Se avete letto alcuni dei miei articoli, probabilmente avrete capito che ho origini carniche, ho una predilezione per il trash e lavoro in teatro (le ultime affermazioni potrebbero sembrare una contraddizione in termini ma non vi preoccupate, le due cose convivono benissimo).
In teatro fino ad ora ho fatto un po’ di tutto: ho lavorato per l’ufficio comunicazione, per l’amministrazione, ho fatto quello che mi piace definire “la ragazza immagine” per gli stand, ho lavorato in biglietteria, ho fatto volantinaggio, ho seguito una produzione, sono stata custode del Palamostre e all’alba dei miei quasi 35 anni, eccomi a lavorare per l’organizzazione della mia prima Ecole des Maîtres.

L’Ecole des Maîtres

L’Ecole des Maîtres è un progetto fighissimo, era l’erasmus prima che nascesse l’erasmus, e a questi laboratori arrivati ormai alla loro 26esima edizione, hanno partecipato maestri quali ad esempio Dario Fo, Antonio Latella, Jan Fabre, Costanza Macras e via dicendo. Per dare un’idea a chi non sa come funziona il lavoro dell’attore, lo immagini come una sorta di master di perfezionamento itinerante, della durata di circa 2 mesi, dove il passo finale non è la tesi ma lo spettacolo.
Un progetto all’avanguardia pensato e voluto da Franco Quadri nel 1990, che ha coinvolto negli anni diversi stati europei e come ogni erasmus che si rispetti, ha fatto nascere grandi collaborazioni, rapporti di lavoro… e anche bambini. Se avete partecipato a progetti internazionali sapete di cosa parlo: convivere per 2 mesi con altre persone che hanno la vostra stessa passione, la stessa voglia di scoprire, sperimentare, girare il mondo con quelle stesse persone che oltre ad essere nel frattempo diventate vostre amiche, sono anche le persone con cui state lavorando: esperienze così non possono che creare dei legami forti.

Per il 2017 i Paesi coinvolti sono l’Italia, la Francia, il Belgio e il Portogallo.
Quando mi hanno chiesto di partecipare al progetto, non ci ho pensato nemmeno un minuto, occasione d’oro per continuare a fare quello che mi piace fare e che voglio fare da grande: lavorare in teatro.
Il 16 agosto sono arrivati i 3 maestri di questa edizione, il collettivo Transquinquennal, e i 15 allievi che a suo tempo hanno passato la selezione per poter partecipare all’Ecole.
Quella sera mi sono ritrovata a parlare in italiano, spagnolo, portoghese, francese ed esperanto, una tavolata di persone che mescolavano le loro lingue madri con le lingue studiate o quelle inventate al momento, aiutandosi con gesti e suoni onomatopeici, e tutti capivano tutti.
Io non so il francese, eppure oh, i discorsi filavano lisci come l’olio e anche se i tempi verbali erano tutti sbagliati o le parole non ci venivano in mente, mica problemi.
E queste sono le cose per cui impazzisco. Le differenze linguistiche, gli accenti stranieri, l’inglese con gli accenti stranieri. Ahhh madre mia, potevo andare avanti tutta la notte a parlare. E in realtà avrei anche potuto, invece di andare a letto, tanto l’adrenalina era talmente alta che non ho dormito nulla la prima notte (ndr. Sono una persona ansiosa).

L’obiettivo formativo dell’Ecole des Maîtres è quello di creare infatti una relazione fra i giovani attori professionisti che si sono formati nelle accademie d’arte drammatica e nelle scuole di teatro, e rinomati registi della scena internazionale, per dare vita a un’esperienza di lavoro fortemente finalizzata al confronto e allo scambio di competenze sui metodi e le pratiche di messinscena, partendo da testi, lingue e linguaggi artistici differenti, nel corso di atelier a carattere itinerante.

Transquinquennal è un collettivo che di fatto rifiuta al suo interno ogni forma di autorità, non ha un’organizzazione gerarchica e le decisioni sui progetti della compagnia sono prese di concerto. Le decisioni sono comunque viste come un atto di creazione in cui, partendo dall’analisi e dal punto di vista di tutte le parti, l’obiettivo non è il compromesso. Ora, provate ad immaginare con una partenza così, cosa può saltare fuori da una situazione che sembra l’inizio di una barzelletta: “Ci sono 3 maestri belga, 4 allievi belga di cui in realtà 2 sono francesi, altri 4 allievi francesi, 3 portoghesi e 4 italiani, che devono inventarsi uno spettacolo”.

E’ bellissimo vederli lavorare insieme, comunicando come possono, creando lingue nuove e imparando parolacce nelle lingue che non conoscono (ovviamente). “Yo sono un amante della blasfemia, io guardo su internet video di vecchi che blasfemano in italiano, porca *******, capisci?”

…ok, potevo usare un altro esempio per farvi capire quanto sia bello e strano allo stesso tempo ascoltare queste conversazioni mixate, ma mi faceva tanto ridere il portoghese che si guarda i video dei vecchi che bestemmiano, cosa vi devo dire, l’ho detto fin dalle prime righe che sono un’amante del trash.

Ma non è che si divertono e basta, diciamocelo, si fanno un culo così. Dal mese prima di conoscersi qua a Villa Manin dove si tiene la prima parte dell’Ecole, i maestri hanno dato loro compiti da svolgere e in questi giorni, dalle 9 di mattina a notte inoltrata, si va avanti.
Creano gruppo, fanno esercizi, cucinano, scrivono, recitano, vengono trasmesse esperienze personali e io che non sono un’allieva, ora che loro sono di la a lavorare a porte chiuse mentre sono qui a dirvi che la loro prima prova aperta al pubblico a Udine sarà il 29 agosto, io, io un po’ li invidio e vorrei essere lì ad ascoltare tutti quei segreti del mestiere che si confidano.

Li vorrei ascoltare anche perchè alle volte non sono pronta e mi ritrovo in situazioni un po’ strane: un giorno ho indossato un paio di occhiali neri e ho guardato un video sul pc mentre li avevo tutti attorno ad osservarmi perchè era quello il loro esercizio; un giorno viene da me una ragazza in lacrime presa dall’ansia di volersene andare e si mette a litigare con un altro del gruppo e io lì a cercare di trovare una soluzione senza prendere a pugni il ragazzo che era di una maleducazione rara, mentre invece era tutta una messinscena.
“Avevi la faccia viola”
“Sei così empatica!”
E’ tutto meraviglioso, ma non fatemi soffrire troppo, che sono io che vi faccio trovare il caffè pronto la mattina! Ormai può succedere qualsiasi cosa.

Il tema di quest’anno è la contrattazione, i meccanismi consumistici strutturano profondamente il nostro mondo, al di là della morale, della religione o della legge, le conseguenze della crisi del 2008 sulle banche europee, da una parte, e dall’altra, la ricorrente necessità delle democrazie moderne di ripulirsi la coscienza  legiferando su quell’atto di compravendita che è la prostituzione, sono emblematiche.
La riflessione e il lavoro prendono ispirazione dalla considerazione di come una pratica economica divida e al tempo stesso unisca la società.
Questa edizione dell’Ecole des Maîtres si concentrerà sul valore di mercato dell’individuo e della sua esistenza: “Ogni giorno sono i mercati ufficiali o occulti, pubblici e mafiosi a fissare il costo della vita.  Pertanto pensare che la vita non abbia prezzo è ingenuo o ipocrita”.
Il lavoro di creazione collettiva è partito da due interrogativi: in che modo ognuno di noi è, nel contesto che lo circonda, un bene di consumo? E che valore si attribuisce agli altri “consumandoli”?
La risposta? Bisogna attendere martedì prossimo.

Come anticipato, saremo a Udine con la prima dimostrazione pubblica il giorno 29 agosto alle ore 19:00 al Teatro San Giorgio, dopodichè la seconda parte del progetto si svolgerà a Bruxelles, con una seconda prova aperta, per poi muoverci a Roma, Reims, Caen e Coimbra.

L’ingresso è libero, consiglio vivamente la prenotazione a info@cssudine.it.
Ci vediamo martedì al San Giorgio, ma se invece volete cogliere l’occasione per farvi una piccola vacanza, ecco le altre tappe durante le quali venirci a trovare in giro per l’Europa:

11 settembre 2017               Bruxelles, Théâtre La Balsamine (Belgio)
15 settembre 2017               Roma, Teatro India, Short Theatre (Italia)
18 settembre 2017               Reims, La Comédie de Reims – Petite salle (Francia)
21 settembre 2017               Caen, Théâtre d’Hérouville (Francia)
24 settembre 2017               Coimbra, Teatro Académico de Gil Vicente (Portogallo)

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Alessandra
Nata nel 1982 con un peso di 2kg e 240 grammi, negli anni ha recuperato grazie alle nonne ed alla passione per il buon cibo. Una laurea in Studi Europei, un erasmus alle spalle, la voglia di partire sempre in tasca e una cicatrice sul polpaccio sinistro. Si sente nuda se non indossa un paio di orecchini. Colore preferito: rosso. Colore preferito dei capelli: variabile. Cocktail: Godfather. Pandoro o panettone: pandoro. Non sopporta Maurizio Costanzo, Renzo Arbore, la zucca, l’uvetta e il test di Cooper. Ama la musica, i libri, il teatro, gli accenti stranieri e il ragù.

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