alla grande, anche se con la scenografia del palco cambiata. Personalmente ci avrei inserito il finale del concerto, con la folla che chiama “ain’t nuthin’ but a gangsta…” e Suge sul palco a fare lo splendido col suo cazzo di sigaro; evidentemente il regista non l’ha ritenuto un momento significativo, secondo mè ci stava come ciliegina sulla torta.

Sul finale non voglio spendere troppe parole: tutti sappiamo come si conclude la storia e nel film viene lasciata giustamente ambigua, senza riferimenti alla possibile responsabilità dell’accaduto, in fondo dopo le 2 ore di narrazione precedenti non è necessario aggiungere altro per infarcire inutilmente questo momento. Volendo cercare una pecca forse manca un po’ il phatos negli ultimi istanti che il rapper passa con la fidanzata.

Una nota sugli attori: a mio parere tutti hanno interpretato bene il personaggio nei ruoli principali; forse in qualche caso manca leggermente la somiglianza fisica (magari ingaggiare nuovamente Corey Hawkins nei panni di Dr. Dre sarebbe stato troppo dispendioso, vista l’importanza del personaggio è stato meglio richiamare piuttosto Jamal Woolard per il ruolo di Notorious B.I.G.) comunque tutti recitano bene la parte in fatto di atteggiamenti e movenze. Per quanto riguarda i ruoli di contorno però il livello è più basso.

Regia e storyboard: come già detto per niente positiva nella prima parte. Evidentemente si nota la mancanza di Afeni Shakur, erede del patrimonio artistico del figlio, che se fosse stata ancora in vita sicuramente avrebbe tenuto particolarmente a questa parte della storia.
Tuttavia il regista Benny Boom riesce a riscattarsi nella seconda parte del film, facendoci così apprezzare appieno 2Pac, molto meno Tupac Amaru Shakur.

Una critica positiva anche al doppiaggio in italiano: ben bilanciato come significati, concetti e fedeltà letterale ai dialoghi originali, cosa non facile se si tratta di un film musicale nel quale è necessario saltare continuamente da dialoghi in italiano a parti cantate in lingua inglese.

In conclusione posso dire di essere uscito dal cinema soddisfatto. All Eyez On Me sicuramente non diventerà una pellicola pluripremiata alla notte degli Oscar ma ciò non vuol dire che non meriti niente. E’ chiaro che pubblicare una biopic su uno dei personaggi più amati e odiati al tempo stesso nella storia della musica è una grossa responsabilità.

A tutti coloro che hanno sentito appena parlare di 2Pac e vogliono farsi un’opinione su chi fosse consiglio vivamente questo titolo; ai fan sfegatati, a coloro che hanno tutti i dischi originali in camera e se li ascoltano tuttora, a chi è cresciuto con Brenda’s Got a Baby e Nuthin’ But A G Thang… solo un consiglio: vedetelo come un omaggio al vostro idolo, LA VERA STORIA DI 2PAC RESTERA’ SCRITTA NELLA SUA DISCOGRAFIA, com’è sempre stato finora.

In fondo tutti (fan del rapper e non) hanno atteso per anni l’uscita di questo lungometraggio, le aspettative erano alle stelle e ognuno di noi avrebbe desiderato “il film di 2Pac” fatto a modo suo.

Luca “PeloXL” Tolazzi

Lascia una risposta

Please enter your comment!
Please enter your name here