Andrea Poggio, trentasei anni, avvocato. Inizia ad approcciarsi alla musica fondando il gruppo Green Like July nel novembre 2003 e si dedica a brani in lingua inglese, che in un secondo momento abbandona, quando decide che il loro tempo si è concluso ed è giunto il momento di dedicarsi ad una carriera da solista. E’ nel 2014 che termina la sua carriera di gruppo per fare spazio a nuovi suoni e nuovi mix di cui aveva avuto input durante la lavorazione al suo ultimo disco “Build a Fire” con la sua band; disco con il quale ha sigillato la fine di un capitolo che “non avrebbe potuto dare null’altro né a se stesso né al suo pubblico”.

Si inizia a dissociare da una certa esterofilia, sentendo il bisogno di poter esprimenre a 360° i suoi testi, il cui significato in lingua straniera andava inevitabilmente un po’ perso nella traduzione. Ma avendo avuto il piacere di fargli qualche domanda in occasione del concerto che si terrà domani 29 giugno a Cas’aupa per il ciclo “Dissonanze”, lascerò che sia lui stesso a raccontarsi, poiché credo sia il modo migliore per scrivere di qualcosa di cui non si è a conoscenza in maniera approfondita.

Andrea, ho letto che fai l’avvocato nella vita e hai iniziato cantando in un gruppo, i “Green Like July” . Come è nata quest’idea e come hai deciso in un secondo momento di dedicarti a te stesso da solista?
Il gruppo si è formato intorno al 2003 e ha avuto una vita di dieci anni.
Cercava di esplorare un certo tipo di sonorità di matrice prevalentemente americana, di conseguenza la scelta linguistica era ricaduta in modo abbastanza naturale sull’inglese.
Tuttavia, c’è stato un momento durante l’incisione del nostro ultimo disco “Build a Fire” in cui ho percepito che si era rotto qualcosa nel rapporto tra me e la lingua inglese, in quanto non riuscivo più a tollerare lo scarto di significato che inevitabilmente si viene a creare quando comunichi in una lingua che non è la tua.
E’ così che ho iniziato a cantare in italiano. Inizialmente si è rivelato molto difficile come percorso. E’ solo dopo molti mesi di studio che sono riuscito a dare una direzione uniforme e omogenea a ciò che stavo scrivendo.

Perché dici che ti è stato difficile iniziare un percorso nella tua lingua madre?
Cantare in inglese per me è stato come indossare una specie di maschera, come se per anni avessi vestito i panni di una persona che forse solo in parte ero io. Cantare in italiano ha tolto ogni filtro e mi ha permesso di arrivare dritto al cuore di quello che volevo dire con le mie canzoni. Ben intesi, i Green Like July sono stati un’esperienza necessaria e molto
formativa per la mia crescita musicale. “Build a Fire” è un disco che ancora adesso mi piace e che riascolto con molto piacere.

Che tipo di musica fai? Che genere musicale hai adottato?
Non sono molto per le definizioni. E’ un genere di musica che sicuramente guarda all’esperienza cantautorale italiana, ai grandi classici della nostra canzone, anche se però i miei ascolti sono sempre stati prevalentemente direzionati all’estero. Credo che questa cosa in qualche modo affiori e si senta nelle mie canzoni.

E cosa mi dici dei temi di cui tratti?
Penso che le canzoni e la musica non vadano spiegate. Oltre al fatto che i miei testi sono già sovraffollati di immagini, non vorrei creare ulteriore confusione.

E sei d’accordo quando si parla di testi onirici nelle tue canzoni, visto che da alcune interviste che ho letto i tuoi brani vengono definiti in questo modo?
A me interessa poco dare un’etichetta o una definizione a quello che faccio, qualsiasi interpretazione è buona e anzi sono molto curioso di sentire ciò che gli altri hanno da dire a riguardo, più che di cercare di dare io spiegazioni.

Un motivo in più per venirti a sentire, quindi! Senti, ma come concili la vita di tutti i giorni che passi in studio legale con questa tua passione che è poi un secondo lavoro?
In realtà sono due lavori abbastanza difficili da conciliare e che riesco a gestire solo ed esclusivamente perché non devo rispondere a nessuno di quello che faccio. Cerco di gestire le due professioni in maniera equilibrata anche se a volte non è facile non impazzire.

Perché ho letto che sei una persona estremamente precisa e che ci tiene particolarmente che tutto venga fatto in maniera impeccabile.
Ci provo.

Senti, tornando un attimo indietro, com’è nata l’idea di formare un gruppo? E’ un’idea partita dal nulla o ci sono stati dei trascorsi per cui la musica ha sempre fatto parte in qualche modo della tua vita e ciò ha fatto si che decidessi di imboccare questa strada?
In realtà ho sempre ascoltato tantissima musica sin da quando ero molto piccolo, consumavo letteralmente i pochi dischi che mi ritrovavo in casa, perciò si può dire che si perde un po’ nella memoria il momento in cui ho iniziato a pensare di fare musica.
Ho iniziato suonando la chitarra abbastanza presto e, nonostante non sia mai diventato un bravo chitarrista, ho sempre cercato di usare questo strumento per quello che ritenevo essere il fine più opportuno, cioè quello di scrivere canzoni.
Da lì poi è arrivata l’idea di formare un gruppo, anche se abbastanza presto me ne sono pentito. Il mio processo creativo è molto difficile da conciliare con impulsi esterni, specie nelle sue fasi iniziali.

E’ stato difficile crearsi un seguito?
E’ un percorso molto lungo, delicato e complesso. La musica che oggi va in radio è in larga misura sciatta e priva di contenuti, scritta per essere compresa ed apprezzata nel momento stesso in cui viene ascoltata per la prima volta. Quindi sovente assistiamo a fenomeni che hanno un riscontro sorprendente nell’immediato, anche in termini di pubblico. Io però invito
sempre alla cautela. L’audience che ascolta musica in modo superficiale e senza farsi troppe domande e la stessa audience che è facile perdere nel giro di pochi mesi. E’ molto più difficile trovare ascoltatori attenti ed eventualmente pronti a seguirti nelle varie vicende del tuo percorso artistico. Per ottenere un simile risultato, in genere, non ci sono scorciatoie,
si deve lavorare tanto e avere una visione che va ben oltre il contingente.

Puoi presentarci la data di questa sera?
Questa sera suonerò a Cas’Aupa. Insieme a me ci sarà Gak Sato, alle tastiere e al theremin e Adele Nigro di Any Other ai cori.

Così ci salutiamo ed altro non mi resta, se non dirvi di venire ad ascoltare Andrea Poggio a Cas’aupa, oggi dalle ore 19.30.

Vi lascio il link dell’evento e vi aspetto numerosi così che possiate decidere voi
stessi se è stata un’ottima scoperta oppure no!
Link evento: http://bit.ly/2Ktr9Lc
Pagina facebook Andrea Poggio: https://www.facebook.com/andreapoggioofficial/

Lascia una risposta

Please enter your comment!
Please enter your name here