24 Dicembre, scrivo al mio “collega” di avventure: “ma tu il 26 hai da fare?”. Tempo 2 minuti e la sua risposta è stata: “no, dove andiamo?”
Così iniziano le migliori storie, e così è (quasi) stato.


Il segreto con cui seleziono attentamente le mie destinazioni è uno. A caso. 

Capita che veda delle foto su Facebook o su qualche rivista, mi segno il nome, vedo il paese più vicino a questo luogo e tramite una app utilissima (che non svelerò), vedo il percorso a piedi più rapido da percorrere a piedi e valuto. Bisogna sempre valutare le proprie possibilità rispetto a quello che stiamo andando incontro (sia per distanza da camminare che per dislivello), anche se il mio problema sono sempre i kg trasportati nello zaino per colpa dell’attrezzatura che mi porto dietro.

Ma arriviamo a quella mattina del 26 dicembre, quando, belli carichi (in stomaco) dal pranzo del giorno precedente, ci troviamo alle 7 e mezza nella big Udin per partire alla volta di un bivacco a qualche chilometro da una località di Grauzaria (piccolo paese sopra Moggio Udinese), nella val Aupa.

Arriviamo per le 8 circa (“vot e alc” per la precisione) e a passo abbastanza spedito partiamo. Sono bastati 2 minuti per rendendoci conto che avevamo sbagliato già il primo bivio (“mai fidarsi di Luche” dicono i miei amici). Torniamo sulla retta via e da li (fortunatamente) non sbagliammo più. 

La camminata è di per se abbastanza tranquilla, con dislivelli costanti e non impegnativi. Il primo tratto lo abbiamo percorso immersi nel mezzo di una foresta con il sentiero interamente ricoperto da foglie cadute. Nonostante ciò, il sole non si faceva vedere. Il monte Grauzaria ha coperto per quasi tutto il nostro tragitto quei timidi raggi che si potevano tranquillamente vedere e percepire da una finestra di un attico in un condominio di Udine (mannaggia a quelli che stanno sempre illuminati dal sole).

Ciononostante dopo qualche ora di camminata, al suolo notiamo una leggera diversità di aderenza. Subito al di fuori del bosco, le foglie lasciavano spazio a ghiaccio e qualche lontano pensiero di neve. Le cime attorno noi erano totalmente colorate e prive di quel caratteristico colore bianco che normalmente dovrebbero avere in inverno (qua aprirei una lunghissima discussione su riscaldamenti globali, complotti politici, scie chimiche e tutto il resto, ma non credo sia il posto giusto. Magari ci troviamo a discuterne davanti ad una birretta artigianale che è meglio).

Lontani dai soliti inverni che caratterizzano la mia regione, raggiungiamo il nostro primo avamposto di sosta a 1250 m s.l.m. , il rifugio Grauzaria (chiuso, ma comodo per fermare a riposare le nostre – in realtà solo le mie – stanche gambe da sfaticati). Dopo qualche minuto ci raggiunse anche un gruppo di ragazzi che era partito poco dopo di noi. Bevemmo un po’ d’acqua e ci rimettemmo in marcia velocemente (non potevamo mica farci superare così facilmente!). Da li il percorso era leggermente più pendente (il numero di soste si era alzato drasticamente) e la fame iniziava a farsi sentire. I ragazzi partiti dopo di noi ci sorpassarono e dopo di loro anche un altro ragazzo molto atletico (al talpinave come un diaul!). Arrivammo allo “scavallo”, punto in cui finiva la salita e si scendeva nell’altro versante della montagna. Il nostro obiettivo era molto vicino, così vicino da riuscirlo a vedere già ad occhio nudo. 

Mancava ancora una discesa ed una leggera risalita. La discesa fu abbastanza facile, nonostante sotto i nostri piedi ci fosse solo neve e si scivolasse parecchio. Nella risalita finale, memori dall’ultima esperienza nel bivacco Dino Brollo ( http://blud.life/aria-di-casa-vista-dal-luche-parte-6/ ), iniziammo a raccogliere sterpaglie secche che trovavamo sul sentiero per facilitare l’accensione del nostro fuoco salvatore. Arrivati al bivacco carichi di stecchetti ed erbacce secche, iniziammo ad accendere il fuoco nella stufa, o almeno così provammo a fare. 

Bene. Prima di continuare ci tengo a fare alcune precisazioni: il nostro obiettivo non era fermarci li la notte, ma andare a perlustrare il percorso e lo stabile per una futura notte da trascorrere la. La temperatura e l’umidità esterna ed interna all’edificio era pressoché identica (quindi molto vicino allo zero e con umidità elevatissima). La legna, la carta e la nostra vita all’interno e all’esterno, erano umide in egual misura.

Detto questo, iniziammo a bruciare le erbacce secche con gli stecchetti raccolti ed un po’ di carta. La cosa iniziava a bruciare e noi eravamo felicissimi. Nel giro di pochi secondi tutto spento e solo fumo tra noi e la stufa. Passammo così quasi un’ora e mezza a cercare di accendere la stufa. Dopo tutto quel tempo mandammo gentilmente a quel paese quell’assieme di ghisa, pietra e fumo e ci dedicammo a mangiare i nostri buonissimi panini e un po’ di frutta secca al freddo e al gelo. Finiti i panini, incuriositi, guardammo all’interno della stufa cosa stava succedendo, e ci accorgemmo che il fuoco aveva iniziato a prendere. Maledimmo nuovamente quel calorifero e ci godemmo quel poco di calore che emanava. Ci sembrava di essere li a rilassarci da pochissimo, ma dovendo rientrare prima che il sole tramontasse per evitare di camminare al buio, all’una e mezza circa, chiudemmo il bivacco e infreddoliti ritornammo sui nostri passi innevati. La durata fu molto più breve (la discesa è più rilassante della salita, si sa) e non incorremmo in nessuna strana situazione. Così alle ore 3 in punto raggiungemmo la macchina. I primi 15 minuti furono dedicati a riscaldarci, poi tutto sembrò molto bello e la camminata nemmeno così difficile. Sono sicuro che la rifarò e che (in estate magari) mi fermerà una notte a soggiornare in quel fantastico spazio!

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Luca
Nel Gennaio del 2013 mi comprai la prima macchina fotografica con i primi soldi che mi feci lavorando. Quando iniziai a scattare non mi rendevo conto del vero potere della fotografia. Con il tempo ho iniziato a conoscere sempre più persone, più stili, a vedere più foto, più paesaggi. Li ho osservati e di ogni cosa ne ho preso quello che più mi rappresentava. Questo "processo" lo sto continuando a coltivare mescolandolo alle emozioni e alle sensazioni che provo. Quello che cerco di trasmettere con una foto non è il semplice paesaggio o soggetto rappresentato, bensì metterci dento una parte di me. https://luchedalnord.wordpress.com/ https://m.facebook.com/luchedalnord http://instagram.com/luche_dal_nord

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