Questo festival è prezioso, perché oltre a creare un ponte tra la cultura asiatica e quella europea, è anche un’ottima occasione per conoscere tradizioni e storie che non solo riguardano l’est asiatico, ma che si infiltrano anche nella nostra, portandoci in nove giorni in una full immersion di colori, suoni ed eventi d’incredibile curiosità.
Non ho mai avuto modo di immergermi così prima d’ora nella cultura asiatica, ed ho imparato tantissime cose, tra le più varie: dalle tecniche cinematografiche, alla fotografia, alle diverse realtà cui riversano le nazioni in competizioni, a realtà a me prima conosciute, e pure alle arti, di cui vorrei brevemente parlarvi.

Sabato pomeriggio, presso i Giardini del Torso, tantissimi erano gli eventi in calendario che riguardavano il benessere e l’arte ecosostenibile che coloravano quel bel giardino, e due hanno colto la mia curiosità.

l’altre dell’ikebana illustrata da Mami Hamada.

Ho avuto modo di conoscere Mami Hamada, originaria di Osaka, e di apprendere, seppur superficialmente ma con grande meraviglia, l’arte giapponese dell’ikebana, ovvero della recisione e disposizione dei fiori. La sua storia è secolare, ma è ancora fortemente presente nella cultura giapponese. Si pensi che addirittura, in ogni abitazione, v’è una stanza dedicata esclusivamente alla riflessione, dove vi sono presenti il quadro che ritrae la stagione in corso, ed un vaso di fiori, o d’incenso.

Ma mica di fiori qualunque, anche fiori di campo o erbe che crescono nel prato: l’importante è la composizione, e soprattutto l’equilibrio, essenziale per l’anima.
Inoltre i fiori hanno una loro regola intrinseca: se ancora chiusi, richiamano il futuro; se appena sbocciati, richiamano al presente; se pienamente sbocciati, riguardano il passato. Pertanto i due primi casi sono più importanti, per buon auspicio e una bella presenza scenica ed equilibrata.

L’arte decorativa di per sé è molto affascinante, ed oltre a portare equilibrio e benessere nell’ambiente, lo porta in coloro che la osservano e che la creano.

Ma oltre a questo workshop, erano presenti altre attività, tra i quali “i bagni di gong”, bagni vibrazionali che favoriscono uno stato di pace interiore profondo.

Ma l’ultimo giorno di festival, oltre ad essere baciato da un sole radioso e da una rosa di eventi d’ogni genere – basti pensare che presso l’ex-chiesa di San Francesco v’erano in atto ben due attività legate ai videogames, regalava come al suo solito tanti film tra generi e località e storie differenti.

La mattina è cominciata con Tam Cam: the untold story, antica favola sulla scia di Cinderella, tra complotti di corte, abiti sfarzosi, invidia e storie d’amore dall’inaspettata immediatezza.

Seguito subito dopo da una commedia ambientata nelle Hawai dai risvolti assurdi, e se anche voi avete visto A nail clipper romance sapete di che sto parlando! Un surfista si innamora di una ragazza che si ciba di solo tagliaunghie e decidono insieme di aprire un ristorante dedicato esclusivamente ai “mostri” dei tagliaunghie. Ed è già assurdo così, ma comunque divertente nella sua bizzarria.

A concludere la serata, ed a precedere l’attesa cerimonia di premiazioni, di cui vi parlerò subito, è stato il film sud-coreano Confidential Assignment, un dramma poliziesco che però non ci risparmia un po’ di sana satira e qualche battuta di riguardo tra le diversità tra nord e sud Corea. Un poliziotto irresponsabile del sud ed un soldato del nord si ritrovano al centro di un traffico di matrici per banconote false, e tra mirabolanti inseguimenti in auto, divertenti sotterfugi e la voglia di riscatto, si snoda un arguto film d’azione che lascia incollati alla poltrona.

Ed ecco dunque giunti alla fine di questa interessante e ricca giornata. A vincere, come ben saprete è stato il giapponese Close-knit, in proiezione il terzo giorno del festival, che ci presenta la piccola Tomo alle prese con un nucleo famigliare nuovo per lei, composto dallo zio e dalla sua fidanzata transuessuale. Assieme a lei ci troviamo a scoprire questo tema sempre poco analizzato, con leggerezza ed a volte qualche espediente surreale, ma che mostra la forza della famiglia e degli affetti.

Mentre al terzo posto ritrovo con grande piacere un film che molto m’aveva colpito, ovvero Canola, di cui già vi avevo ampiamente parlato qui.

Senza dubbio sarete d’accordo con me quando dico che sono stati 9 giorni intensi, ricchi di incontri, novità e curiosità, un’esperienza illuminante e rinfrescante, che ha portato una ventata di colore e gusto in quella bella città che è Udine.
Molti sono i film che ho potuto ammirare, molti quelli che vorrei rivedere sugli schermi italiani, perché davvero alcuni di loro raccontavano storie e mostravano realtà in modo davvero intrigante e coinvolgente, con paradossi divertenti e mai scontati, tanto che creerebbero una curiosa alternativa che oramai va diramandosi nei nostri cinema.
Per fortuna abbiamo il Far East Film Festival, che anche se per pochi giorni, ci trasporta in un mondo inedito e non sempre ampliamente esplorato.

E quindi, con un po’ di nostalgia e tanta meraviglia, ancora mi auguro che vi siate divertiti tanto quanto me, e ci rivediamo al prossimo giro!

Condividi
Articolo precedenteSapore di ferro – Part 1
Articolo sucessivoSapore di ferro – Part 2
Sabina
All'anagrafe volevano cambiarmi il nome in Andrea, ma grazie alla caparbietà di mio padre ora rispondo al nome di Sabina, nata in una mattina soleggiante nel settembre del 1992. Sempre disposta al confronto davanti ad un buon calice di tocaj, la mia vera passione sono le arti. Da giovane mi perdevo per gallerie d'arte in ogni occasione, che fosse Villa Manin o gli Uffizi, poi maturando un po' ho scoperto questa innata propensione allo studio dell'arte cinematografica che m'ha portato un bagaglio culturale ingente e che raramente trova riscontro. Il problema che ne consegue è che sarei capacissima di intrattenere una conversazione per ore su Wes Anderson, il cinema indipendente, la fotografia, risultando persino boriosa ed esaltata, ma difronte ad una conversazione ordinaria apparirei come la più asociale e noiosa delle persone. Nell'esplorazione cinematografica va da sé che mi son ritrovata a navigare nell'immenso mare che è la fotografia, appassionandomene irrimediabilmente, facendone mezzo di evasione ed analisi, nonché un espediente per viaggiare tutt'intorno al FVG e non solo. Quando guardi la vita scorrere attraverso un mirino, finisci per guardare alle cose in modo differente, a focalizzare su dettagli, emozioni ed aspetti della quotidianità che prima passavano inosservati, e a guardare alle persone con curiosità ed ammirazione. Con sempre questa sete di vedere le cose da vicino e di raccontare quello che mi emoziona e mi incuriosisce.

Lascia una risposta

Please enter your comment!
Please enter your name here