Qualche giorno fa, un’amica mi ha proposto di partecipare a una presentazione di materassi a casa sua. Ne ero entusiasta. Ripeto: ero contenta perché mi avrebbero mostrato come avrei potuto stravolgere le mie notti con un materasso in memory foam.
Non con un sex toy, ma con un materasso che prende la forma del mio culo.
Potrei difendermi dicendo che, partecipando all’incontro, avrei ricevuto in omaggio un cuscino ortopedico, ma credo che questo non possa fare altro che peggiorare la mia posizione.

Questo episodio, preso singolarmente, potrebbe non essere rilevante. Il problema è che da quando vivo da sola, penso solo a questo genere di cose: dai sistemi per sturare il cesso, ai metodi per ricordarmi di fare l’autolettura dal contatore.
Cazzo, vero… l’autolettura! Vabbè, il prossimo mese, dai.

Questo, per dire che, da quando ho fatto fagotto e mi sono trasferita in un buco-locale, mi sono resa conto di un sacco di cose. Ma proprio un sacco.
E tutte inutili.

Eccone alcune:
1. Se non fai la spesa, non mangi.
Paradossale, vero? Una delle mie cene preferite è stata a base di cereali, seconda solo a quella volta in cui ho mangiato davanti al frigo gli ultimi 10 tortellini crudi rimasti nella confezione. Direte: ottimo, così sei sempre a dieta! Ho un kebabbaro vicino casa.

2. Ossessione per i siti d’arredamento.
Ho a disposizione 25 mq.
Calpestabili molto meno. Capirete, quindi, che non posso assecondare il mio estro, al massimo posso domarlo riempendo il carrello virtuale di qualche portale d’arredamento.
Il punto è che le stagioni si susseguono, come ci dimostra Hugh Grant quando attraversa il quartiere di Notting Hill, indossando sempre la stessa giacca, mentre c’è il gelo, la pioggia, il caldo e una canzone straziante come colonna sonora.
Se non avete colto il riferimento, avete una lacuna importante da colmare sulle commedie romantiche americane. Segnate.
Dicevo: insieme alle stagioni, anche le tendenze cambiano e, io continuo a riempire il carrello, accumulando così tanti oggetti di stili differenti che, se un giorno decidessi davvero acquistare tutto, mi ritroverei a vivere in un ambiente con un’estetica elegante come un marciapiede dove una comitiva di alpini ha vomitato simultaneamente.
Bella immagine colorata, lo so.

3. Gli appuntamenti te li fissi da sola.
Nasci, cresci, corri. È così che recita un noto spot di pannolini per poppanti. Io sono ancora ferma alla prima fase. Fissare un appuntamento dall’estetista, una volta al mese, infatti non è un problema: lei coccola le mie unghie e mi assicura che potrò diventare più gnocca se mi spalmo una crema che contiene lacrime di unicorno.
Lei mi rende una persona migliore. Anche quando chiamo la pizzeria, mi sento a mio agio. È come se parlassi a un amico d’infanzia. “Patate fritte e poca mozzarella?” “Sì, coso. Il solito. Come facevi a saperlo?”. Mi conosce a fondo.
Fissare un appuntamento con i medici, invece, è frustrante. Non so come si faccia.
Non sono pronta. Non voglio. Vi prego, no!
Vi dico solo che due settimane fa, ho scritto, prima in brutta e poi in bella, quello che avrei dovuto dire alla segretaria del medico. L’ho anche ripetuto a voce alta, guardandomi allo specchio.

4. Hai dei vicini di casa, ma non servono.
Nei film, ci mostrano come questi estranei che vivono ad un passo da noi possano rivelarsi indispensabili quando terminiamo lo zucchero o la farina.
Ma chi sono io? Una pasticcera? Io il forno lo uso al massimo per cuocere una pizza surgelata. I vicini non mi servono. Il lato positivo è che posso farmi i cazzi di tutti: so con precisione a che ora Giulio chiamerà sua madre e so che l’uomo cinese che vive nell’appartamento davanti a casa mia sopravvaluta le proprie capacità nel canto lirico.
In ogni caso, non so che faccia abbiano, dal momento che ogni volta che sento dei passi fuori dalla mia porta, posticipo di qualche minuto la mia uscita.
Forse sono sociofobica o vicini-fobica. Non lo saprò mai perché ho anche paura di chiamare il medico.

5. Puoi fare il cazzo che vuoi.
Voglio cenare alle 18.30 sul divano? Voglio trascorrere la serata sul letto, ricreando la sagoma di un angelo, mentre mi muovo sopra a una palla informe di vestiti?
Voglio sdraiarmi sul tavolo della cucina e fissare il soffitto, mentre penso a quanto sia stupido sdraiarmi sul tavolo della cucina e fissare il soffitto?
Voglio guardare Netflix per 20 ore di fila mentre mangio pizza, gelato al pistacchio, patatine, i resti di un panino del mc di qualche giorno prima e un’insalatina per sgrassare?
Voglio rimanere in cesso 2 ore per guardare tutte le storie Instagram di Fedez e Chiara Ferragni che ci mostrano una vita che non avremo mai?
Posso farlo.

6. Weekend paxissimi!!1!!
Il sabato mattina, il mio primo pensiero è la lavatrice. E a tal proposito, vi svelo anche un segreto: i fogli di acchiappacolore non servono a un cazzo se fai una lavatrice con i bianchi e i neri. La lavatrice crede nell’apartheid. Che schifo.
L’ho imparato sulla mia pelle. Di pollo. Fatta da Apelle, figlio di… vabbè.
La giornata prosegue con le pulizie di casa e lunghi momenti di meditazione sul senso della vita, dentro la doccia. Non dimentico però di dedicare anche del tempo a me stessa.
Così, completo tutti test proposti da Facebook per capire quale ortaggio, animale, oggetto o vip sarei, qualora credessi nella reincarnazione.

No, scherzo.
Ho anche un fidanzato e delle amiche con cui esco.
La mia vita, però, se fossi nata carota, sarebbe stata più spassosa, credetemi.

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