All’interno della variegata scena rap cittadina c’è un artista che si distingue dagli altri non soltanto per una mera questione tecnica o stilistica, ma per il fatto di essere in grado di adattarsi a praticamente qualsiasi contesto musicale. Gergo, o meglio, Gergo Morales se si vuole usare il nome d’arte che attualmente utilizza, è un mc che puoi trovare sia al centro sociale durante una serata di rap hardcore che in un raffinato club nel bel mezzo di un dj set ricercato, così come nel locale di periferia in mezzo a portoricani, africani e/o albanesi.
Il saper stare in mezzo alle persone di qualsiasi genere non è cosa da poco e Ge Morales sembra sempre essere immune alle sterili polemiche tipiche del genere (commerciale vs underground, live in piazza vs dj set in discoteca, ecc…). D’altronde, la purezza di un artista si misura nel come si confronta con il contesto in  cui è chiamato ad agire, non se lo rifiuta a priori.

Ge Morales ha un passato come membro del gruppo Primo Impatto (con il quale rimane in verità ancora oggi legato…) ed un presente come mc solista sempre alla ricerca della collaborazione migliore. Il suo percorso comincia con il rap tra amici, fatto al parchetto, sperimentando le prime rime in età adolescenziale, passa per le prime esperienze negli studi di registrazione cittadini, i primi palchi, le prime battles di free-style e finisce con l’apertura dei live di gente tipo Nitro e DJ Doubble S in contesti come l’Home Festival di Treviso, per dire. Ho scambiato quattro chiacchiere con lui e mi sono fatto raccontare un paio di curiosità.

In che modo sei entrato in contatto con l’Hip-Hop?

Mi sono avvicinato tramite alcuni ragazzi più grandi tra cui mio cugino e il fratello di un mio amico che ascoltavano musica black e Hip-Hop e mi passarono le prime cose quando ero alle elementari e chiaramente i miei ascolti erano per lo più commerciali. Rimasi colpito soprattutto dal suono, dalla ritmica. Ho studiato anche pianoforte da ragazzino, ed infatti il primo pezzo “rap” che scrissi fu su una linea melodica di pianoforte suonata dal mio maestro di allora. Poi andando a scuola misi su il primo gruppetto con alcuni compagni di classe chiamato Codice RS, una cosa davvero primordiale di cui non rimane traccia.

I ragazzi della Primo Impatto li hai conosciuti dopo?

Sì, alle superiori. Pietro (Sleepin’ Dogg, ndr) lo incontrai in zona Chiavris a Udine e nacque subito un feeling molto forte, ci mettemmo subito a scrivere insieme. Infatti il nome Primo Impatto è proprio riferito al fatto che io e lui ci trovammo fin da subito in sintonia. Con noi girava un certo Dj Modo che ci faceva delle basi. Avevo 15, 16 anni. Successivamente si aggiunsero prima Steal, poi Snoopy e Ryuu e ancora dopo Milly, ma questo è un capitolo successivo.

 Il vostro producer Sorri arrivò dopo?

Sorri lo incontrò Sleepin’ Dogg ad una festa dello studente a Udine, si presentò dicendo che faceva beat. All’inizio registravamo nella cameretta del nostro amico dj, ma mi ricordo che abbiamo cercato sull’elenco telefonico (internet era ancora per pochi!) i contatti dei vari studi di registrazione ma ci siamo dovuti arrendere di fronte all’impraticabilità di questa soluzione visti gli scarsi mezzi a disposizione. Poi quando Modo non volle più continuare con l’hip hop e con l’arrivo di Sorri, iniziammo a lavorare più seriamente e a pensare al primo disco, ufficializzando il nome Primo Impatto, ancora antecedente alla crew.

In che modo poi entraste in contatto con BQ e il suo studio?

G: Successe tramite Jas nel 2007 circa. Lui gestiva, come forse ricordi, un negozio di street-wear nella galleria di piazza Venerio a Udine e tramite lui conoscemmo BQ dal quale andammo muniti di beat di Sorri e tanta buona volontà.

Ricordo benissimo il negozio del buon Jas, divenne una specie di La Mecca per tutti i rapper della città. Venne registrato da BQ il vostro primo demo “UDN Stories”?

Sì, nel 2008 circa. Io e Sleepin’ Dogg come rappers e Sorri come producer. Poi di lì a poco si aggiunsero Ryu e Snoopy e nacque la Primo Impatto Crew. Loro li incontrai all’ente fiera durante il live di Fabri Fibra. Prima del live, o forse dopo, non ricordo, ci fu una sfida di free-style. Ryuu in quel periodo era il frontman della Super Sonic Crew insieme a Trama, ma nacque subito un rapporto spontaneo. Con lui e Snoopy il feeling fu immediato, così come con Gaetano (Steel, ndr)che conobbi sempre in quel periodo lì o poco prima.

Guardando la tua storia col senno di poi, è indubbio che la Primo Impatto Crew sia stata per te a dir poco fondamentale.

G: Certo, ringrazierò sempre tutti i ragazzi della crew per quello che abbiamo fatto anche se, come accade spesso, poi le strade a volte un po’ si separano, non necessariamente per scazzi o cose negative, semplicemente è la vita che ti porta ad allontanarti dai tuoi amici dell’adolescenza, anche se comunque ci sentiamo e ci vediamo ancora. Insieme abbiamo vissuto esperienze molto belle e siamo cresciuti assieme.

A proposito di “impatto”, come lo hai vissuto il cambio da “rap fatto in cameretta” al finire col registrare in uno studio con attrezzature professionali?

Ero intimorito sotto certi aspetti, ma ero soprattutto gasatissimo. Il primo pezzo che ho registrato da BQ è stato “Eccoci”, presente poi nel nostro primo disco, me lo ricordo come fosse oggi. Avevo tipo 16 anni. E’ stata comunque un’esperienza formativa molto importante per me e l’inizio di quello che sarebbe stata mia più grande passione.

Nel 2008, come forse ricordi, io, voi e tanti altri abbiamo messo su il progetto Monday Warriors. Che ricordi hai di quel periodo?

Senza esagerazioni ti dico che quel periodo lì al kantiere mi ha salvato dall’inedia cittadina, perché in un unico luogo incontravi gente tipo voi, Tubet, Trama, i Doppio Destino, JB, poi più tardi Shaz e tanti altri. Sapevo che il lunedì c’era il free-style al kantiere ed ero contento. D’altronde eravamo tutti molto gasati se ti ricordi, c’era anche l’idea di cominciare a fare serate tutti insieme. In quel contesto si respirava un’aria Hip-Hop pura, genuina, reale e rara da trovare in un contesto provinciale come quello udinese.

Il disco successivo, quello che vi ha fatto conoscere in giro, è stato Real Stuff (2010), corretto?

G: Sì, un disco che però sotto certi aspetti poteva darci molto di più. Da un lato il video della tracklist con il ritornello di Milly ci ha dato soddisfazioni, abbiamo suonato molto in giro, devo dire, anche se forse potevamo spingerlo un po’ meglio e soffermarci su alcuni aspetti, ma non avevamo l’esperienza adatta per “cavalcare l’onda” con quel disco.

Il lavoro successivo è EP Logo (2014).

Sì, nel frattempo suonavamo in giro e abbiamo deciso di far uscire questo lavoro. L’unico video che è stato fatto in questo lasso di tempo è stato “Il cielo di Palermo” di Sleepin’ Dogg, che però è più un video e un pezzo suo che di tutta la crew. Grazie a questo CD siamo entrati in contatto con Max, referente di Hero’s Heroine, brand di streatwear, e grazie a loro abbiamo suonato al Home Festival di Treviso, poi abbiamo aperto Nitro al Deposito Giordani, e Double S in un’altra serata all’Home Rock di Treviso, e ancora oggi il rapporto con lui continua. Tra l’altro il live che proponevamo in quelle date era assieme a Shaz; con lui infatti oggi ho alcuni progetti in piedi.

Cominciamo invece a snocciolare un po’ di curiosità che ti riguardano: il nome Gergo da cosa deriva?

Quando giravo ancora con il cappellino girato al contrario (ride, ndr) e l’hip-hop non era roba per fare i fighi, il mio primo cruccio era incontrare gente che ascoltasse le cose che ascoltavo io e, quindi, che parlasse la mia lingua, il mio “gergo”, appunto. Mentre per quanto riguarda il nome Primo Impatto, di cui abbiamo già spiegato il significato, c’è da dire che in lista, fra le varie opzioni, c’era il nome Doppio Destino, forse ti ricorda qualcosa!

Eh, dobbiamo chiederlo ad Ako e Mali se questo nome a loro dice qualcosa! 

Eh sì, loro lo usarono anni dopo senza sapere che fu anche una nostra opzione! E, sempre parlando di nomi scartati, ancora prima di scegliere Gergo valutai sia Ensi che Ako! Son cose queste che mi fanno sorridere e mi riportano a quei tempi spensierati in cui, con estrema genuinità e leggerezza, cominciavo a muovere i miei primi passi nell’Hip-Hop. Oggi mi faccio chiamare Gergo Morales, ho in pratica aggiunto il mio cognome di quando ero in Colombia.

Il progetto Primo Impatto Crew è definitivamente chiuso?

Ufficialmente sì, ma chissà. Voglio chiarire che non abbiamo litigato tra di noi, nessuno scazzo o dietrologia, semplicemente come dicevo la vita ha diviso un po’ le nostre strade. Tuttavia, continuano i progetti solisti e tra di noi siamo sempre solidali. Ryuu e Sleepin’ Dogg stanno lavorando a due progetti distinti molto interessanti e ben fatti, nei quali ho fatto due rispettive collaborazioni. Snoopy è con gli A-trio e so che ha partecipato a diverse battle di freestyle a Torino e Sorri si dedica alla musica completamente, sempre preso in diversi progetti e lavori tra i più disparati. Perfino Steal ultimamente mi ha detto che vuole ritornare in studio a registrare. Quindi sì, siamo tutti ancora in attività e nessuno esclude che in futuro possa essere pubblicato qualcosa a nome Primo Impatto Crew.

Domanda da un milione di dollari: il concetto di crew ha ancora senso nel’Hip-Hop di oggi oppure questa cultura si è trasformata in un mezzo per raggiungere il successo personale?

Lo spirito originario forse è scemato, ma in certi casi quel concetto di crew rimane, basta pensare alla Machete per esempio, guardando qualcosa che tutti conoscono o alla vostra crew Like You Know. Certo parliamo di lavoro e non di un semplice gruppo di amici che magari si trova ogni giorno e fa ballotta, però secondo me in un certo senso quelle sono crew. Io per esempio collaboro molto con alcuni artisti locali, tra cui Shaz e con Joao Kidd, due degli MC di Udine con cui mi trovo meglio. Tra noi c’è proprio un’amicizia profonda che si affina anno dopo anno e posso dire che può essere considerata come la stessa anima che alimenta una crew. Vedo però che nella nostra Udine la voglia di mostrare le proprie skillz e di aggregarsi c’è anche in alcuni tra i più giovani e ciò mi da fiducia.

Partecipi ancora alle battles di free-style?

Oggi no perché mi sento fuori età a partecipare alle battle locali, anche se da un po’ di tempo sto seguendo un gruppo di giovani a Trieste dove studio e lì ho tentato di portare il concetto del MondayWarriors, di beccarsi tanto per stare insieme, non tanto per fare successo o altre cagate. Si sta in gruppo a fare free-style e la gente migliora di mese in mese perché c’è sana competizione.

Ampliando il discorso, trovi differenze tra il come vivono l’Hip-Hop oggi i ragazzini e come lo vivevi tu alla loro età?

Beh, oggi ognuno pensa di più ai fatti suoi, e mi ci metto anche io dentro. Cioè, il ragazzino si vede magari il film sugli NWA e si rende conto che c’era o che c’è ancora una cultura, ma oggi ovviamente il concetto dell’Hip-Hop con le 4 discipline è desueto, se non in rari casi tipo la jam che avete fatto voi al Cas’Aupa l’anno scorso. Per noi il mito era Gava che breakkava in loggia, per loro è Nitro (per dirne uno, che tra l’altro a me piace molto) che fa milioni di views sul tubo. Vedono in Nitro quello che grazie al rap ha svoltato e vogliono imitarlo senza rendersi conto che lui è partito proprio dai free-style nel parchetto di fronte casa e poi è arrivato dov’è con dedizione e sudore. Io vedo soprattutto che ai ragazzini piace il rap ma non sanno nemmeno cosa sia una tag, semplicemente non gliene frega molto di quelle cose lì ed è un peccato. Poi non faccio di tutta l’erba un fascio, ci sono tanti ragazzetti che ricercano e si informano sull’hip hop a 360 gradi.

Guardandoti indietro, che cosa cambieresti delle cose fatte/dette?

Coi Primo Impatto cambierei alcune cose, per un paio di motivi. Forse in alcune occasioni abbiamo peccato di eccessiva autocritica, cioè passavamo il nostro tempo più a dire “questa traccia ha difetti, non va bene!”, piuttosto che a far uscire le cose. Avevamo l’idea fissa di portare un qualcosa di underground ma senza farla sembrare underground, l’idea di far capire che c’era un lavoro dietro, che c’era serietà, passione e l’idea di far capire che volevamo campare di quella cosa. L’idea di album in cui tutte le tracce dovevano suonare in un certo modo, ma poi magari si finiva per scartare tanto materiale che secondo me era buono e sicuramente da non cestinare, uscendo poi con solo una ridotta percentuale rispetto ai pezzi che in verità venivano registrati. Cambierei quindi questo atteggiamento troppo sulla difensiva e troppo proiettato a non si sa dove, diciamo, per sostituirlo con un po’ più di spensieratezza, di istinto e di  “fotta” nel fare le cose. Questo parlando di canzoni e uscite, ma per il resto, sia a livello di live, sia come crescita artistica, mi ritengo molto soddisfatto, anche se avremmo dovuto spostarci più fuori regione, questo sicuramente. Poi senza dubbio non sono fiero di alcuni problemi dovuti al fatto che eravamo un po’ delle teste calde e non avevamo una visione munita della lucidità che ti da l’esperienza e qualche anno in più o quantomeno la capacità di affrontare alcuni problemi col giusto approccio.

Video:

TIC TOC

REAL STUFF

ESPERANZA

Facebook:
https://www.facebook.com/gergomorales

You Tube:
https://www.youtube.com/channel/UCev0FYuDm0eOIlBBYWwLBFQ

Lascia una risposta

Please enter your comment!
Please enter your name here