Qualche giorno fa la nostra redazione ha ricevuto questa mail.
Dato l’argomento e visto che a parlarcene è proprio una giovanissima ragazza che ha sofferto di anoressia, vogliamo riportarvela così come ce l’ha scritta lei, e speriamo che il suo libro possa essere un primo aiuto per chi soffre di questa malattia.

L’anoressia (dal grecoἀνορεξία anorexía, comp. di an- priv. e órexis ‘appetito’) è un disagio in cui la persona coinvolta si rifiuta di mangiare per diversi motivi.

Gentili signori,

Sono Linda Baldini, una ragazza di Pozzuolo del Friuli (Udine) di 18 anni e ho appena pubblicato un libro. All’incirca un anno fa ho scritto Fragili e imperfetti, che racconta, sotto forma di diario autobiografico, un periodo della mia vita che è trascorso in concomitanza con la stesura del testo, ma che ha avuto inizio all’incirca un anno prima, e che ha segnato profondamente la mia esistenza e la mia persona. Protagonista di questo è stata l’anoressia, malattia che mi ha portata a soffrire molto e a lungo, dapprima all’oscuro dagli altri, e poi sotto ai loro occhi.

Per quasi un anno, infatti, l’avanzare di questo disturbo alimentare è rimasto celato, in parte anche a me, dietro ai miei tentativi di tenerlo nascosto alle persone che mi stavano attorno, e solo quando l’evidenza era diventata innegabile anche queste se ne sono rese conto. È stato a quel punto che i miei genitori hanno deciso di portarmi da degli specialisti con i quali ho iniziato un percorso di cura.

Con l’inizio di questo percorso ho anche avviato la stesura del libro al quale mi sto riferendo, che è stato per me l’elemento più d’aiuto durante quella nuova fase della mia vita. Affermerei che la scrittura sia effettivamente stata la terapia più efficace e pura. 

Si tratta di un diario, in quanto descrive le visite che svolgevo settimanalmente da delle dottoresse specializzate, una psicologa e una nutrizionista, intervallate dal racconto delle giornate che proseguivano nel frattempo e da flashback in cui ricordo e descrivo dettagliatamente i mesi precedenti, quelli che trascorsi alla “deriva” all’insaputa degli altri.

Un ruolo centrale nella storia è costituito anche da un viaggio, al quale avrei dovuto partecipare solo un paio di mesi dopo l’inizio delle cure, e che sin dalla prima visita è diventato un’incognita a causa delle mie gravi condizioni di salute. L’intenso desiderio di prendere parte a quell’esperienza è stato uno degli elementi che più mi ha dato la forza di lottare, nonostante le frequenti ricadute, verso l’uscita dal tunnel labirintico della malattia.

Nonostante i molteplici avvenimenti raccontati nel libro, lo spessore è dato principalmente dalla descrizione dettagliata del mio lato psicologico: sono le emozioni il nucleo centrale, e, assieme ad esse, i pensieri, i dubbi e le riflessioni che per un lunghissimo arco di tempo hanno invaso le mie giornate durante la malattia. Si tratta di un racconto intimo e introspettivo, le cui parole rappresentano la voce della mia coscienza, o meglio dire le “voci”, due e contrapposte, della mia mente sana e di quella malata.

Il ruolo di primo piano, tra le pagine, è conteso infatti tra la malattia e la vera me, la parte pura di della mia persona, che ha ricominciato ad affacciarsi lentamente durante la lotta contro il disturbo alimentare. Così, nel corso del libro, si snocciola anche la naturale versione di me, quello che sono sempre stata e che con immenso desiderio volevo ritornare ad essere, ed è questo ad arricchire ulteriormente il racconto di una filosofia di vita fatta di sogni, forza e speranza, maturata nel tempo sulla base dei miei ideali e valori e della mia visione del mondo.

Il libro, in una visione globale, offre dunque sì una dettagliata descrizione di tutte le facce dell’anoressia, ma questa è affiancata anche dalla condivisione di ciò che più profondamente è contenuto nell’animo di una ragazza che, come tutti i suoi coetanei, sta affrontando una fase dell’esistenza in cui si trova improvvisamente di fronte ad un precipizio, ovvero la dolorosa frattura tra il mondo infantile e quello adulto, che è costretta a superare, non avendo alcuna possibilità di arrestare il tempo e rimanere indietro, bambina. Superarlo significa compiere un salto nel vuoto, ma solo dopo tale salto si apriranno le porte della nuova vita che la aspetta: una vita che è sicuramente meravigliosa, ma che ai giovani appare estremamente spaventosa e genera dubbi, angosce e drammi esistenziali.

Il mio obiettivo è far sì che la mia storia venga resa nota a tutti coloro che potrebbero incontrare nelle mie parole aiuto e comprensione. Innanzitutto, le persone che hanno sofferto o soffrono della mia stessa malattia, ma anche i loro famigliari o amici cosicché possano capire meglio in che cosa consista e riuscire a stare più vicini ai loro cari che la stanno affrontando; in aggiunta, ritengo che il mio libro possa essere un mezzo per far parlare pubblicamente le voci dell’anoressia, un disturbo di cui tutti conoscono il nome ma di cui in realtà quasi nessuno sa effettivamente nulla.

Chi ne è vittima è costretto a sopportare sentimenti che sono del tutto sconosciuti a coloro che non ne hanno mai avuto esperienza, e il mio obiettivo è quello di riuscire a far capire alla società un po’ meglio di che cosa si tratta. Infine, il mio libro potrebbe permettere alle persone adulte di comprendere meglio il mondo dei giovani, e ritengo che i ragazzi, sia della mia età che più giovani o più grandi di me, possano trovare nella mia storia fonte di supporto, comprensione o ispirazione, per affrontare tutte le difficoltà della vita, dalle più comuni a quelle che sembrano irrisolvibili.

Le mie parole non sono altro che i pensieri celati e soffocati della maggior parte dei giovani di oggi, e vederli messi a nudo potrebbe aiutare loro ad imparare ad esternare i propri sentimenti così come ho fatto io e a capire che non sono soli a questo mondo.

Cordiali saluti,

Linda Baldini  

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