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Mettete caso che vogliate riempirvi la mattinata, o che siate in cerca di qualche attività inesplorata per spezzare la vostra routine. Il Far East Film Festival vi offre pure questo.

Perché si sa, parallelamente alle proiezioni, vi accoglie una rosa di eventi. Come ieri mattina che, al mio arrivo, v’era una classe di yoga che coloratissima occupava l’atrio del teatro. Con il tappeto viola poi sotto di loro, con tutti quei tappetini ed il loro linguaggio del corpo, creavano un effetto meraviglioso.

Oltre ai vari eventi di carattere wellness che vi attendono sia a teatro sia per le vie del centro, o ai giardini del Torso come da tradizione, ogni mattina, nella Press room vi attendono una serie di incontri “Coffee & Talks“. Piccolo consiglio: ricordatevi di richiedere le cuffiette per la traduzione istantanea dell’intervista! In cosa consiste: un “botta e risposta” tra un moderatore e gli ospiti di qualche film proiettato il giorno precedente, dove viene analizzato più approfonditamente il loro lavoro ed i retroscena alla lavorazione del film.

E’ così che, all’alba del terzo giorno, ho avuto modo di incontrare ed ascoltare l’attore protagonista, il regista e la produttrice del film che avevo visto la sera prima (di cui vi parlavo nello scorso articolo): Satoshi, a move for tomorrow.

Ma siccome di questo film ve ne parlai già, vorrei soffermarmi sulla coppia di registi che venne subito dopo. Stiamo parlando di due giovani artisti, usciti dall’Accademia di Belle Arti, alle prese con la loro prima opera, direttamente da Hong Kong: Vampire Cleanup Department.

Con il loro film hanno voluto affrontare nuovi elementi, un nuovo concetto del tradizionale vampire drama, in accordo con la nuova generazione. Ed è spesso alla generazione giovane di Hong Kong che loro richiamano sia nel film che nelle loro parole. «La generazione dei giovani era nuova ad una tematica simile», disse Yan Pak-wing, attribuendo ad essi la nuova interpretazione al tema vampire ed al cinema hongkongese, come necessitasse un passaggio di testimone verso di loro.

Yan Pal-wing e Chiu Sin-hang

Ma parliamo del loro percorso artistico e della creazione di questo ambizioso quanto riuscito progetto. E’ ovvio che quando si crea una storia, si prenda spunto dal proprio bagaglio cinematografico: tutto deve inserirsi armonicamente nell’idea iniziale. Ed sono proprio il cinema hollywoodiano ed i vecchi film di Hong Kong ad ispirare questi due giovani registi. Nel film, difatti, si possono notare un sacco di elementi della vecchia scuola, mantenendo comunque un aspetto ed una narrazione moderni. «Steven Spielberg è il mio preferito e grazie a lui mi sto interessando molto al cinema fantasy», spiega Yan, aggiungendo che E.T. – L’extraterrestre rappresenta un film rivoluzionario per lui. «Penso che il fantasy potrebbe essere la mia direzione.»

Ma in questa storia non è tanto l’incidenza fantasy che preoccupa loro e lo spettatore, quanto l’importanza veicolare del film stesso. Volevano infatti descrivere il grande divario generazionale che rappresenta Hong Kong oggi, raccontandolo attraverso un giovane che vuole fare qualcosa ma non sa cosa, perché molti sono i giovani hongkonghesi che magari vogliono fare ma non sanno come. E direi che, al giorno d’oggi, è un tema quanto più attuale.

Sta tutto nella motivazione: tutti possono cambiare il mondo, a modo loro. Questo è ciò che credo.

– Chiu Sin-hang

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Sabina
All'anagrafe volevano cambiarmi il nome in Andrea, ma grazie alla caparbietà di mio padre ora rispondo al nome di Sabina, nata in una mattina soleggiante nel settembre del 1992. Sempre disposta al confronto davanti ad un buon calice di tocaj, la mia vera passione sono le arti. Da giovane mi perdevo per gallerie d'arte in ogni occasione, che fosse Villa Manin o gli Uffizi, poi maturando un po' ho scoperto questa innata propensione allo studio dell'arte cinematografica che m'ha portato un bagaglio culturale ingente e che raramente trova riscontro. Il problema che ne consegue è che sarei capacissima di intrattenere una conversazione per ore su Wes Anderson, il cinema indipendente, la fotografia, risultando persino boriosa ed esaltata, ma difronte ad una conversazione ordinaria apparirei come la più asociale e noiosa delle persone. Nell'esplorazione cinematografica va da sé che mi son ritrovata a navigare nell'immenso mare che è la fotografia, appassionandomene irrimediabilmente, facendone mezzo di evasione ed analisi, nonché un espediente per viaggiare tutt'intorno al FVG e non solo. Quando guardi la vita scorrere attraverso un mirino, finisci per guardare alle cose in modo differente, a focalizzare su dettagli, emozioni ed aspetti della quotidianità che prima passavano inosservati, e a guardare alle persone con curiosità ed ammirazione. Con sempre questa sete di vedere le cose da vicino e di raccontare quello che mi emoziona e mi incuriosisce.

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