Si aprono le porte al più importante festival europeo che si occupa di cinema asiatico. La sala è piena di accreditati, di ospiti, di vecchi amici, di nuovi volti. Sia chiaro: io negli anni passati lo seguii in modo sporadico questo festival, quindi non potevo certo aspettarmi tanto fermento ed energia per la prima proiezione della serata, preceduta come da tradizione da un buon calice di vino offerto dalla casa.

Sul palco, alla carismatica presentatrice Sabrina Baracetti si unirono il direttore del Teatro Nuovo “Giovanni da Udine” ed il sindaco di Udine Honsell, che a suo modo ha voluto salutare il pubblico internazionale che animava la sala.

“In un mondo che costruisce mura, (questo festival) è un ponte per le culture e la conoscenza.”

Mi vengono in mente parole che vennero dette durante l’89esima cerimonia degli Oscar, in elogio al cinema come arte: «il cinema è l’unica cosa che, con le immagini, riesce ad unire le persone.» Potrebbe sembrare banale, ma non scontato.

Se pensate alla varietà che popola questa 19esima edizione di questo festival, ve ne renderete conto: come vi ho già accennato nell’articolo precedente, quest’anno 83 sono i film in gara, di cui 4 anteprime mondiali; molti sono i registi giovani o alla loro prima opera, molte sono le personalità che visitano questa città e che si ritrovano i loro film proiettati a questo festival per la prima volta. Come Sabrina diceva durante il suo discorso d’apertura, quest’anno è presente anche una forte delegazione dal Taiwan, cosa che non deve passare inosservata, così come 12 sono le nazioni attive, con l’entrata in campo, per la prima volta, del Laos.

Ma passiamo al cinema! Il film proiettato in prima serata è Survival Family di Yaguchi Shinobu, che vi riassumo in breve. Film dalle venature catastrofiche, narra di un blackout che colpisce la città di Tokyo, e tutto il Giappone, probabilmente causato da un’onda solare o un asteroide. Tutti i comfort, tutti i mezzi a motore e tutti i beni quotidiani quali gas ed acqua che vengono dati per scontati, d’un tratto vengono a mancare. E così seguiamo le vicissitudini di una famiglia standard che dall’ormai deserta Tokyo decide di raggiungere l’entroterra giapponese, e di cercare una miglior prospettiva di vita a casa del nonno. Ovviamente, non mancano i problemi ed i risvolti drammatici durante la loro strada, ma questo on the road giapponese regala anche ironia e mostra aspetti profondamente radicati nella realtà quotidiana con occhio cinico e compiaciuto: i beni di cui disponiamo ogni giorno vengono dati per scontati, e superflui, ed i rapporti interpersonali si riducono ad una connessione internet, e ad aspettative legate ad uno schermo ed una tastiera. Quando tutto ciò viene a mancare, quando non rappresentano più la priorità, ecco che l’attenzione si sposta altrove, sui beni di prima necessità certo, ma soprattutto sulla persona, sulla sua esistenza ed importanza, e soprattutto sulla condivisione. Penso che questo film fosse fortemente permeato da questo messaggio, e cioè che la condivisione è la salvezza, la connessione avviene tra due persone che condividono un momento od un’esperienza, e non un sms, che ai giorni nostri è di gran lunga più semplice.

La serata poi è proseguita, all’esterno della sala, con la stampa e le interviste al produttore di Survival Family, e all’interno della sala, con la proiezione di Jailbreak di Jimmy Henderson.

Se sfogliate i libretti degli eventi e delle proiezioni che troverete in infopoint, noterete che innumerevoli sono i ritrovi, le manifestazioni e gli spettacoli a cielo aperto, che spaziano in ogni campo di interesse, dal manga, al cibo, alle arti marziali, che davvero diventa disumano partecipare a tutti, nemmeno organizzandosi ad hoc.

Quindi non ci resta che tentare di non perderci l’imperdibile, e passeggiare qua e là per la città, buttando un occhio ad ogni angolo.

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Sabina
All'anagrafe volevano cambiarmi il nome in Andrea, ma grazie alla caparbietà di mio padre ora rispondo al nome di Sabina, nata in una mattina soleggiante nel settembre del 1992. Sempre disposta al confronto davanti ad un buon calice di tocaj, la mia vera passione sono le arti. Da giovane mi perdevo per gallerie d'arte in ogni occasione, che fosse Villa Manin o gli Uffizi, poi maturando un po' ho scoperto questa innata propensione allo studio dell'arte cinematografica che m'ha portato un bagaglio culturale ingente e che raramente trova riscontro. Il problema che ne consegue è che sarei capacissima di intrattenere una conversazione per ore su Wes Anderson, il cinema indipendente, la fotografia, risultando persino boriosa ed esaltata, ma difronte ad una conversazione ordinaria apparirei come la più asociale e noiosa delle persone. Nell'esplorazione cinematografica va da sé che mi son ritrovata a navigare nell'immenso mare che è la fotografia, appassionandomene irrimediabilmente, facendone mezzo di evasione ed analisi, nonché un espediente per viaggiare tutt'intorno al FVG e non solo. Quando guardi la vita scorrere attraverso un mirino, finisci per guardare alle cose in modo differente, a focalizzare su dettagli, emozioni ed aspetti della quotidianità che prima passavano inosservati, e a guardare alle persone con curiosità ed ammirazione. Con sempre questa sete di vedere le cose da vicino e di raccontare quello che mi emoziona e mi incuriosisce.

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