Sono una dormigliona incallita. Una dormigliona incallita amante del caffè. Quando andavo a scuola le cose fighe erano due (si può dire fighe, vero?): la ricreazione e la macchinetta del caffè. Tutto il resto del tempo lo passavo dormendo sul banco, in attesa che passasse un’altra ora prima del suono della campanella tra una lezione e l’altra. E sapete perché? Perché potevo berne un altro.
Non a caso c’era sempre una fila immonda di gente che avrei fatto volentieri saltare per aria, per arrivare prima.
Di buono c’era che all’una ero magicamente bella pimpante, pronta per tornare a casa.

Tralasciando le mie doti di allieva modello, ho deciso di informarmi un pò a riguardo delle origine di questa bevanda, sublime nettare degli dei in grado di trasformare il “lasciami in pace se non vuoi che ti uccida” in “buongiorno splendore, come posso aiutarti?” nella breve ma intensa durata di una tazza.

Energy = milkcoffee

Il caffè nasce come pianta, il cui frutto sono delle bacche di colore rosso, inodori e dal sapore amaro. Il fatto che siano di sapore amaro, è stato scoperto ai primi utilizzi di questo seme, che associamo alla tribù nomade dei Gallia, la quale dovendo spostarsi da un luogo all’altro, come primo tentativo, lo utilizzò come alimento impastato a del grasso animale in modo tale da riceverne sostentamento nei lunghi periodi di viaggio.
Giacché il gusto non era dei migliori, iniziarono a sperimentare metodi di assunzione alternativi fino a che, solo nel 1200, i chicchi vennero macinati e la polvere fatta bollire nell’acqua: da qui, la prima vera tazza di caffè. Naturalmente non si trattava dello stesso caffè che ci viene portato oggigiorno in tavola, ma è di sicuro grazie a loro che io posso affrontare il genere umano (che non è cosa da poco).

I primi minimi quantitativi di caffè giungono in Italia nel ‘500 e mano a mano che presero piede, iniziarono ad instaurarsi dei veri e propri spazi adibiti per la degustazione di questa bevanda, fino a che questi locali non costituirono dei punti di riferimento e ritrovo per discutere, relazionarsi, leggere o studiare, o semplicemente ritagliare del tempo per se stessi.

Tutte le miscele che ad oggi sono a noi reperibili sono costituite da caffè di origini diverse. In base ad ognuna di queste origini, la bevanda porta con sé gusti diversi, più o meno dolci, più o meno intensi e forti, nonché una particolare corposità.

Il principio attivo di base del caffè è la caffeina: di per sé, non vi sono studi che dimostrino che questa faccia male, anzi, è utile per prevenire malattie quali Alzheimer e morbo di Parkinson, oltre al fatto che una tazzina riesce ad eliminare i sintomi dell’emicrania. Assunto in quantità accettabili, non va ad intaccare il sonno (vedi mio padre che con una tazzina di caffè si addormenta, mentre con una di camomilla è sveglio come una faina!), attenua invece il senso di fame, percui se ne fa ricorso anche nelle diete.

Considerato il fatto che perde piuttosto velocemente il suo profumo, è consigliabile conservarlo in vasi di metallo o vetro ben chiusi.

Nella nostra regione la capitale del caffè è Trieste: per storia, economia, costume e tradizione. Oggi come ieri, la città esprime una profonda antica cultura del caffè costruita sul lavoro, sull’imprenditoria e la ricerca del gusto. In collegamento con il Cluster del Caffè a Milano, prende vita “Il gusto di una città – Trieste capitale del caffè” presso il Salone degli Incanti sulle rive della Città giuliana. Rivivono le atmosfere degli storici caffè della Mitteleuropea che furono luoghi di incontro di scrittori e artisti da Trieste, Vienna e Praga. Tutto ciò sarà incentrato su un grande bar caffè con degustazioni di vari tipi di miscele e della pasticceria delle tradizioni triestina, viennese e praghese.
Una pausa rilassante seduti ai tavoli, chiacchierando, sfogliando le proposte del bookshop, seguendo gli incontri sul tema del caffè o guardando le immagini del grande schermo.

More infos:

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