Al tempo degli Dei dell’Olimpo, dei signori della guerra e dei re che spadroneggiavano su una terra in tumulto, il genere umano aveva già scoperto una legge universale: l’uomo che si fidanza, oltre a sorbirsi mesiversari e ciondoli pacchiani con mezzi cuori, è destinato a infinite e strazianti ore di attesa fuori dai negozi.
Senza museruola, sia chiaro. 

Lo scenario che si apre è più o meno il seguente: lui seduto su una panchina piazzata casualmente davanti ad un negozietto tappezzato di vetrofanie con modelle seminude e lei risucchiata da una non precisata forza oscura che la costringerà in una realtà parallela per diversi lustri.  Mentre lui soffre, piange e gioisce assieme ai suoi nuovi compagni di avventura, cioè altri uomini in attesa delle rispettive girlfriend (il “Cioè” le definirebbe così), lei cosa fa? La risposta è in quelle piccole, claustrofobiche, insalubri stanze delle torture, meglio conosciute come “camerini”.

Sono loro la causa di tutto, proprio di tutto tutto (anche dell’effetto serra e del tuo primo capello bianco). Ecco i motivi per cui una ragazza, in genere, rimane per ore dentro i camerini uscendone stressata, incazzata, affaticata e sconfitta. Un po’ come quella volta in cui il parrucchiere la convinse che la frangia le sarebbe stata bene:

Illuminazione bastarda

Lei sa bene di cosa parlo. Ha camminato in lungo e in largo per le strade del mondo, sorridendo alle persone, salutandole e parlandoci magari, inconsapevole di avere un orribile foruncolo che faceva capolino sul mento, un pelo ciclopico in mezzo alla fronte o dei baffetti da fare invidia a Banderas ai tempi in cui ancora non giocava con la farina, ma si divertiva a scrivere delle “Z” sui culi dei banditi.
“Sono bionda, i peli non si vedono!”. Fatti un giro nei camerini di Zara e poi ne riparliamo, Cameron Diaz dei poveri!

Un olio su tela

Si è truccata la mattina, con la luce artificiale della sua adorabile cameretta, ignara del fatto che fosse proprio quello il luogo in cui sarebbe dovuta rimanere. In casa. Con uno struccante bifasico, magari.
Per non parlare del mascara sbavato.
La possibilità di diventare la protagonista di un tenero video sui cuccioli di panda destinato a commuovere il web non è mai stata così reale.

L’arroganza del manichino

Era bello poterci credere e sperare.
Pensava davvero di poter azzardare quell’improbabile outfit indossato dal manichino.
Bella cazzata.
Per qualche bizzarra legge fisica, infatti, nel tragitto che va dal reparto vestiti ai camerini, qualsiasi abito si trasforma. Le camice diventano quadrate, i giubbotti sono dei sacchi per l’umido e i pantaloni ti sorprendono con delle tasche mastodontiche che mimano le orecchie a sventola dei fianchi.

Non sapevo di essere incinta

Momenti di introspezione.
Rimetterà in discussione tutto. Anche il suo nome.
Valuterà anche l’esistenza di un proprio clone che si aggira da qualche parte nel mondo. Tutto questo, fissando il proprio riflesso con disappunto e rassegnazione.
Come diamine è possibile che un negozio fa portasse una S e adesso si guarda allo specchio piangendo con una maglietta taglia L incastrata in testa?
Taglie europee, americane, norvegesi, azteche. Non si capisce nulla.
Dateci un linguaggio universale che, nel giro di 100 metri, non ci faccia sentire contemporaneamente magrissime come una food blogger che il cibo lo fotografa solamente e gonfie come la prima vacanza con lui.

Le tende

Una buona parte del tempo la trascorrerà tirando la tenda del camerino da una parte all’altra per non mostrare le sue mutande con l’elastico molle o i suoi calzini di Hello Kitty al resto del mondo.  Sarà un gioco all’ultimo sangue e non sarà lei a vincere, ovviamente.

I Selfie

Non tutti gli specchi sono così crudeli e infimi.
Alcuni la illuderanno con giochi di luci e ombre, facendole credere di essere più magra, più fica, più bella… fotomodella.
Una volta trovate queste rare creature, cederà all’impellente bisogno di pubblicare una carrellata di scatti con l’hashtag #shoppingconilmioamore e #bellinoi nonostante le foto ritraggano solo lei con tutti gli straccetti che chiaramente non ha comprato. 

Le buone maniere

Probabilmente sono gli stessi che in Autogrill non si accertano mai se il bagno sia occupato o meno.  Spalancano la porta a ca**o di cane, il più delle volte.
Nessuno ha insegnato loro che prima di entrare in un camerino sia consigliabile accertarsi che non ci siano piedini con il calzino fluo che sbuchino dalla tenda.
A questo punto, non le resterà che sorridere nervosamente asserendo un “non si preoccupi” mentre morirà dentro perché uno sconosciuto ha appena visto le pose da rincoglionita che fa prima di spararsi un selfie.

 

Sì, lui è ancora fuori. Sta piangendo.

 

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