Incontro la poetessa e scrittrice Maria Sabina Marzotta, madre del primo Caffè letteriario di Udine.
Puntuale, elegante, entusiasta, si, la immaginavo così, appassionata, schietta e sensibile.
Usa molto la parola “creare”, come me, creare è la mia “magic word”.

Cos’è la poesia per te?

La poesia per me è mettere su un foglio, su una foglia, su qualunque pezzo di legno od oggetto dove possa scrivere le sensazioni che sto provando in quel momento e sono provocate da emozioni forti che possono nascere da un’immagine, una persona che incontro, un amore, un dolore, una gioia  molto intima, non sono mai poesie  che riguardano l’allegrezza, sono dettate da sofferenze, da grandi passioni che ho dentro, represse anche.

Da quando scrivi?

Lo ricordo benissimo, ho cominciato a scrivere quando è morta la mia mamma, io sono del salento, vivo in Friuli Venezia Giulia da molti anni. Ho ricevuto la telefonata in cui mi si diceva che la mamma era morta,  ho provato un dolore talmente acuto perché mi dava fastidio non averla vista, ma forse è stato meglio così perché non avrei mai voluto vedere il momento in cui moriva. Quando ho organizzato il viaggio per andare da Udine a Lecce per il funerale, ricordo ancora che c’era una luna stupenda, l’ho guardata e pensando a mia madre ho iniziato a scrivere.

Tu da anni “guidi” un Caffè letterario, come ti è nata questa idea, e come si è sviluppata?

Parto dall’idea che essendo del Sud  non riesco a vivere in un ambiente freddo, sentivo proprio il bisogno di sentirmi accolta, di circondarmi di persone positive, che in ogni caso le avrei fatte diventare positive per il mio entusiasmo. Ho creato, sì,  proprio dal nulla questo Caffè letterario, vuol dire che sono andata all’Ufficio Registro e ho chiesto “Come si crea un Caffè letterario? Un Associazione Culturale senza fini di lucro?”
Bastava avere i soldi per pagare la registrazione, e dei soci.
E quindi parto – ho detto – a costo di farmi un mutuo, io lo creo!

Quindi parte da te il primo caffè letterario udinese?

Si il primo a Udine parte da me nel 2010 e si chiamava Caffè letterario Contarena.
Nel mio sogno  doveva essere lì, perché ogni volta che entravo al Contarena  mi sentivo immersa in quello che emanavano le pareti, i mosaici, pregustavo i momenti futuri, si quello era è il luogo fisico, dove si potesse sentire l’odore del caffè, doveva richiamare i primi Caffè letterari che sono sorti a  Genova e Venezia: c’erano i porti e si scaricavano le merci che arrivavano dall’oriente e che contenevano anche un liquido nero ottenuto da questa polverina e che una volta bevuto dava euforia,  quindi lo paragonavano ad una droga, per questo era stato  bandito e poteva essere bevuto solo in queste bettole. Non si chiamavano Caffè allora, ma è in questi posti  dove si trovava questo liquido nero fantastico  che nascono i primi incontri letterari. Erano frequentati da poeti ed artisti, anarchici, da gente creativa e sovversivi di una  volta, quindi un luogo vissuto. Ho conservato questa immagine per poterla ricreare.
Forse non avrei mai potuto realizzare la brutta copia del San Marco di Trieste, ma ho iniziato.  Così parto proprio dal Contarena di Udine, che era il mio sogno, e dopo 6 anni  ho pensato di sperimentare  un altro tipo di organizzazione invece di trovaci solo in un bar.
E’ nata così una forma itinerante di Caffè letterario che ci ha portato  in altri posti di Udine, sempre fantastici e particolari, potevano essere bar trattorie o location dove avere uno spazio per far sedere la gente: siamo partiti dall’Ambassador, poi Caucich, agli Ex Provinciali,  Al contadino e adesso siamo al Bar Paoluzzi in Via Pozzuolo che ci ha accolti. Fino a quando è possibile, se poi le persone aumentano vedremo, metterò volentieri del mio come sto facendo da 10 anni.
Si, il prossimo anno si festeggia il decennale di questo Caffè letterario e quindi sarà  un grande anno.

Quindi  ancor oggi il tuo progetto è vitale, anzi si stanno aprendo anche altre realtà del genere

Si, in proposito  dopo il mio primo Caffè letterario ne sono sorti altri: Il caffè del presidente, Il caffè del venerdì, Il caffè dei libri… Conservo dentro di me la soddisfazione di essere stata la prima.
Questo a Udine, nella provincia invece il primo è stato a Rivignano.
Dopo un passaggio delicato di vita, mi sono trovata per fortuna vicino all’acqua che  considero come il mio elemento naturale, un ruscello, una fontana mi riportano al mio mare.
Un anno bellissimo dove ho scritto poesie per me stupende dedicate al Fiume Stella.
Anche nel locale di  Rivignano entro con la stessa idea di creare l’abitudine all’incontro, sempre ogni ultimo mercoledì del mese con una programmazione annuale fatta in gennaio su argomenti scelti con un filo conduttore.
Un anno dedicato a Pasolini, uno alla conoscenza della città  e dei monumenti, uno all’invasione veneziana,  uno al Castello. Quest’anno lo abbiamo dedicato ai sapori e ai colori, attuando dei gemellaggi con dei presidi Slow Food quindi l’aglio di Resia, l’ olio di Oleis, e altri.
In novembre proseguiamo con una serata dedicata  all’uso delle erbe in cucina con la Dottoressa Degano e a dicembre concludiamo con la presentazione della mia raccolta poetica  dove tu sei invitata a leggere le mie poesie.

Onorata, una delle mie passioni! A Rivignano dove vi trovavate?

A Rivignano eravamo nell’unico posto pubblico dove ci si poteva incontrare, mentre  a Udine c’erano molti posti da scegliere per una serata, a Rivignano l’unico locale era colmo di gente e  per canalizzare tutta l’affluenza avevo dato spazio ai convegni sulle risorgive, sull’acqua, sempre colla presenza di relatori molto afferrati. Mi piace darmi al massimo  e quindi ringrazio i friulani che con il loro temperamento diverso dal mio mi hanno fatto tirar fuori la grinta adatta e la determinazione.

Tu espatri dalla poesia entrando nella letteratura, nel costume, nella natura. Mi incuriosiva sapere come l’hanno presa i creativi questa tua offerta espressiva

C’è differenza tra Udine e Trieste, dove c’è il mare che è apertura, trasporta, scorre, travolge, fluisce, qui hanno una storia diversa per cui sono ancora meno propensi ad una alleanza tra Associazioni ma spero e sono certa nel tempo che nel tempo questo possa accadere. C’è spazio per tutti anche per realizzarsi in modo personale e nello stesso tempo unirsi.

Vorrei chiederti del dolore, quanto apre le porte creative secondo te?

E’ talmente importante, fondamentale, è difficile che un poeta scriva bene in un momento di massima  allegrezza. Per me è stato fondamentale per tutto quello che ho scritto, le mie poesie e i 2 romanzi sono stati dettati da grande dolore.
Vedere un bambino che sta male… i bambini sono da proteggere, li ho amati alla follia e mi sono dedicata a loro come insegnante rispettando i loro bisogni prima dei miei.
O vedere gli anziani che chiamo vecchi nel senso di grande rispetto, osservarli quando entrano nel Caffè letterario e si raccontano.
C’è gente di sapere, e non di potere, che ha intuizione, ed è bello che non restino chiusi. Sono stata a fare l’animatrice in case di riposo e lì ho scritto molti versi stimolata da questa sapienza che spesso non  è condivisa.


Hai fatto molte esperienze?

Si ho fatto l’insegnante, la sindacalista, poi ho realizzato progetti sociali insieme al Comune,  questo è il mio mondo.

Abbiamo parlato del dolore che attiva il tuo dentro espressivo, cosa ti farebbe felice?

Solo essere seguita ancora di più, in un incontro con Roberto Meroi si parlava di Udine e c’erano più di 20 persone che si sedevano una accanto all’altra, sconosciute, che si guardavano, che si raccontavano… questa per me è la cosa più bella.
Questo mi piace realizzare: organizzare, creare la condizione per cui queste persone s’incontrino.

Quindi il tuo caffè letterario è aperto a tutti?

Si: c’e ingresso libero, per ora non c’è tessera da pagare, si conclude con una bicchierata e quindi nessun centesimo per il momento conviviale. La pubblicità avviene su Facebook e sul  Messaggero Veneto, ed ho conosciuto persone fantastiche.
Mi piacerebbe dire quando chiuderò “ho creato qualcosa per cui ne è valsa la pena”, c’è tanto bisogno di trovarsi, di scambiare opinioni libere, di dire quello che si pensa, si va li e non si esce indottrinati, si va solo per conoscere qualcosa in più di quello che già si sa. Nessun discorso politico, ne partiti di mezzo, e voglio continuare ad essere libera.

Credi nel futuro  della bellezza?

Ci credo perché sono un esteta, amo il bello dell’immagine, il bello della persona,  dell’arte, il bello mi provoca quell’emozione che mi fa scaturire la sensazione giusta per metterla in poesia.
Quando mi dicono tutto il mondo è  schifoso, io combatto con tutte le forze perché voglio mantenere il positivo,  perché adoro la vita, la amo, la rispetto,  e sempre partendo dall’idea delle due fasce di età che vorrei aiutar, se avessi possibilità o fama… i bambini che abbiano le  basi per condurre la vita e i vecchi  che abbiano quelle per chiuderla nella maniera più dignitosa, per questo lotterei contro i mulini a vento.

Un messaggio a chi leggerà questa intervista

Si, il messaggio è parlate coi bambini,  colle mamme colle donne, colle mogli, colle amiche, con gli anziani e dite sempre il ti voglio bene, le carezze sono cose che non costano niente e danno tutto. Il suono autentico del ti voglio bene è impareggiabile specie per i bambini.
Date al momento giusto, se no mancheranno tutta la vita.

Maria Sabina Marzotta
www.facebook.com/sabina.marzotta

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