Sensibilità:
“sen·si·bi·li·tà/
sostantivo femminile

  1. Attitudine a ricevere impressioni attraverso i sensi.L’attività dei sensi propria di un essere, e anche la proprietà di provare piacere o dolore.

In fisiologia, l’attività del sistema nervoso in quanto capace di avvertire e di analizzare gli stimoli che agiscono sull’organismo dall’esterno o dall’interno informandone o meno l’attività cosciente.

“perdere”
Sensibilità specifica, propria di apparati anatomicamente differenziati ed espressa da ‘sensazioni’ precise e nitidamente avvertite dalla coscienza (s. acustica, visiva, olfattiva, ecc.).

Sensibilità generale, i cui recettori sono distribuiti in tutto l’organismo, o che interessa l’intera economia dell’organismo. (Non è il caso che ci interessa. ndr)

  1. Particolare attitudine a risentire gli effetti anche più insignificanti di una condizione affettiva o emotiva: un ragazzo di grande s.; s. acuta, morbosa; in senso più ampio, capacità d’intendere o di avvertire una determinata realtà (s. morale, sociale), squisita delicatezza (anima di grande s.), acuta percezione estetica.
    “lettore di scarsa s.”

    Empatia
    :
    “em·pa·tì·a/
    sostantivo femminile.
    Capacità di “mettersi nei panni dell’altro” percependo, in questo modo, emozioni e pensieri. Dal greco, en-pathos “sentire dentro”, consiste nel riconoscere le emozioni degli altri come se fossero proprie, calandosi nella realtà altrui per comprenderne punti di vista, pensieri, sentimenti, emozioni e “pathos”.

Nella critica d’arte e nella pubblicità, la capacità di coinvolgere emotivamente il fruitore con un messaggio in cui lo stesso è portato a immedesimarsi.”

Dunque: sono Ornella, di anni ne ho ventisei, sono alta circa dalla testa ai piedi, il mio gruppo sanguigno è 0+, guardo sempre a sinistra e a destra prima di attraversare ed è una vita che faccio a cazzotti con quanto scritto sopra (quando non faccio la bulletta, a tempo perso).

C’è chi dice siano doni del cielo, che Dio quando ha distribuito tutto sto popo di roba sapeva dove sarebbe andato a metterla e che l’universo ti da quello che sei in grado di sostenere, nulla di più, nulla di meno; per me sono smeni e basta di cui potevo tranquillamente privarmi, perlomeno in parte.

In questa condizione comunque, che porta ed essere abbastanza introspettivi, almeno per quanto mi riguarda, sommandola al fatto che spesso e volentieri me ne sto bene a fatti miei, capita che venga travisata anche dai miei amichetti più stretti che, quando vedono le mie frasi melodrammatiche, ogni tanto pensano io sia veramente sul punto di tagliarmi le vene per lungo. In questo articolo colgo l’occasione per rassicurarli che non sto messa così male, che semmai volessi tagliarmi le vene davvero non mi perderei via con stories di instagram e che le frasi che pubblico le scelgo perché semplicemente mi piacciono, o le sento in maniera più amplificata di un qualsiasi altro essere umano che legge e passa oltre.

Insomma, preoccupatevi quando sarò socialmente inattiva.

In un mondo dove tutt’al più, le persone hanno poca cura di tutto, soprattutto di ciò che non è proprio, potrebbe essere difficile avere sensazioni così tanto amplificate, dove per la maggior parte del tempo cerchi di spiegare a chi hai di fronte che non è una scelta comportarsi così, ma un modo di essere e che, potessi scegliere di avere la sensibilità di un carro armato, a volte, ci metteresti la firma, ma ahimè, Dio (o chi ne fa le veci) ha deciso che no.

Quindi la mia condizione è paragonabile a quella di uno sbronzo, fondamentalmente: perennemente in balla, cercando costantemente di mantenere un certo aplomb per non rendersi troppo vulnerabile agli occhi degli altri; cosa che, spesso e volentieri, lo porta invece a fare il contrario e, quindi, quasi sicuramente qualche cazzata.

Tutto questo preambolo perché mi sono messa a riflettere su cose di poco conto come il “perché sulla vita, l’universo e tutto quanto” e riflettevo su quanto si passi la maggior parte del tempo ad alzare barriere verso gli altri, ad allontanare tutti, a non permettere a nessuno di entrare in quella bolla di sapone che ti sei creato per cercare di renderti inattaccabile ed apparentemente indistruttibile agli occhi degli altri.
Poi ti basta un minimo di confidenza in più per mandare a puttane tutta sta fatica e rivelare la tua vera natura: sei cattiva come un paio di pantofole di peluche.
Automaticamente ti guadagni un biglietto vincente per “trattamenti di merda aggratisse” like there’s no tomorrow. Ok, magari non esattamente trattamenti di merda, ma l’idea è che di solito ti prendano veramente per deficiente e pensino di poterti rivoltare come un calzino.

Ecco, parliamo di questo biglietto vincente, perché mi sono messa a discutere con una mia amica che, caratterialmente è abbastanza sfrontata e se ti deve tirare verbalmente un pugno sui denti non ci pensa due volte, o almeno fino a non troppo tempo fa era così.
(Si parla dal fronte single, quindi non mettiamo bocca su argomenti a noi oscuri che comprendono il mondo dei morosati presumibilmente felici e contenti. Un insieme di esperienze di vita raccolte in una calda sera d’estate, davanti ad un -in realtà, più di un- fresco bicchiere di vino.)

Conosci una persona, ti ci trovi bene, parlate della qualunque, finché non arrivate ad un punto in cui si percepisce che è ora di uno “step over”, non per qualche imposizione di un una delle due parti, semplicemente per un naturale evolversi della situazione. Inizia quindi la seconda fase della frequentazione in cui l’uno esce con gli amici dell’altra, ma quando bisogna definire il tipo di relazione, una delle due parti si fa vaga. Così, capisci che il vostro rapporto è quello di un’amicizia di letto, di conseguenza senti altre persone, però la persona diretta interessata è gelosa. Cerchiamo di puntare meglio sulla comunicazione di coppia, per capire che diamine di problemi ha la suddetta, tanto da non volerti ufficialmente come frequentante/morosa, ma da fare la gelosa se decidi di ampliare le tue conoscenze ed è così che arriva il momento del confessionale/throwback alla volta (circa vent’anni anni prima) in cui è stata ferita, pertanto fa fatica a fidarsi di qualcuno totalmente.

Perfetto, che problema c’è? Diciamo che in vent’anni uno ha modo di superare certi blocchi e sofferenze se ci lavora su, ma noi siamo comprensivi e non le mettiamo nessuna fretta, anzi, se ha bisogno siamo qui ad aspettarla (come stronzi, aggiungerei), dandole tempo e modo di aprirsi rispettando le sue tempistiche. Tempistiche che comprendono flirt e bombate da parte dell’elemento traumatizzato, con persone estranee alla coppia e che rendono un attimo discutibile la paura di cui sopra, correggetemi se sto fuorviando.

Ora, se una persona non è del tutto stupida, capirà che l’individuo traumatizzato è un’esimia testa di cazzo e che se fosse stato chiaro dall’inizio non ci sarebbe stato nessun tipo di problema, MA la controparte disponibile e rispettosa delle tempistiche dell’esimia testa di cazzo, per sua sfortuna, è innamorata.
Questo piccolo dettaglio non le permette di essere del tutto lucida, quindi rincara la dose nel permettere alla fantomatica persona traumatizzata di trattarla un po’ di merda.

Se tralasciamo il fatto che l’innamorata c’ha gli occhi foderati di prosciutto, quindi risulta essere poco reattiva sui palesi feedback della testa di cazzo, la domanda è la seguente: per quale oscuro motivo, tu, esimia testa di cazzo traumatizzata, non eviti di trattare di merda una persona, tenendo conto del fatto che sai cosa si prova a stare dall’altra parte e a non essere ricambiati, o traditi, o feriti in qualsivoglia modo?
Perché generalmente questo tipo di scienza non viene applicata solo alle relazioni amorose, ma in senso più ampio proprio ai rapporti umani.

Oppure sarebbe divertente analizzare il perché una persona si confida con te facendoti credere che occupi chissà quale posto nel suo cuore quando l’unico posto che occupi è quello sul suo *****. Ma non per nulla eh, solo che se ci mettessimo d’accordo saremmo davvero tutti felici e invece no, vogliamo strafare!

E noi donne ci sentiamo dire che ci facciamo film mentali e castelli in aria, cui diamo delle fondamenta senza che qualcuno ce ne abbia dato addito. Mettetevi d’accordo su quello che volete, soprattutto quando decidete di sentire due persone e queste due persone sono amiche. Ma veramente non vi passa per l’anticamera del cervello che queste si parleranno e la cosa non verrà fuori? E farete una grandissima figura di merda? E scenderete tantissimo rispetto all’idea che almeno una delle due si era fatta sulla vostra persona?
Puntualizzerei anche che qualora non vi vengano a dare del cretino in faccia, non vuol dire che non lo pensino. Entrambe. Quindi di due fighe non ne avrete una, vecchi volponi che non siete altro.

Comunque quasi sicuramente quello che volete e quello che potete permettervi non coincidono, quindi ponderate bene il da farsi se almeno una bombata volete farvela.
E la risposta ai quesiti sopra, ma in senso più ampio al “perché sulla vita, l’universo e tutto quanto” è una sola, giassapete: 42.

“Addio e grazie per tutto il pesce.”
Roger Roger

 

 

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