Love, Amor, Liebe, Amour…
Che rientri nella categoria “Fun” la trovo quasi una beffa, ma tant’è e, in tutta onestà, non mi sento di trovare più di tanto da ridire.

Una volta un mio professore di italiano, un po’ matto (ma sì sa, da sempre “tutti i migliori sono matti”), fece un discorso sul come scrivere la parola “amore” e disse che non aveva senso metterci una maiuscola davanti poiché questa non ne aumentava la quantità o l’intensità o, viceversa, nel momento in cui fosse stata minuscola, la diminuisse. In effetti non è che avesse proprio tutti i torti, nonostante io sul momento rimasi perplessa a proposito del discorso.

Pensandoci bene potrebbe valere il principio per cui fai ricorso a tanta punteggiatura, o scrivi in stampatello, e cioè per dare più enfasi, ma per lui era inconcepibile e, di sicuro, nessuno sul momento si era permesso di obiettare o contraddire.
Forse nessuno aveva capito che cazzo stesse dicendo.

Beh, mi sono sempre chiesta, a discapito della maiuscola o della minuscola, se questo amore esistesse, o meglio, se effettivamente potesse avere una durata più lunga della cicatrice che ti lascia addosso quando invece se ne va (ammesso che sia stato amore quello che ti ha ‘toccato’).
Negli anni ho accumulato un quantitativo di acidità che potrebbe bastare ad uccidere altro che le farfalle nello stomaco (ormai a quelle ci ho quasi rinunciato, le uniche che il mio stomaco conosce sono quelle al ragù!), bensì le larve proprio, se partiamo dalle basi.
Okay, ammetto che quest’immagine non è delle migliori, ma l’importante è che traspaia tutta la mia arrendevolezza nei confronti del fatto che la mia anima gemella si nasconda in un cane piuttosto che in un essere umano.

La spada nella roccia

Merlino:” Vedi giovanotto, questa faccenda dell’amore è una cosa potentissima!” –
Artù: “Più forte della gravità?”
Merlino: “Beh sì figliolo, in un certo senso… io direi che è la forza più grande sulla terra!”
Liberamente preso da youtube, un estratto de “La spada nella roccia”:

Ebbene sì, l’amore è una cosa bellissima e potentissima, se lo trovi e ti ricambia. Non saprei neanche bene da dove iniziare a parlarne, in realtà: se esiste per poco o per tanto, se è da scindere e slegare dal “voler bene” o se possono effettivamente essere considerati la stessa cosa. Se il voler bene non comprenda l’amare, ma se viceversa l’amare comprenda il voler bene. O forse sono la stessa cosa, ma dipende nei confronti di chi lo provi.

Mi spiego meglio.
Io posso voler bene ad un’amica e non amarla. Viceversa posso amare il mio ipotetico ragazzo, ma anche volergli bene se consideriamo l’amare e il voler bene due cose diverse di cui l’amore inteso come qualcosa di più grande e che comprende il voler bene.

Il discorso invece non si pone se concepiamo il voler bene e l’amare come due cose paritetiche, quindi io posso amare sia la mia amica che il mio ragazzo, anche se in maniera diversa. Non saprei dirvi che problemi ho, ma se ve lo state chiedendo, a volte, faccio fatica a starmi dietro anche io.

Comunque, per riprendere: se ad un certo punto diventa abitudine e allora stai assieme all’altro per cosa, esattamente? Oppure se l’abitudine è solo un modo di definire il non stare più sempre mano a mano e culo e culo come i primi tempi, dove ti libri nell’aria e ti senti invincibile, bensì come un consolidamento della coppia, conservando le piccole attenzioni.

Per capirci: guardo i miei nonni e penso che anche la loro sia diventata abitudine, ma non in senso negativo come invece mi viene più facile attribuire a quello che mi vedo attorno. Sarà presunzione la mia, forse superficialità, forse la stessa acidità di cui accenno sopra e ci tengo a mettere subito le cose in chiaro dicendo che non credo di avere la più pallida idea di cosa sia l’amore, per cui non posso neanche stare qui a giudicare la gente, anche se ammetto che a volte mi scappa. L’innamoramento, forse, l’ho provato, ma l’amore è un’altra cosa e di questo ne sono quasi certa.
Insomma, credo che dipenda molto dal concetto che si vuole dare alla parola “abitudine” che può propendere verso il positivo, così come il negativo.

Partiamo dal negativo (strano, non è proprio da me!)

Il concetto negativo di “abitudine” per me subentra quando una coppia di amanti che sta insieme da più o meno tempo ad un certo punto si trasforma in una coppia di semplici conoscenti. Quando non condivide più parole, tenerezze, quotidianità, sia nella sfera intima, che non. Penso che si veda dalle piccole cose: lo stare ognuno a cazzi suoi, il non parlare, il non confrontarsi, il non far nulla per riaccendere un po’ le rispettive parti che hanno permesso all’altro di innamorarsi. Il dare l’altro per scontato. Ecco, questo è un punto dolente. Perché io odio essere data per scontata anche come amica, ammesso che l’amicizia venga considerata altrettanto importante. (Vedi la voce: amici scomparsi dopo essersi “fidanzati”).

Ci deve essere sempre un cercarsi, un volersi vedere, un volersi sentire, non so se dipenda dalla capacità di mantenere ognuno i propri spazi, ma forse una mezza idea mi è venuta.
Non ho mai capito quelle persone che una volta fidanzate, si eclissano, come se avere amici con cui uscire fosse improvvisamente diventato illegale e, quando parlo di amici, non intendo solo amici in comune alla coppia, ma anche dei singoli elementi di essa. Io, donna, posso avere il mio giro di amicizie, che è scollegato dal giro in comune con il mio compagno, e viceversa. Nel momento in cui condivido effettivamente tutto, non mi resta nulla di cui parlare, o mi sbaglio? E se non hai nulla di cui parlare, come puoi condividere qualcosa con l’altro?

Passiamo al positivo

Il concetto “positivo” di abitudine, se così lo vogliamo chiamare, comprende sì, lo stare insieme, ma con la differenza che c’è un cercarsi, un rinnovarsi, un riproporsi ed un continuo migliorarsi. Mi viene in mente un pratico esempio di una coppia che conosco che sta insieme da dieci lunghi anni; convivono, ma non sono sposati.
La mia visione di questa coppia è come il pendolo di Newton if you know what i mean.

La prima sfera (di cinque, solitamente, allineate su una stessa retta) colpendo la seconda con una velocità v, trasferisce interamente la sua velocità ad essa in quanto hanno la stessa massa. A sua volta, la seconda la trasmette alla terza, e così via sino all’ultima. Questa si mette in moto con la stessa velocità v della prima. Tra la prima sfera e l’ultima ci sono delle altre sfere ferme che non fanno altro che trasmettere la quantità di moto e l’energia cinetica.
(Cos’è l’energia cinetica? Citando wikipedia “E’ l’energia che un corpo possiede per il movimento che ha o che acquista. Quando un corpo di massa varia la sua velocità, con questa varia anche la sua energia cinetica.”)
Quando l’ultima sfera viene colpita, essa inizia a muoversi, si solleva, rallentando, fino a fermarsi ad una certa altezza: la sua energia cinetica si è trasformata interamente in energia potenziale gravitazionale. Quindi riprende il suo moto invertendo il cammino: la sua energia potenziale si ritrasforma in energia cinetica.
(Che cos’è l’energia potenziale? Citando wikipedia: “In fisica, l’energia potenziale di un oggetto è l’energia che esso possiede a causa della sua posizione o del suo orientamento rispetto a un campo di forze.”)

Le sfere dopo un po’, si fermano a causa dell’attrito dell’aria. Per mandarle avanti all’infinito bisognerebbe mettere il pendolo in una campana sotto vuoto e non mandargli alcun tipo di vibrazioni.
Adesso, sperando di aver reso abbastanza l’idea e di non averle confuse ancora di più, per me, Carla e Alberto (nomi inventati) sono esattamente come questo pendolo dentro una campana sotto vuoto. Entrambi fanno le loro cose senza per forza essere nella stessa stanza o sotto lo stesso tetto, o con le stesse persone, l’uno manda ai matti l’altro e viceversa, ma alla fine della giornata sanno che si ritroveranno sul divano e si addormenteranno assieme davanti alla tv per poi svegliarsi a tarda notte ed andare, insieme, a letto. Non sempre c’è un equilibrio di 50 e 50, a volte uno da 80 e l’altro 20, ma c’è sempre un ritorno al 50 da parte di entrambi per poi ripartire ed oscillare di nuovo.

L’amore non si può spiegare. L’amore si può sentire e basta ed io, che non li ho conosciuti agli albori, ogni volta che li guardo, a distanza di dieci anni dall’inizio della loro oscillazione vedo nei loro occhi lo stesso amore di due quindicenni neofiti a questo sentimento.
Per capire meglio cosa li abbia portati ad amarsi in questo modo per tutto questo tempo, ho chiesto a Carla che cosa fosse per lei l’amore e cosa provasse per Alberto tanto da dirgli “sì” ogni giorno, tutti i giorni, da dieci anni a questa parte.

La risposta che mi ha dato è stata di una dolcezza e di una delicatezza che racchiude un’aura speciale, la stessa che percepisco quando li guardo, e cioè quella che solo due complici possono avere.
Sì, perché secondo me chi ama ha una luce diversa negli occhi, ed emana un’aura diversa dagli altri. Un sorta di bolla che trasuda calore e che si percepisce anche a distanza, ma solo osservando e prestando attenzione soprattutto ai dettagli che, a molti, spesso, sfuggono.

Ebbene la risposta è stata che lei sente di amare Alberto paradossalmente ancora più di prima, ancora più dell’inizio e molto più in profondità, in comunione ad altri sentimenti, tutti ovviamente positivi, che non sono magari definibili “amore”, ma che in esso sono inglobati. “L’amore” -dice- “è uno stato dell’anima, non solo il legame verso uno o più esseri”.

Io, nel frattempo, ho preso un vaschetta di gelato e mi sono messa a guardare “Le pagine della nostra vita”, perché nun gna posso fa.
Addio.

 

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