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Nel lontano 2007, persa nella disperazione da rientro dall’erasmus, mi sono iscritta ad AEGEE dove ho incontrato un sacco di bella gente (come da articolo del 2 settembre http://blud.life/gira-europa-con-aegee). Tra tutti loro, in particolare c’era Sara, con cui ho avuto il piacere di condividere avventure, lauree, serate, minisunsplash e compleanni, anche quando siamo diventate troppo vecchie per AEGEE.

Oggi Sara fa il Post Dottorato in Neurolinguistica a Nova Gorica e siccome io per prima non ho ancora capito bene in cosa consista il suo lavoro, ma so che a casa sua ha almeno 3 cervelli finti con cui ogni tanto gioca, ho ben pensato di intervistarla per soddisfare le mie curiosità e spero adesso anche le vostre.

Ciao Sara, dicci un po’,chi sei, dove sei cresciuta, dove vivi… ? Parlaci un po’ di te, delle tue passioni, dei tuoi hobby.
Ho 32 anni, sono nata a Conegliano, in provincia di Treviso, ma vivo a Udine da più di 10 anni e ormai mi sento decisamente più udinese che coneglianese! Mi sono pure sposata qui (anche se con un altro veneto) e, oltre a stare bene in questa città, amo le possibilità che offre la regione: in primis le montagne stupende che abbiamo. Io adoro la montagna e qui basta fare delle facili passeggiate per vedere paesaggi meravigliosi. Cioè, io una volta nella Valbruna sono convinta di aver visto MinasTirith: era proprio lì, arroccata sulla montagna! Che meraviglia.

Un’altra cosa che mi piace di questa regione è avere i confini così vicino e poter decidere in giornata se farsi un giro in Slovenia o in Austria.
Che altro dire: amo gli animali, la danza e la Spagna =)

Il tuo percorso di studi e il dottorato che ne è conseguito si basa su materie che non tutti conoscono, ci vuoi raccontare la tua esperienza?
Sì, io mi sono iscritta a Lingue e Letterature Straniere perché ero affascinata dalle lingue straniere, rappresentavano per me una specie di evasione dalla realtà. Poi, negli anni di Università, ho capito che sì, saper comunicare in altre lingue mi affascinava, ma non tanto come il linguaggio stesso. Ho scoperto che il mio vero interesse era la neurolinguistica, che è la scienza che studia i rapporti tra linguaggio e cervello.

Faccio una piccola precisazione: la neurolinguistica di cui mi occupo io non è affatto la PNL (programmazione neurolinguistica) di cui si parla molto in questi anni. Quella riguarda strategie di comunicazione, ma non so se la sto definendo nel modo giusto. Comunque, quella di cui mi occupo io si chiama così perché studia proprio il modo in cui il linguaggio è organizzato nel nostro cervello. Possiamo dire che è nata a metà dell’ ‘800 grazie a un caso clinico: un paziente che non riusciva più a parlare (ripeteva solo una sillaba). Non si riusciva a definire la causa finché l’autopsia ha rivelato una lesione in un’area specifica del cervello.

Da lì sono cominciati vari studi e sono nate diverse teorie delle neuroscienze che hanno cercato di capire se esistessero delle aree precise del cervello per determinate funzioni. Ora non mi dilungherò in questo, ma volevo solo dire che oggi per fortuna ci sono tante tecniche di studio, in particolare le macchine di neuroimmagine (tac, risonanza magnetica, ecc…) che rendono possibili tante scoperte, senza dover ricorrere solo all’autopsia come si faceva una volta. Oggi quindi la materia è in piena espansione!

La neurolinguistica quindi è nata dallo studio di un disturbo del linguaggio, l’afasia, che era quello che aveva colpito questo famoso paziente, ma si occupa anche di altro. Diciamo che in generale studia tutti i meccanismi che coinvolgono cervello e linguaggio: lo sviluppo del linguaggio nei bambini, i meccanismi del bi/plurilinguismo, il linguaggio nelle malattie neurodegenerative come Alzheimer e Parkinson e molto altro.

Adesso dove lavori e di cosa ti occupi?
Adesso lavoro al Centro per le Scienze Cognitive del Linguaggio dell’Università di Nova Gorica: ho vinto un assegno di ricerca per due anni basato su un progetto europeo che si occupa di indagare gli aspetti del bilinguismo. In particolare stiamo studiando i bambini bilingui.

Anche se l’afasia rimane il mio argomento preferito, il bilinguismo nei bambini è altrettanto affascinante: è incredibile come bambini anche piccolissimi riescano a distinguere tra due o più lingue senza nessun problema, senza fare confusione. Ci sono dei meccanismi cognitivi alla base e la ricerca sta cercando di capire tutto quello che c’è sotto.

Anche qui faccio una piccola precisazione: una volta, forse venti o trent’anni fa, c’erano molti pregiudizi sul bilinguismo nei bambini. Si pensava potessero fare confusione, che finissero per non parlar bene nessuna delle due lingue, o che andassero male a scuola.

Oggi la scienza ha definitivamente sfatato questi pregiudizi e quasi tutti sanno invece quali sono i numerosi vantaggi. Con la divulgazione di questi risultati però, si rischia di cadere in pregiudizi opposti: i bambini bilingui sono più intelligenti. No! Questo non è mai stato detto! Comunque, per questi o per tanti altri dubbi, nel centro dove lavoro abbiamo aperto un servizio di consulenza per il bilinguismo di cui sono la direttrice: è rivolto a famiglie, insegnanti, e in generale a tutti quelli che vogliono saperne di più. Si chiama “Večjezičnostvelja” ed è la filiale di “BilingualismMatters”, il centro originario di Edimburgo. Ci trovate su Facebook, su Twitter e abbiamo anche un sito dove trovate tutti i contatti per raggiungerci! (vecjezicnost.ung.si) (proprio senza www)

Quindi ora è d’obbligo la domanda fatidica: “Cosa vuoi fare da grande?”
Da piccola certo non sognavo di fare la ricercatrice (direi che volevo fare la ballerina e ancora adesso ogni tanto lo sogno =) ), ma adesso mi piace e, seppur con regolari crisi, penso sia questo quello che voglio fare da grande. Sicuramente però vorrei essere più stabile e non dovermi preoccupare ogni anno di cosa farò l’anno successivo.

Un giorno mi piacerebbe avere un mio laboratorio con macchinari a disposizione con cui poter fare esperimenti e dirigere una squadra di ricerca. E poi, come tutti i ricercatori, sogno di dare una grande svolta nella mia materia, e magari di farlo per caso, com’è stato per tutte le grandi scoperte =)

Hai mai pensato di trasferirti o di provare a fare domanda all’estero (inteso come più lontano di un ora di macchina da udine =D )?
Certo, ho partecipato a diversi concorsi all’estero: soprattutto negli Stat Uniti. Molte volte ho fatto domanda direttamente a direttori di dipartimenti che avevano progetti di ricerca che mi interessavano. In generale all’estero ci sono molte più possibilità, anche a livello di soldi di cui dispongono i dipartimenti e quindi di strumenti con cui si può lavorare.

La verità però è che ho provato perché ho cercato di aprirmi più porte possibili, ma se una volta dovesse andar bene non lo so se sarei davvero pronta a partire. Se fosse per un anno penso che lo farei, ma per più tempo non lo so, è una scelta di vita difficile. Per esempio gli Stati Uniti sono il posto con più possibilità, ogni giorno ci sono nuovi concorsi! Ma non è certo la parte del mondo che mi attira di più… personalmente preferirei l’Europa. Ci sono un paio di dipartimenti in Inghilterra dove mi piacerebbe andare, chissà!

Hai qualche consiglio per chi è un profano ma si interessa adesso alla neurolinguistica, dopo aver letto del lavoro che svolgi?
L’unico consiglio che posso dare è quello di studiare tanto perché è fondamentale essere preparati, però credo sia molto importante anche mantenere un contatto con la realtà di quello che si studia: molte volte ho visto professori perdersi nelle teorie dei loro libri senza capire di che cosa il mondo avesse bisogno o come la ricerca in quella materia potesse essere utile a tutti i cittadini. Questo è molto triste.

Le pubblicazioni scientifiche dovrebbero servire ad apportare nuove conoscenze a tutti, non solo a dare punti nei curricula accademici.

Durante il dottorato mi occupavo di afasia per la mia ricerca e, oltre a studiare e a fare esperimenti, ho frequentato da volontaria un gruppo di auto-mutuo aiuto per gli afasici e le loro famiglie: è stata un’esperienza utile e gratificante che mi ha fatto capire tante cose. E’ solo stando con loro che ho capito quali fossero i loro bisogni e come potevo fare in modo che la ricerca fosse utile per loro.

Non posso dire che questo valga per tutte le materie in assoluto, ma per la mia sicuramente sì. E in bocca al lupo!

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Alessandra
Nata nel 1982 con un peso di 2kg e 250 grammi, negli anni ha recuperato grazie alle nonne ed alla passione per il buon cibo. Una laurea in Studi Europei, un erasmus alle spalle, la voglia di partire sempre in tasca e una cicatrice sul polpaccio sinistro. Si sente nuda se non indossa un paio di orecchini. Colore preferito: rosso. Colore preferito dei capelli: variabile. Cocktail: Godfather. Pandoro o panettone: pandoro. Non sopporta Maurizio Costanzo, Enzo Arbore, la zucca, l’uvetta e il test di Cooper. Ama la musica, i libri, il teatro, gli accenti stranieri e il ragù.

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