Avete mai sognato di fare una cosa e poi magicamente, per caso, grazie al si di un amico, la fate?

Ecco; questa avventura è iniziata proprio così.

Era un martedì sera, quando scrissi a Davide un messaggio “Venerdì ho preso ferie per andare a bivaccare, vieni?”.
Lui, dopo una serie di domande si convinse ed il patto fu siglato.

Io da sano ignorante quale sono, cercai qualche bivacco nell’arco prealpino e subito rimasi colpito dal Bivacco Dino Brollo, incuriosito particolarmente dalla visuale che si poteva avere dalle spalle del posto. 

3, 2, 1… aggiudicato. 

Quello sarebbe stato il nostro alloggio per il venerdì sera seguente.

E fu così che arrivò il fatidico giorno.
Partimmo da Udine; il tempo era buono anche se leggermente nuvoloso, e comunque faceva caldo.
Salimmo in auto con destinazione Musi (un paesino sopra Tarcento, qualche chilometro prima di Uccea) e appena arrivammo vicino al nostro punto di partenza verso la vetta ci accorgemmo di due cose:

  • il tempo lì era abbastanza nuvoloso e minacciava pioggia;
  • il telefono non prendeva e non potevamo ottenere una la situazione meteo più dettagliata.

Cosa fare? Cosa non fare? 

Ritornammo verso Tarcento (cercando il primo posto dove la connessione internet ci potesse riportare nel 2018) e ci rendemmo conto che il meteo sarebbe dovuto migliorare (ipotetico, perché in montagna si sa che il tempo cambia nel giro di pochi minuti). Così facemmo inversione di marcia e ci dirigemmo nuovamente al punto di partenza della nostra sfacchinata .
Parcheggiai e spensi la macchina; che abbia inizio la vera avventura, mentre il sole, complice, iniziava a farsi largo tra le nuvole. 

Ore 16:00 partiamo da quota 692 m. 

La camminata iniziale fu abbastanza tranquilla. Camminavamo a passo deciso, convinti di passare una bella scampagnata. In alcuni punti la salita si faceva più ripida, ma poi gli “alcuni punti” iniziarono a essere sempre più numerosi fino a diventare un’unica, lunga, estenuante e infinita salita.
Il nostro tragitto misurava solo 3km in totale, ma quello che non avevamo considerato era il dislivello da coprire: “solo” 1000m. Per fortuna poco dopo la metà della camminata c’era una bellissima, ma soprattutto buonissima e freschissima, fonte di acqua (una sottospecie di ruscello che si trasformava in una cascatella). Fatto rifornimento e rinfrescati un po’ ci siamo diretti verso la nostra meta. La salita diventava sempre più difficile, tale da costringerci a procedere a gattoni in certi punti. 

Però ragazzi/e, l’emozione che abbiamo avuto quando dal sentiero abbiamo intravisto prima un tavolo, una panchina e poi il bivacco… indescrivibile!

Carichi come molle ci lanciammo verso la porta d’ingresso.
Contenti come pochi tiro la maniglia. Panico. Non si apre.
Nella nostra testa eravamo già con mille pensieri legati al dover dormire al freddo e al gelo la notte.
Riprovai ad aprire la porta e… sì, si era aperta. Il sorriso tornò a riempire le nostre facce. 

La lista delle cose da fare poi era davvero impegnativa:

  • bere la birra più buona della giornata
  • scattare foto al tramonto
  • accendere il fuoco nella stufa (impresa ardua; per colpa della bassa pressione ci abbiamo messo 2 ore)
  • cenare
  • scattare foto con il cielo stellato
  • dormire

Ecco, dormire (dopo l’accensione del fuoco) è stata una delle cose più difficili da fare. Non sappiamo per colpa di cosa, ma sia io che Davide abbiamo sognato parecchio, incubi e cose strane.
Alle 5 e mezza, il sottoscritto, poi, decise di svegliarsi e uscire per scattare qualche foto all’alba, ma sfortunatamente con poco successo (il sole sorgeva in un punto lontano dietro a delle montagne). Fatto ciò tornai a dormire.
Ci siamo svegliati entrambi solo dopo le 9 e mezza (come dei veri signori), abbiamo fatto colazione, preso un po di legna per i prossimi ospiti del bivacco (così mi hanno insegnato a fare) e poi con calma abbiamo affrontato il ritorno. 

La discesa credo sia stata più difficile della salita; anch’essa infinita e parecchio pendente.
Il male alle gambe l’ho sentito fino a 2 giorni dopo questa camminata.

Se c’è una cosa che ho imparato da questa avventura è la seguente: mai portare troppa attrezzatura fotografica quando si va a camminare in montagna.

Se c’è una cosa che continuerò a fare dopo questa avventura è la seguente: portare troppa attrezzatura fotografica quando si va a camminare in montagna perché non si sa mai.

Detto questo vi lascio con alcuni scatti effettuati durante questa assurda esperienza.

La settimana scorsa, a quest’ora stavo tornando a casa con due gambe che mi facevano non male, di più. Di questa avventura ho provato a fare un minivideo (non sarà mai ai livelli di Beyond – VideoProduction, anche se alcune riprese le ha fatte lui con la mia GoPro). Oltre a questo, uscirá per Blud un racconto di quella giornata (non vi dico quando 😁).Dai che il Friuli è grande! Andate a farvi un giretto ogni tanto (se potete) e non guardatelo solo da uno schermo 💪😉P.s. Il finale è la parte più bella

Publiée par Photos dal Luche sur Samedi 9 juin 2018

Articolo precedenteAndrea Poggio per Dissonanze
Articolo sucessivoPer il ciclo Dissonanze: Cinque Uomini sulla Cassa del Morto
Luca
Nel Gennaio del 2013 mi comprai la prima macchina fotografica con i primi soldi che mi feci lavorando. Quando iniziai a scattare non mi rendevo conto del vero potere della fotografia. Con il tempo ho iniziato a conoscere sempre più persone, più stili, a vedere più foto, più paesaggi. Li ho osservati e di ogni cosa ne ho preso quello che più mi rappresentava. Questo "processo" lo sto continuando a coltivare mescolandolo alle emozioni e alle sensazioni che provo. Quello che cerco di trasmettere con una foto non è il semplice paesaggio o soggetto rappresentato, bensì metterci dento una parte di me. https://luchedalnord.wordpress.com/ https://m.facebook.com/photosdalluche/ http://instagram.com/luche_dal_nord

Lascia una risposta

Please enter your comment!
Please enter your name here