Gli ultimi giorni del Far East sono stati all’insegna del cinema, dalla Thailandia al Giappone, passando ovviamente per la Cina. Ma è sui due giorni che hanno preceduto la conclusione del festival che vorrei focalizzarmi.

Il settimo giorno di festival è cominciato con un film romantico ambientato in un’innevata Hokkaido: One Day narra di un tecnico informatico che, in viaggio con la sua azienda, decide di sfruttare l’occasione del tentato suicidio della bella Nui, in seguito al quale perde la memoria per un giorno, per fingersi il suo fidanzato e vivere una giornata da sogno. Leggermente assurda sia la narrazione che le vicissitudini che portano i due a spendere un’amabile giornata alla scoperta delle bellezze turistiche giapponesi, però va detto che di fondo v’è una critica sdolcinata circa l’imperturbabilità del vero amore che resiste alle bugie ed ai ricordi. Sarà vero?

Il film che ne è subito seguito, Duckweed (prodotto in Cina), s’è rivelato invece una divertentissima sorpresa! Premessa: un campione del rally, insoddisfatto delle attenzioni del padre, decide di dimostrare lui le sue abilità. Un incidente quasi mortale lo porta a riscoprire tutti i bei momenti – e non, che hanno caratterizzato la sua vita fatta di povertà ed eccessi (in velocità), ma per qualche strana ragione si ritrova catapultato nel 1998, anno della sua nascita, dove incontra uno scapestrato e sognatore padre, alle prese con la giovane e bellissima fidanzata, che Xu Tailang non ha mai davvero conosciuto in quanto si suicidà quando ancora era in fasce a causa della depressione post partum. Tra gag insospettabili e vicissitudini assurde e spassose, racquisterà fiducia nel padre, aiutandolo a sconfiggere una banda di malavitosi e ad organizzare il miglior matrimonio che si possa immaginare! Davvero un film divertente, con battute mai scontate e sempre argute.

Ma due sono i film che m’hanno davvero estasiata ed affascinata negli ultimi giorni.
La leggenda narra che in un giorno di luna piena, una grotta si mostri al viandante, che cela un uovo di goblin dai poteri magici: il giovane che lo rompe diverrà adulto, e l’adulto diverrà giovane. Questa sta alla base del film sud coreano fantascientifico Vanishing Time, che comincia il suo racconto mostrandoci la forte amicizia tra i giovani Soo-Rin e Sung-min.

Quando in esplorazione assieme a degli amici, del pendio della montagna dove è in costruzione una galleria, i ragazzi finiscono con trovare uno strano uovo. Ma Soo-Rin rimane bloccata nella grotta e al suo ritorno, dei suoi amici non v’è traccia. Qualche giorno dopo però, un uomo incappucciato fa capolino a casa sua, e si rivela essere Sung-min, il suo migliore amico, invecchiato di ben 20 anni. La fiducia di Soo-Rin non vacilla mai, e nella speranza di far ricrede la cittadinanza circa gli eventi fantastici che hanno avuto luogo su quel pendio, tra qualche simpatico equivoco e drammatici risvolti, Soo-Rin si ritrova a lottare tra la sua iniziale incredulità, la solitudine dell’amico e l’indifferenza e la cecità della popolazione dell’isola.

Una storia drammatica e al contempo che ci dimostra il valore universale dell’amicizia e della fiducia, pervasa da una forza visiva imponente e da un animo puro.

Il secondo film vi svelo mi aveva inizialmente incuriosita per lo più per la maestosità dei paesaggi che regnano sovrani lungo tutta la narrazione del film. Soul on a string è ambientato tra le vallate e le montagne del Tibet e vede Tabei, criminale in cerca di redenzione, attraversare i paesaggi più incontaminati di questa bellezza naturale alla ricerca di una terra sacra per riporre l’antica pietra sacra al suo posto. Nel viaggio si incrociano le vite di due fratelli in cerca di vendetta, della giovane Chung, e di una presenza guida sotto forma di bambino, ribattezzato Pu. Oltre ad un giovane viandante in compagnia del suo cane, alla ansiosa ricerca dei tre personaggi chiave del racconto. In un groviglio intricato di storie, lotte, paesaggi mozzafiato e continua ricerca, i tre nuclei narrativi finiranno per incrociarsi, quando meno se lo aspettano, mostrando allo spettatore l’intricato gioco temporale e narrativo che pervade tutto il film.

Davvero una piccola perla del cinema cinese per immergersi in lande senza tempo.

A concludere la mia penultima giornata di festival ci sono stati i corti della Fresh Wave, competizione hongkonghese che premia i quattro migliori cortometraggi della nuova generazione di cineasti. Ognuno di essi con tecniche e metodi di narrazione differenti, portano sullo schermo, tra surrealismo, comicità e esplorazione sociale, quattro realtà della società hongkonghese, dal racconto di una giovane generazione incompresa alla rassegnazione di una vecchia generazione ormai abbandonata ai ricordi ed alla nostalgia, passando per una rivisitazione surreale e ambiziosa del 1984 di Orwell.


Tutte le stills dei film in programmazione sono disponibili nell’album ufficiale del festival al seguente link:

https://www.flickr.com/photos/fareastfilm/albums/

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Sabina
All'anagrafe volevano cambiarmi il nome in Andrea, ma grazie alla caparbietà di mio padre ora rispondo al nome di Sabina, nata in una mattina soleggiante nel settembre del 1992. Sempre disposta al confronto davanti ad un buon calice di tocaj, la mia vera passione sono le arti. Da giovane mi perdevo per gallerie d'arte in ogni occasione, che fosse Villa Manin o gli Uffizi, poi maturando un po' ho scoperto questa innata propensione allo studio dell'arte cinematografica che m'ha portato un bagaglio culturale ingente e che raramente trova riscontro. Il problema che ne consegue è che sarei capacissima di intrattenere una conversazione per ore su Wes Anderson, il cinema indipendente, la fotografia, risultando persino boriosa ed esaltata, ma difronte ad una conversazione ordinaria apparirei come la più asociale e noiosa delle persone. Nell'esplorazione cinematografica va da sé che mi son ritrovata a navigare nell'immenso mare che è la fotografia, appassionandomene irrimediabilmente, facendone mezzo di evasione ed analisi, nonché un espediente per viaggiare tutt'intorno al FVG e non solo. Quando guardi la vita scorrere attraverso un mirino, finisci per guardare alle cose in modo differente, a focalizzare su dettagli, emozioni ed aspetti della quotidianità che prima passavano inosservati, e a guardare alle persone con curiosità ed ammirazione. Con sempre questa sete di vedere le cose da vicino e di raccontare quello che mi emoziona e mi incuriosisce.

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