Un’anteprima mondiale è approdata sul palco del Far East Film Festival, con tanto di ospiti di eccezione: Hirugao – Love affairs in the afternoon. Narra del ricongiungimento, a tinte drammatiche, di Sawa e Yuichiro, a tre anni di distanza dalla costretta separazione: perché il loro era un amore illegale, e dopo il divorzio di Sawa dal precedente marito, le fu vietato di avere alcun contatto con l’amato, ritornato dalla moglie. Ma dopo essersi rivisti ad una conferenza, riscoprono pian piano la passione perduta e tessono, alla luce del sole, una vita insieme.

Ad interpretarli due volti molto noti della televisione giapponese: Aya Ueto e Takumi Saitoh, accompagnati al festival dal regista Nishitani Hiroshi.

Questo film presenta delle peculiarità, già presente la sua straordinarietà: uno spaccato della società giapponese, del valore del matrimonio, della pesante critica senza perdono nei confronti dell’adulterio, e della forza irrefrenabile di cui l’essere umano è capace nei momenti di peggior auspicio.

Inoltre, questo film altro non è che il sequel della già gloriosa serie tv omonima, trasmessa dal canale Fuji giapponese nel 2012. Pertanto il gap che intercorre tra la serie ed il film, si riflette pure nella narrazione. Ma perché scegliere una trasposizione cinematografica invece che produrre una seconda stagione televisiva? A questo rispose il regista nell’intervista che precedette la proiezione in sala.

Hiroshi: «C’era la possibilità di dare vita ad una serie ma molte sono le voci che vollero una trasposizione cinematografica. Volevo che il film potesse essere indipendente dal film.»

E direi che c’è riuscito: la storia è assestante, con una breve ma efficace introduzione che richiama alla serie tv, per gli appassionati, o che dà ad uno spettatore inesperto un background concreto. Parlando poi del passaggio tra il mondo televisivo ed il mondo del cinema, il regista puntualizza: «V’è una differenza fondamentale tra la produzione cinematografica e quella di una serie tv, soprattutto per quanto concerne da chi viene vista e come viene vista. Già nella serie televisiva (i due attori protagonisti) avevano costruito i loro personaggi in modo molto saldo: una situazione ideale.» E conclude dicendo: «Non c’è la necessità di sottostare alle regole della tv, che senz’altro sono un valore aggiunto per l’opera.» Con ciò si riferisce alla libertà di espressione e di linguaggio che il lungometraggio, che il 10 giugno sarà distribuito in ben 400 sale giapponesi, offre. Sebbene il finale del film lasci un po’ con l’amaro in bocca, e quindi con molta curiosità su come potrebbe proseguire la vita di Sawa, al momento non sembrano esserci progetti per una prosecuzione della saga, nemmeno a livello televisivo.

Ma passiamo ora all’affascinante e giovane attrice protagonista, Aya Ueto, che tanta attenzione ha richiamato sia a livello recitativo sia alla curiosità della stampa. Noi l’avevamo già vista anni prima in Thermae Romae, grande successo del Far East Film Festival del 2012, che le portò molta visibilità ma che comunque, lei ammette, non si fece sentire, e quindi attende ancora il momento in cui qualcuno la chiami per strada, suo grande sogno.

L’attrice finora ha avuto modo di interpretare molti ruoli, che l’hanno messa a dura prova, specie per quanto riguarda il personaggio di Sawa, che presenta delle complessità e degli aspetti narrativi non indifferenti, e che Aya porta sullo schermo con magistrale eleganza. Anche se fondamentale è stato l’aiuto del partner Takumi, che l’ha aiutata accettando le sue preoccupazioni. «Lui mi ha spiegato che sarebbe bastato che fossi me stessa; nel massimo relax sono riuscita ad interpretare questo ruolo.»

Sawa ha vissuto un’esistenza nascosta, in una città in cui nessuno la conosceva, come se lei non avesse vissuto. «Sawa incarna l’idea di tradimento che ha dato inizio alla storia.» ci racconta Aya, che prova una forte ammirazione nei confronti dell’immagine di Sawa. «All’inizio il tradimento era distante da sé. Poi incontra Yuichiro, di cui si innamora, ed ha una nuova consapevolezza di se stessa.»

Il film presenta anche una tematica legata al rispetto ed al fascino della natura, e ci offre delle metafore esistenziali attraverso l’osservazione delle larve e delle lucciole durante tutto il percorso del film. Yuichiro è un ricercatore di insetti, e pertanto conosce molto bene le regole degli esseri viventi. «Alcune regole del mondo naturale non coincidono con quelle degli esseri umani», ci spiega Takumi. Il personaggio quindi «svolge una sorta di espiazione perché decide che regole infrangere e quali mantenere.» Il mondo della natura è molto importante nell’esplorazione del rapporto che lega i due personaggi, e la Via Lattea, la massima attrazione del cielo notturno viene ricreata in terra dalle lucciole, che diventano simbolo di speranza e di un nuovo inizio. Ed è osservando la Via Lattea che il film si conclude, donando un nuovo equilibrio a Sawa ed una ritrovata fiducia in se stessa.

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Sabina
All'anagrafe volevano cambiarmi il nome in Andrea, ma grazie alla caparbietà di mio padre ora rispondo al nome di Sabina, nata in una mattina soleggiante nel settembre del 1992. Sempre disposta al confronto davanti ad un buon calice di tocaj, la mia vera passione sono le arti. Da giovane mi perdevo per gallerie d'arte in ogni occasione, che fosse Villa Manin o gli Uffizi, poi maturando un po' ho scoperto questa innata propensione allo studio dell'arte cinematografica che m'ha portato un bagaglio culturale ingente e che raramente trova riscontro. Il problema che ne consegue è che sarei capacissima di intrattenere una conversazione per ore su Wes Anderson, il cinema indipendente, la fotografia, risultando persino boriosa ed esaltata, ma difronte ad una conversazione ordinaria apparirei come la più asociale e noiosa delle persone. Nell'esplorazione cinematografica va da sé che mi son ritrovata a navigare nell'immenso mare che è la fotografia, appassionandomene irrimediabilmente, facendone mezzo di evasione ed analisi, nonché un espediente per viaggiare tutt'intorno al FVG e non solo. Quando guardi la vita scorrere attraverso un mirino, finisci per guardare alle cose in modo differente, a focalizzare su dettagli, emozioni ed aspetti della quotidianità che prima passavano inosservati, e a guardare alle persone con curiosità ed ammirazione. Con sempre questa sete di vedere le cose da vicino e di raccontare quello che mi emoziona e mi incuriosisce.

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