“Almeno una volta l’anno vai in un posto dove non sei mai stato prima.” – Dalai Lama

Ecco, io ho interpretato questa frase a modo mio: ogni anno fai almeno una cosa che non hai mai fatto prima, seppur per minimi dettagli. Motivo per cui venerdì 23 agosto mi sono organizzata con mio papà per andare ad ascoltare i Filarmonici Friulani nella splendida cornice della chiesa parrocchiale “San Giovanni Bosco” di Lignano Sabbiadoro.

La proposta musicale era i Carmina Burana, di cui avevo ovviamente sentito il canto più conosciuto “O fortuna”. Ma questo era solo l’inizio. Non ho voluto informarmi di più.
Volevo arrivare al concerto ignorando le parole scritte da altri, le sensazioni che avrei potuto provare ascoltando i brani a casa per conto mio. Volevo che questa serata fosse una sorpresa.

E così è stata. Magnifica, meravigliosa, INEBRIANTE.
Un susseguirsi di brani sottili e leggeri, potenti e frementi. Un crescendo di emozioni che culminano in un’esplosione di voci e strumenti perfettamente armonizzati.

“Music is a piece of art that goes in the ears straight to the heart.”

Questa mi sembra la perfetta descrizione di ciò che ho provato ascoltandoli.
Ho pianto di gioia, con gli occhi spalancati e l’espressione ebete di chi si rende conto di vivere un “qui e ora” intenso. Un’ora di musica ininterrotta o quasi, visto che a un certo punto è partito un applauso non previsto ma gentilmente concesso e ampiamente meritato.

A creare questo spettacolare turbinio di suoni l’orchestra Filarmonici Friulani, il coro del Friuli Venezia Giulia e il coro di voci bianche Artemìa mirabilmente diretti da Igor Vlajnić. Ben 150 elementi a cui si aggiunge la presenza dei tre solisti: Laura Ulloa, soprano; Fabio Cassisi, tenore; Hao Wang, baritono. Speciali.

Io ero seduta vista violini/entrata solisti, anche se essendo davanti potevo ammirare quasi tutti i musicisti, carpendone gli sguardi e le movenze; le voci bianche, tanto giovani e tanto precise e pulite; i solisti, con una forza interpretativa eccezionale.

La soprano mi ha fatto scendere la lacrima e battere il cuore; non paga di questo, con il suo ultimo solo mi ha sollevato l’anima in aria, letteralmente!
Il tenore ha giocato con viso e voce, acuti e bassi, esprimendo in toto la vivacità del suo brano. Il baritono ha riempito di colore i suoi toni caldi.
La gestualità del direttore ha trascinato tutti, ensemble e pubblico.

E per questo poi c’è stato l’applauso infinito! Assolutamente meritato!
Abbiamo tutti iniziato a battere le mani in standing ovation senza la minima intenzione di smettere. Ho applaudito talmente forte da avere le braccia doloranti, e mi piangeva il cuore per non riuscire a farlo più forte ancora!
Direttore e solisti sono tornati sul “palco” almeno 3 volte a “prendersi gli applausi” perché nessuno del pubblico accennava a sedersi, fino a quando per salutarci hanno eseguito nuovamente “O fortuna”.

Emozione, lacrime, sorrisi, gioia… la musica suonata, diretta e cantata con passione ha tutto un altro sapore. Sa di libertà, di amore. Vibra nelle vene e risuona nei ricordi.

Appena ne avete l’occasione, andate a sentirli!

Un applauso anche ad Angela Caporale, ufficio stampa e comunicazione dei Filarmonici e splendida presentatrice della serata, ha scelto proprio le parole giuste… Veni, veni, venias!

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Le foto all’interno di questo articolo sono prese dalla pagina FB dei Filarmonici Friulani

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Greta
Sognatrice, istintiva, testarda, aggressiva, sensibile, empatica. Una semplice contraddizione, bastian contrario. Estrema in ogni emozione, visione, situazione. Curiosa, divoratrice di libri, amante delle liste e delle parole e del silenzio. Cantante, scrittora, scarabocchiatrice. Friulana orgogliosa della sua terra e tradizioni. Una vena vagabonda nell’animo, che la spinge a interessarsi a tutto ciò che ancora non ha visto ma vorrebbe tanto. Il suo viaggio ideale è più o meno ovunque, con una leggera predilezione per i paesi freddi e un on-the- road a bordo di un vecchio maggiolone cabrio… Un giorno forse riuscirà a viaggiare leggera, evitando di chiocciolare stipando in valigia mezza casa perché “non si sa mai”

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