Non so perchè la mia prima scelta sia ricaduta su questo argomento, ma quando ho pensato a qualcosa di cui mi sarebbe piaciuto parlare la prima parola che mi è venuta in mente è stata una: femminismo. Forse perchè ho sempre ammirato mia mamma, la sua capacità nel saper conciliare alla perfezione famiglia e lavoro, dando il massimo in entrambi i campi, forse perchè la maggior parte dei riferimenti affettivi e morali che ho fin da piccola sono donne…non so perchè ma il fenomeno del “femminismo” mi affascina da sempre.

Per me femminismo significa forza, indipendenza intellettuale, ma anche economica, capacità di dire quello che si pensa e soprattutto di non avere paura di come gli uomini potrebbero reagire al riguardo. Essere in grado di dire di no quando necessario, ma essere anche abbastanza acute ed intelligenti da concedere e concedersi molti sì quando dovuto.

Riguardo alle ragioni che hanno portato all’evoluzione di questo vero e proprio fenomeno cult si può trovare molto su internet, ma forse raramente ci rendiamo effettivamente conto di come il femminismo ci venga proposto tramite mezzi a noi sicuramenti noti e con i quali ci troviamo ad avere a che fare quotidianamente.

Che si condividano o meno le idee che ci stanno dietro, penso sia interessante dare un’occhiata a quali sono gli strumenti che ci permettono di affrontare il fenomeno e di darci qualche spunto di riflessione e di approfondimento. E per farlo vorrei trattare ambiti a me particolarmente cari quali: il cinema, l’arte e la moda.

Dovete sapere che amo il cinema, sia come arte che come luogo fisico. Mi piace stare al buio, mi attrae il senso di riservatezza ma allo stesso tempo di comunità che una sala trasmette, trovo le sale cinematografiche dei luoghi magici, sempre pronti a sorprenderti. Ho visto centinaia di film al cinema e non, ma quando ho dovuto stilare un elenco dei miei film preferiti, cosa di per sè a mio parere già molto complicata, non so se per un caso fortuito o per qualche coincidenza cosmica, mi sono trovata a nominarne molti con protagoniste donne. Film biografici e non, storie più conosciute o meno chiaramente, ma tutte con in comune soggetti femminili estremamente interessanti, ben sviluppati e dal profilo ben delineato. Ovviamente come tutto nella vita non penso sia una pura coincidenza che la mia scelta sia ricaduta su storie di emancipazione, di rivincita o semplicemente di riconoscimento dei propri diritti. Come Il diritto di contare che rivendicano tre donne di colore nell’America degli anni ’60 nell’omonimo film uscito nelle sale italiane quest’anno. Storia vera tratta dal romanzo Hidden Figures, racconta le vicende di una matematica, una scienziata ed una fisica afroamericana che si trovano a lavorare all’interno della NASA per collaborare al progetto Apollo 11. Dovranno fare i conti con razzismo, sessismo, regolamenti da sovvertire e leggi da abolire, ma ne usciranno insieme a testa alta.

Altra pellicola con al centro una delle donne di potere per eccellenza è The Iron Lady, interpretata da Meryl Streep, vincitrice con questo film del suo meritatissimo terzo Oscar. Film biografico, ripercorre la vita dell’ex primo ministro britannico Margareth Thatcher, una donna con gli attributi che per tutta la vita ha dovuto combattere contro uomini dai quali è stata molte volte sottovalutata semplicemente perchè donna.

Ma le storie di donne che hanno mandato uomini sulla luna o che hanno ricoperto per la prima volta ruoli di potere in ambito politico non sono più importanti di quelle di donne comuni che hanno avuto il coraggio di ribellarsi ai soprusi e alle violenze fisiche e psicologiche perpetrate da uomini, penso alla storia in Room, valsa l’Oscar a Brie Larson nel 2016, o a donne che semplicemente hanno fatto sentire la propria voce in ambienti a loro non troppo favorevoli, vedi Erin Brockovich.

Che siano storie realmente accadute come quelle sopra citate, parzialmente autobiografiche come in “An Education”, o di pura fantasia come in “Mona Lisa Smile”, “The Help”, o perchè no, tornando indietro al 1953, anche in “Vacanze Romane”, tutte queste pellicole rappresentano un’ideale di donna ostinato, caparbio, non remissivo e sicuramente non domabile, donne che vogliono farsi sentire ed apprezzare per quello che pensano, dicono e fanno concretamente.

E di questo tipo di donne è pieno anche il mondo dell’arte. Pittrici, scrittrici, musiciste, performer…figure femminili influenti nel processo di elaborazione del ruolo della donna da parte della società. Come le donne esistono dalla notte dei tempi, anche le artiste donne sono sempre esistite da quando esiste l’arte, ma molte di loro troppo spesso non vengono debitamente ricordate.

La prima a dover essere menzionata è sicuramente Artemisia Gentileschi, vissuta a metà del XVII sec., fautrice dell’idea che anche le donne avrebbero potuto ricoprire il ruolo di artiste. Pittrice italiana di scuola caravaggesca, viene definita ‘L’unica donna in Italia che abbia mai saputo che cosa sia pittura, e colore, e impasto, e simili essenzialità. […]’ 

Altra figura importante è quella di Angelika Kauffmann, pittrice svizzera nata nel 1741 specializzata nella ritrattistica e nei soggetti storici. Formatasi in Italia ed Inghilterra, entra in contatto con Giovanni Battista Casanova ed intraprende un solido rapporto di amicizia con Goethe che di lei dice ‘…tanto educato è il suo occhio quanto estese le sue cognizioni di tecnica pittorica’. Le sue opere sono ancora oggi visibili in numerosi musei europei: da Londra a Firenze, passando per Monaco fino a Parigi.

Le opere di Tamara De Lempicka, classe 1898, bisessuale dichiarata, le potete invece trovare nelle case di alcuni collezionisti del calibro di Jack Nicholson, Barbra Streisand e Madonna, grazie anche alla quale molte sue opere sono state riscoperte e rivalutate negli ultimi anni.

Come non nominare la messicana Frida Kahlo, oltre che talentuosa pittrice anche personalità molto forte, anticonvenzionale e moderna. Nel 1928 si inserisce attivamente nella scena politica e culturale messicana iscrivendosi al Partito Comunista, grazie alla presenza di personalità femminili indipendenti e determinate che possono averla incoraggiata a prendere parte al movimento. In seguito ad un grave incidente stradale che la relega nel letto per anni, l’arte della Kahlo inizia a caratterizzarsi dal rapporto ossessivo che intraprende con il suo corpo martoriato, rappresentato non più come distorto da uno sguardo maschile.

Altre personalità da citare sono sicuramente la pittrice giapponese Yayoi Kusama, la musicista e cantautrice Yoko Ono, la performer Marina Abramović e la lista potrebbe continuare, perchè davvero tante sono state e sono tuttora le donne che hanno molto da dire in campo artistico.

E così arriviamo all’ultimo, ma a parer mio non meno importante, ambito: la moda.

Molte volte la moda viene sottovalutata, non si considera alla stregua delle altre arti. Si considera futile, trascurabile, si ha sempre l’impressione che chi parla di moda, chi fa moda, chi si interessa a come apparire sia una persona superficiale, con la puzza sotto il naso, che non abbia altri argomenti di conversazione. Un po’ come quando vedi una bella ragazza, curata e ben vestita e pensi che debba avere per forza qualcosa che non va. Lo so, perchè è quello che ho pensato io in molti casi e per molto tempo. Ora penso che non ci sia niente di più sbagliato. Penso che l’abbigliamento sia il tramite più diretto ed efficace per esprimere quello che pensiamo, il nostro stato d’animo e le nostre intenzioni. Ci vuole intelligenza nel sapersi vestire, ci vuole astuzia nel saper valorizzare i nostri punti forti e ci vuole inventiva e creatività nel voler far parlare i vestiti al posto nostro.

Le donne di oggi, più che in passato, hanno la possibilità tramite l’abbigliamento di trasmettere qualsiasi tipo di messaggio e oggi più che mai evocano la libertà di decidere cosa fare della propria vita e del proprio corpo.

La moda ha sempre avuto un ruolo molto importante nel processo di emancipazione femminile: basta pensare ai primi movimenti delle suffragette che con le loro proteste chiedevano semplicemente gli stessi diritti che la società riservava agli uomini e che organizzavano azioni considerate decisamente provocatorie per l’epoca come scendere in piazza indossando pantaloni.

Ma la vera rivoluzione inizia negli anni ’20 quando Coco Chanel concepisce abiti femminili ma allo stesso tempo comodi come il famoso tailleur fino ad allora emblema del potere maschile, che finalmente trova la sua trasposizione femminile, o l’abbandono definitivo del corsetto, vero e proprio strumento di tortura per la donna.

Fino agli anni ’70 si è sempre pensato che le donne non potessero essere contemporaneamente sia femminili che femministe: come afferma Prabal Gurung, ideatore della t-shirt The Future is Female , c’è sempre stato un senso di antagonismo tra la moda e le donne potenti, la credenza che le donne dovessero sacrificare la propria femminilità per ottenere potere, autorità e rispetto. Oggi non è più così. Le cosiddette femministe dell’era 2.0 non vedono gli uomini come dei nemici ma come dei complici con i quali combattere per una stessa causa.

La moda di oggi, a partire da Christian Dior che celebra una femminilità consapevole ma combattiva, lontana dagli stereotipi di genere, a Karl Lagerfeld che mette in passerella vere e proprie manifestazioni femministe con megafoni e cartelloni, passando per Yves Saint Laurent fino a Miuccia Prada, ci insegna che si può essere femminili e femministe perchè l’uno non esclude l’altro.

Le donne di oggi hanno la possibilità di scegliere, al di là degli stereotipi, in qualsiasi campo.

Margareth Thatcher diceva: Quello che pensiamo, diventiamo.

Forse oggi direbbe: Quello che pensiamo, guardiamo ed indossiamo, diventiamo.

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Federica Bazzocchi
Federica, classe 1994. 2 gatti, Punto e Virgola, un coniglio in giardino e un altro animale in casa, sua sorella. Le piace viaggiare e spera di partire presto come volontaria in Africa. Prima però la attendono i concerti di alcuni dei suoi cantanti preferiti: Joss Stone, The Lumineers, Cigarettes After Sex e José Gonzàlez (se non li conoscete, andate a recuperarli!) Ama qualsiasi forma di arte. Pittore preferito: Claude Monet. Fotografo preferito: Steve McCurry. Registi preferiti: Wes Anderson, Xavier Dolan, Noah Baumbach. Se non la trovate a casa molto probabilmente è al cinema (32 film visti al cinema solo quest'anno!), a spulciare mercatini vintage o in qualche negozio di musica.

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