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In un periodo come quello attuale, dove la musica Hip-Hop comanda le classifiche di tutto il mondo, è necessario mettere in atto nuovi modi di veicolare al pubblico la propria produzione musicale. Tutti gli artisti, di ogni genere, cercano di sfruttare i mezzi messi a disposizione dalle nuove tecnologie: social network, siti web, videoclip sempre più professionali, sapendo che ormai il pubblico richiede ai propri beniamini un coinvolgimento totale.

Questi aspetti li conosce bene il nostro Doro Gjat, membro storico dei Carnicats, che non a caso qualche settimana fa, nel presentare i suoi ultimi due video (Il momento è ora e Resti viva), ha ben pensato di far approdare il rap in una sala del cinema Visionario di Udine. Si tratta, a memoria, della prima volta che un video rap, anzi, due video, vengono presentati su un mega schermo cinematografico. Certo di film veri e propri sull’Hip-Hop ce ne sono stati, non ultimo il documentario “Numero Zero” di Enrico Bisi (di cui ho parlato qui su Blud) ma un rapper che fa accomodare i suoi spettatori su comode poltrone del cinema e introduce, spiegandoli, i suoi video non credo sia successo molte altre volte…

Ho incontrato Doro a casa sua e, tra un vino rosso e l’altro, non solo mi ha spiegato in che modo, secondo lui, un artista può (deve?) muoversi al fine di veicolare al meglio ciò che fa, ma mi ha anche raccontato del suo passato, del suo presente e del suo futuro.

Shef: Al giorno d’oggi un artista non può limitarsi a fare musica, deve saperla anche promuovere nella giusta maniera. Ho apprezzato molto l’evento che hai creato: la proiezione di ben due video (di cui uno in anteprima) nella sala di un cinema, presentati a dovere da te e da Fulvio Romanin, il live a seguire e perfino la diretta Facebook. Tutto questo è una manna dal cielo per lo spettatore ma, poiché per creare un evento così serve tanta energia, non c’è il rischio di portare via del tempo al fare musica, che è poi il primo obiettivo dell’artista?

Doro Gjat: Il rischio di cui parli in realtà è opposto, perché non facendo così togli alla musica la spinta che deve avere nel momento in cui esce. In pratica si tornerebbe indietro di 10 anni, quando bastava fare il disco e tutto finiva lì. Oggi non si può più avere la presunzione di pensare di aver fatto una cosa talmente figa che vada da sola. I tempi sono cambiati. Quando tu hai fatto Tracce nel 2005, o quando noi Carnicats abbiamo fatto il disco nel 2008, quanti altri dischi rap in FVG erano usciti? Pochissimi, era uscito Giuan con Robots e pochi altri. Oggi fare musica di un certo livello è alla portata di tutti, escono tantissimi dischi, pertanto è obbligatorio per l’artista saper veicolare la propria musica con un linguaggio che sia comprensibile al proprio pubblico, ecco perché la scelta del cinema come luogo di presentazione del video. Io tendenzialmente ho un linguaggio ben definito, faccio musica suonata che ha radici nell’Hip-Hop ma esplora altri generi ed è molto legata al territorio. Parlo della mia terra, del Friuli, se facessi la trap avrei un pubblico di ragazzini, se facessi il grime dovrei suonare nelle periferie delle grandi città europee, capisci cosa voglio dire? Ho cercato semplicemente di centrare un target di ascoltatore ben definito.

S: Infatti il pubblico presente alla serata era eterogeneo. Ad un concerto di Sfera Ebbasta ci sono i ragazzi delle medie, al Visionario invece ho visto certo tanti giovani, ma anche adulti e gente della mia età.

D: Le statistiche di Facebook e You Tube parlano chiaro, io nella fascia 13 -18 anni ho poco pubblico, è la fascia 18 – 35 a farla da padrone, con qualche spettatore un po’ più anziano. I giovanissimi ascoltano trap e mi guardano come a dire: “Ma chi è quello lì? Fa roba per vecchi…”. Il tipo di pubblico è determinato dal prodotto che proponi, le mie canzoni toccano temi affini a quelli della nostra età.

S: Tornando ai due video, si nota molto bene il forte legame che hai con Tolmezzo. Ne Il momento è ora è presente la scuola superiore, il parco cittadino, ecc. Una scelta non casuale, giusto?

D: Quel pezzo è molto personale, intimistico, che racconta la mia storia. Ci sono io che dico: ciao, sono Doro Gjat, arrivo da qui e sono pronto per spiccare il volo. Da qui la scelta di certi luoghi, del ragazzo di provincia che quando torna da scuola non sa cosa fare, come impiegare il suo tempo. D’altronde credo che anche per voi di Udine fosse così, o avevi un hobby che ti teneva occupato o ti drogavi. Questo video coinvolge le realtà del territorio, oltre alla scuola c’è lo skate park per dire, quindi tutti luoghi rappresentativi di Tolmezzo, città che da dopo Vai Fradi ha definitivamente capito che il mio progetto è serio, sa chi sono e cosa voglio fare.

S: Io ho assistito al tuo percorso dagli albori ad oggi, abbiamo anche collaborato ad alcune cose ed è fuori discussione che tu abbia cambiato approccio. Prima Doro era un rapper molto capace nelle punch-line, nei giochi di parole, proponevi un rap scanzonato ed irriverente. Oggi è un Doro diverso, più maturo sia nelle tematiche che nel modo di fare musica. Qual è il momento esatto in cui hai capito che dovevi cambiare strada, cambiare target?

D: C’è in effetti un momento preciso in cui ho capito che certe cose non mi appartenevano più. In seguito al video di Seconda stella a dx dei Carnicats, che avevamo scritto nel 2011 e il cui video è del 2013, ho cominciato a capire di voler fare altro. In pratica in quel frangente di tempo ero cambiato, e tornare su un pezzo di due anni prima mi aveva destabilizzato. Quel tipo di rap scanzonato e sfacciato non era più ciò che volevo effettivamente fare. Il pezzo di per sé è figo, ma fa parte di un periodo artistico in cui ora non mi identifico più.

S: In effetti io, che ero abituato a tuoi lavori tipo il mix-tape Doro Gjat meet Zion I, colmo di pezzi in stile ego-trip, sono rimasto spiazzato da Vai Fradi. Ho dovuto riassettarmi, ovvero approcciare questo tuo nuovo lavoro quasi da zero. Non hai timore di aver perso per strada qualche tuo vecchio fan?

D: Può essere, anche se in Vai Fradi c’è ancora qualche pezzo del vecchio Doro, diciamo che la trasformazione non è ancora del tutto completa. So che strada voglio prendere, ma in me c’è una doppia natura, diciamo un 40% scanzonato e un 60% riflessivo. D’altronde se dopo i 30 anni fai ancora un tipo di rap tutto canne e sbronze forse il tutto diventa riduttivo, perché in teoria quelle cose le fai a 20 anni, ed infatti oggi in Friuli Venezia Giulia c’è Trama che porta in giro quel tipo di mood e quel tipo di stile di vita, lo fa bene, è tecnicamente preparato, è fresco, ed è giusto che sia così. Ad ogni età corrispondono certe emozioni e certe tematiche. Io sono sempre stato per il “Keep it Real”, pertanto prima nei testi mettevo un certo tipo di vita che era quella che facevo davvero, oggi parlo d’altro. Oggi poi i tempi corrono molto veloci, ci sono già altri rapper più giovani di Trama che spaccano, la concorrenza è fortissima, e lui dovrà guardarsi le spalle fin da subito, non passeranno cinque o dieci anni senza che ci siano altri colleghi pronti a fargli il culo.

S: Guardandoti indietro, che cosa non rifaresti, qual è il disco o la traccia che se la riascolti storci il naso?

D: Credo che non rifarei Nel Frattempo, è un lavoro che si è perso, non ha avuto la giusta pianificazione. In quel momento dovevo fare un disco, non un mix tape.

S: Mentre un pezzo, o un disco, di cui vai fiero?

D: Paisan che, curiosamente, fa parte proprio di quel mixtape. E’ una traccia a cui sono legato e che è piaciuta molto (+168.950 visualizzazioni su You Tube nel momento in cui scriviamo, ndr). Parte da lì il mio cambiamento artistico, da lì in poi ho capito di voler concentrarmi su certi temi e certe emozioni. Oggi lo suoniamo con la band ed è favoloso.

S: Che cosa, all’interno del tuo percorso artistico, è rimasto immutato nel corso degli anni?

D: l’amore per la musica. Io sono letteralmente un fissato, la gente che vive con me a volte non ne può più di sentire sempre in sottofondo un disco che gira. Io sono così, se non c’è musica me ne accorgo subito.  Sono un sognatore, alla fine, ho la testa tra le nuvole, e la musica è il mezzo che uso per far volare la fantasia.

S: Oggi come lavori? Ti muovi “alla vecchia maniera”, con il producer che ti spedisce un beat e poi tu ci scrivi sopra oppure hai cambiato modo di fare musica?

D: Oggi cerco sempre di lavorare in sinergia con Davare, che è il mio producer di riferimento, o con Kappah, altra persona con cui sto lavorando, con Giacomo Santini che è il mio chitarrista nonché arrangiatore, ci mettiamo in studio e iniziamo a scambiarci idee e opinioni. Spesso sono io che faccio sentire un sample, una melodia, e da lì si parte a creare il resto. Questa è la differenza fondamentale con il passato. Fino a uno, due anni fa ero ancora al classico approccio da rapper, ovvero scegli una strumentale fatta e finita e ci rappi sopra preoccupandoti solo di spaccare a livello di rime. Per un rapper il lavoro è finito quando la strofa spacca, egli sente che il suo contributo debba limitarsi a quello perché il rap è soprattutto pompare l’ego. Oggi invece dico la mia anche sulla produzione, è questo un aspetto nuovo che mi ha fatto alzare ulteriormente il livello.

S: Quanto tempo dedichi al fare musica?

D: Troppo poco e non certo quanto vorrei, perché sono ancora nella fase di dover fare, per forza di cose, anche altri lavori per mantenermi, in Italia è difficilissimo vivere di sta cosa. Pensa che di recente sono stato a Londra e mi dicevano che lì le etichette, anche le medio-piccole, in pratica ti mettono a libro paga affinchè tu possa produrre per loro. Ti stipendiano annualmente per fare musica! Certo, poi magari della tua musica fanno ciò che vogliono, dipende dagli accordi, ma questo è quello che succede. Non ti limitano o vincolano nel mentre tu fai musica, fai quello che ti pare, ma una volta finito il disco la musica è loro. E’ un bel metodo per dare tranquillità all’artista.

S: Progetti futuri?

D: Essendo il 2017 l’anno del decennale dei Carnicats dedicheremo ampio spazio a progetti dedicati al gruppo, io poi ho appena partecipato con la traccia Discolce a Suns Europe, un festival europeo in lingua minoritaria molto importante. Infine prima dell’estate uscirà un singolo Doro Gjat, senza contare King Kong Freestyle che mette in risalto il vecchio Doro e che trovate solo sul mio profilo Facebook! Seguitemi sui social per restare sintonizzati!

Vi ricordo che qui http://blud.life/vai-fradi potete trovare la mia recensione a Vai Fradi.

Video Il momento è ora:

Video Resti Viva:

Ringraziamo Doro per la disponibilità e vi invitiamo a seguirlo sul web:

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ReddArmy: http://www.reddarmy.com/
Carnicats: http://www.carnicats.com/

 

 

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Shef
Shef, classe 1983, una laurea in Lettere, rapper ed mc dal 2001. Appassionato di Hip Hop e street-culture, rap, areosol art, storia, letteratura, architettura, cinema. Hobby preferito: visitare musei e mostre d’arte. Vizio: la cioccolata al latte. Nei ritagli di tempo, scrittore di racconti e articoli vari. Non sopporta fare la fila e le persone ritardatarie, ma quando può professa con convinzione l’arte del perdigiorno passeggiando senza meta nel centro cittadino di Udine.

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