Per presentare Agostino Martinelli inizio con due sue frasi “Ho paura di quello che non capisco soprattutto se mi viene imposto” e “Io la natura non la violento”.
Bisogna che le cose siano conosciute, assimilate, che abbiano un senso personale, e lui è una persona che si ascolta, che mette in pratica le parole.
Le sue opere parlano di spessore, di importanza, di simmetrie ed equilibri naturali, pare  che le sue mani si mescolino all’intenzione della voce della natura. Uno stile unico, spontaneo, con forza comunicativa e calda sostanza, espande la natura restandole fedele, in modo originale dà una nuova storia al legno che diventa ancora più vivo.

Quando inizi a fare arte?

Non ho mai iniziato a fare arte, per me è un evoluzione … sono degli ordini che la testa trasmette alle mani e le mani fanno e questo è il risultato, non c’è un preconcetto, non parto con delle cose che per forza debbono venire fuori, quello che osservo e che vedo in qualche modo riesco a trasformarlo.

Tra un quadro su ordinazione o un quadro spontaneo … cambia qualcosa per te?

Cambia moltissimo perché i dettami dell’ordinazione devono seguire il gusto di chi me lo chiede, l’ho fatto e potrei farlo ancora, ma alla fine il risultato era mio, non era quello che mi avevano chiesto gli altri, rimaneva l’indirizzo che mi avevano dato ma il modo di esprimerlo era tutto mio.

Sei stato definito Uno scultore che dipinge colla natura …

Un critico d’arte non sapendo come definirmi ad una mostra mi ha detto “Se le piace le dò io una definizione. Lei è uno scultore che gioca a fare il pittore” e mi è piaciuta perché rappresenta me stesso. Tecnicamente sono uno che fa il tridimensionale sul piano che è già una cosa abbastanza difficile,  dietro ci deve essere una preparazione tecnica poi tutto questo si trasforma in una cosa che non rispetta più la geometria. Cerco sempre di ricreare quello che l’occhio umano vedrebbe davanti a una mia opera.  Cerco di non togliere all’occhio quello che comunque avrebbe visto.

La tua arte può essere vista da occhi esperti e meno esperti?

L’importante è che se non capiscono chiedano perché entrare ed uscire da una mia mostra colla convinzione che quello che hanno visto sia quello che credono, se ne vanno senza aver capito nulla e allora ho lavorato per nessuno.

Il messaggio che tu vuoi trasmettere con queste tue opere?

Quello di portare nelle case le mie opere, perché a me non interessa l’elevazione all’aristocrazia dell’arte .. che poi è una scelta che fanno altri nel dirti tu vali 8 o 10, io posso valere niente e tutto davanti a quello che ho creato, il rispetto ce l’ho di tutti ma non è che non dorma la sera perché lo Sgarbi di turno mi dice che il quadro non è bello … si portano nelle case a prezzi accettabili una storia … perché chi porta un opera non ha solo qualcosa da guardare, se va a cercare tra le pagine o meglio fra le pieghe del legno può rivivere l’albero nella sua interezza, capire a cosa è servito e come ho fatto a rendere vivo un pezzo-disegno che qualcun altro  avrebbe buttato sul fuoco, senza offesa per nessuno,  io da quel pezzo di legno ci ricavo qualcosa.

Ho un modo diverso di presentare mostre, vorrei che la gente entrasse almeno un po nell’animo di chi le crea tu che ne pensi …

Davanti a certi commenti su una mia opera che volevano acquistare io non gliel’ho data,  rispondendo che a casa sua un lavoro mio non ci sarebbe mai andato. Se uno deve coprire una macchia ci sono gli imbianchini, senza mettere un mio quadro.

Quali soggetti preferisci rappresentare?

Diciamo che è l’opera finita che non ho mai finito perché la più bella non è ancora fatta, forse non la farò mai, i soggetti possono venirmi da vari stimoli, da un volantino pubblicitario, il mio problema è che sono legato a quello che la natura mi dà, e mi dà tanto, non ho la tavolozza dei colori, anche se qualche volta dipingo … ho delle tavole di legno nobili che mi guardano e da lì vedo come posso farla rivivere quindi c’è anche un adattamento rispetto a quello che la testa vorrebbe perché c’è lo spazio mentale ma non lo spazio tecnico per usufruirlo

Tu usi vari legni e non li tratti … interessante per il rispetto ecologico

Tutti i legni che uso non vengono tagliati appositamente per me, sono già tagliati e non vado ad influire ne come quantità ne qualità, il materiale che mi serve c’è già … non tocco niente, dò una mano di olio a contatto alimentare che è un olio nutriente che i bambini possono anche mettere in bocca, questa è l’unica cosa che aggiungo all’opera finita, tutto il resto è quello che la natura ha dato colle sue venature, i suoi colori.  Abbiamo dei legni favolosi qui attorno .. i legni bianchi partono dal nord per arrivare all’Equatore che sono rossi ed i verdi nell’Oceania. Noi abbiamo legni che usano per l’industria nessuno pensava di usarli per fare un quadro.

Parlaci della tua tecnica

Sin da bambino, sia l’uso del legno a carboncino ed il lavoro col legno erano già mie passioni, ho anche lavorato il ferro per le belle arti, ma preferisco il legno … è lui che comanda e bisogna lasciarlo comandare, bisogna imparare a dire io sto adoperando un qualcosa che “è nato così”, non “voglio così”, il legno non si tocca, lo si lavora. Lavoro tridimensionale sul piano, mi nasce così, non riesco a fare cose frontali quindi io devo dare una proiezione a tutto quello che faccio.  Voglio vedere le cose vive colle ombre col movimento, uno deve guardare l’opera e scoprirla  sempre nuova quindi avrà in casa sempre vita.

Ho incontrato bambini davanti alle tue opere

I bambini sono i migliori critici, hanno la mente aperta e non vivono con degli stereotipi, vedono quello che vedono, se vogliono iniziare col legno devono farlo nel modo giusto usando attrezzi che possono essere pericolosi e bisogna sapere che ci si ferisce,  … i bambini devono essere seguiti ma non troppo protetti, nei pericoli si cresce…. oggi manca in loro la curiosità, invito a togliere un po le dita dai telefonini e usarli in modo più coinvolgente …

Ho intervistato Agostino in una delle mostre del Tiare art a Villesse che sono curate da Severino Mengotti.
Agostino Martinelli è in mostra con 6 opere a Casa dei Carraresi a Treviso dal 22 di giugno al 7 di luglio

Gloria Corradi e Agostino Martinelli

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