DJ Tubet, classe 1982, è un rapper friulano noto ai più soprattutto per le sue innegabili doti di freestyler, anche se è decisamente riduttivo definirlo tale. Egli, infatti, non si limita a seguire un unico percorso artistico, ma si muove da un ambiente musicale all’altro con incredibile naturalezza e maestria. Lo puoi vedere snocciolare rime e flow ad una jam davanti ad un gruppo di b-boy fieri, così come sopra il palco di una sagra paesana; si sente a suo agio davanti al colto pubblico di un teatro in occasione di qualche importante premio musicale, ma puoi pure ritrovartelo in una classe delle elementari ad insegnare ad un bimbo come scrivere un pezzo rap contro il bullismo.

Ecco perché incasellare l’arte di Dj Tubet in un unico genere musicale è sbagliato. Non v’è dubbio che faccia parte al 100% della Cultura Hip-Hop, di cui è profondo conoscitore e per la quale nutre un rispetto profondo raro da trovare nei suoi colleghi. Ma è altrettanto evidente che molti altri generi facciano parte del suo back-ground: il reggae, il dub, la musica africana e quella friulana antica, ma nelle rime e nei beats di Dj Tubet c’è anche il funk e il jazz.

Per questa intervista, mi ha ospitato nel suo studio, e nel rispondere alle mie domande non si è limitato a raccontare le sue personali esperienze, ma ha rimembrato con piacere diversi aneddoti curiosi che riguardano la scena Hip Hop di tutto il FVG, soprattutto quella di ieri, in un back in a days storicamente attendibile.

Shef: Come è stato possibile per un ragazzo di Nimis entrare in contatto con la cultura Hip Hop alla fine degli anni ’90, senza l’ausilio di Youtube, Facebook e simili che ancora non esistevano?
Tubet: Ero alle medie e dovevo fare una recita. Si doveva cantare una canzone di Zucchero, il quale tra l’altro ritengo che sia l’unica persona, ad oggi, che fa vera black music in Italia, oppure una canzone rap, e io e alcuni dei miei compagni scegliemmo il pezzo rap. Io già al tempo avevo ascoltato le prime cose degli Articolo 31 grazie alle compilation di Dj Albertino, cose tipo Ohi Maria e Voglia una lurida. Quindi dissi ai miei compagni che dovevano rappare la loro canzone con più cattiveria, e fui in quel momento che capii che poteva interessarmi quella cosa lì, naturalmente non sapevo si chiamasse Hip-Hop.
Successivamente, un mio amico di Tissano mi passò un mix-tape in cassetta di Dj Kanna, un ragazzo friulano, che aveva mixato pezzi di Sangue Misto, Colle der Fomento e altri gruppi di quell’epoca. Fu grazie a quel mix-tape che iniziai, andando a cercarmi poi i dischi di riferimento, a conoscere i pionieri dell’Hip-Hop italiano. Parliamo del magico anno 1996, in Friuli la scena era composta da: DLH che già avevano prodotto il demo Cerce chist, Seca che era uscito con Password, poi c’erano i Comandamento Zero ovvero il gruppo di BQ e Kermit, era anche già uscito Piramide Rovesciata degli S.C.U., ovvero Daker, Giuann e Illmario, c’erano gli Amari, e anche i Primati Vacillanti di Monfalcone avevano fatto le loro prime cose, e comunque tutto ruotava intorno alla figura del dj. Infatti erano loro che organizzavano le serate e gli eventi dei vari locali, c’era grande fermento, per dirti mi ricordo che Antares (DJ Color, ndr), organizzava molte cose e sua mamma era presissima, e gli dava una mano.
Ho avuto la fortuna di incontrare e conoscere i vari pionieri del FVG, per esempio a Trieste c’era il breaker Nashir, che ha insegnato il windmill al Gava, c’era El Nero che faceva beat.
In classe mia c’erano DJ PL e il writer Just, e io ero nella crew SBR, che sta per “sbarre” senza vocali perché sulle sbarre del treno avevo fatto la mia prima tag con il marker, una cosa ridicola ma che per noi era una gran figata. Io già provavo a fare i primi free-style sul modello di quello che sentivo in radio su One-to One-to.

S: Mi ricordo molto bene di quella trasmissione, una vera dritta per l’epoca.
Sì era un’epoca pazza. Non mangiavo la merenda e risparmiavo per comprare i dischi in base ai consigli dell’Aelle. Comunque nel 97-98 in pochi facevano free-style.
T: Io ho cominciato in quegli anni ed in effetti eravate davvero in pochi a fare le rime con un certo spessore, a Udine c’erano molti writer e molti breaker. Più che altro tutti facevano tutto, io brekkavo, facevo tag, poi nel tempo ho imparato a fare anche beat. Quando sei arrivato tu per dire era il periodo di massimo splendore della scena break.C’erano 15 o 20 breaker in loggia o alle feste dello studente, c’era molto fermento.

S: Mi sembra di capire che tu abbia cominciato a fare rap in maniera istintiva. Dicendola con Esa, eri “spinto da una sensazione più che da un’idea sensata”.
T: Sì, la mia prima cosa registrata la trovi nel disco di Madrac, ovvero il primo progetto di Fulvio (C-Sal, a.k.a. Redkaa, ndr) su una base techno/dance e testo scritto da Passion. Io già facevo free-style ma Passion già compariva con una canzone in Madrac e così mi cedette il posto e il testo. Avevo 15-16 anni. Per dirti, quel disco lì è una bomba, ma era troppo avanti per i tempi. La gente non lo ha capito. Il mio dj faceva i beat con la playstation. Una cosa che a pensarci oggi fa ridere. Io creavo le cassette con dei loop presi dai finali delle canzoni famose, per esempio dei Cypress Hill, e mi allenavo in free-style: prima un quarto d’ora di fila, poi mezz’ora, e così via…

S: Tu hai sempre dato molta importanza all’allenamento. Quando ti ho conosciuto e sono venuto qui per registrare Realtà Sotterranea già facevi un’ora di free-style di fila.
T: Questa cosa mi è stata tramandata da Gava e dai breaker. Loro stavano mesi a imparare un nuovo passo, in gergo si dice a “prendere una mossa”. Per prendere il windmill stavi sei mesi, quindi o ti allenavi con costanza sputando pallini o non ottenevi nessun risultato. Io ho applicato questo atteggiamento alla musica. Vedevo loro passare ore e ore sul pavimento e io non volevo essere da meno, dovevo allenarmi per ore a fare rime.

S: E arriviamo così alle tue prime cose ufficiali. Nel 2001 è uscito Hip-Hop Instes dei DLH Posse dove anche tu sei presente. A quel punto eri un membro fisso della crew, che nel frattempo si era già fatta notare in giro per lo stivale.
T: Sì, fino a quel momento li seguivo nei live (per esempio al Gusto Dopa al Sole) ed ero stato messo a fare le doppie, giustamente non mi lasciavano fare strofe, al massimo un po’ di free-style alla fine del live. Poi dopo mi hanno accolto ufficialmente nel gruppo che aveva già pubblicato Cerce Chist (1997) e con la posse al completo abbiamo fatto il doppio ep Made in Friul (2000) . Voglio specificare che non ci limitavamo a fare un live tipo quelli di oggi, mandi un beat con la chiavetta usb e rappi la tua cosa.
No, noi facevamo le nostre canzoni, poi salivano i breaker, il dj faceva gli scratch, e io alla fine facevo free-style. Hip Hop Instes è secondo me il disco più completo dei DLH, quello venuto meglio, ci ha anche fatto vincere dei premi, in quel periodo eravamo molto uniti. A livello di produzioni è molto valido, merito di C-Sal, che fu chiamato così mica per niente: avere un bravo produttore all’epoca era come vincere all’enalotto, da qui il riferimento all’ente che gestisce le scommesse (Sisal, ndr). Anche il nome DLH non è casuale: “Diffondi L’Hip-Hop”, che era il nostro obiettivo.

S: Hai sollevato un tema interessante. In effetti avere a fianco persone esperte che sappiano produrre ti fa risparmiare molto tempo. Io le primissime cose le ho registrate con Dj Legame nella sua cantina, erano situazioni molto ingenue e improvvisate. Ci divertivamo un mondo ma eravamo inesperti e senza conoscenze tecniche.
T: Per tutti era così, per questo molte cose dei DLH a livello qualitativo erano molto valide. Che Adesso ti miglioro è un pezzo che ha anticipato i tempi di almeno dieci anni, il problema era finire ed impacchettare il prodotto in maniera professionale. Cioè, il livello era alto, ma mancava tutta la parte logistica e organizzativa del prodotto, che poi alla fine è la più importante ai fini della distribuzione, e che in provincia non trovi facilmente. Almeno, 10 anni fa non la trovavi. Anche Fabri Fibra ha svoltato davvero nel mainstream quando si è trasferito a Milano. Quando stava a Senigallia nessuno se lo cagava nonostante l’enorme talento. Forse solo Lou X è riuscito a lasciare un’impronta standosene in provincia senza mai spostarsi.

S: Dopo Hip Hop Instes è uscito Cronache (2003).
T: Sì, esatto, con la tag disegnata da Mole in copertina. Gli Atlantide li abbiamo conosciuti girando per il triveneto, e siamo subito entrati in sintonia con loro. Avevamo la stessa voglia di rompere le righe, ed infatti Mole ha fatto un suo percorso che l’ha portato ad evolversi molto. Cronache secondo me è stato fatto un po’ di fretta nonostante avesse dentro dei pezzi molto potenti.
Tornerò in montagna è bellissimo pezzo. In quel periodo o subito prima ho partecipato al vostro Realtà Sotterranea, e stavo anche curando un mio progetto solista. Ad ogni modo erano prodotti validi i nostri, mescolavano friulano, italiano, inglese…

S: Ecco, il friulano, una lingua di cui tu da sempre sei fiero sostenitore. Possiamo dire, senza il timore di offendere nessuno, che siete stati i primi a fare rap in friulano?
T: Guarda, la Gabrielina di Onde Furlane ha trovato una primissima testimonianza di rap in friulano datata 1987 o 88 relativo al Premi Friul, si tratta del pezzo di Bruno Cimenti Cjargne Hip Hop-Rap In Mont. E’ un pezzo rappato ma alla maniera di Celentano, una cosa un po’ bislacca, però possiamo dire che fosse rap. Quindi no, non siamo stati i primissimi in senso assoluto, ma Passion è stato forse il primo a farlo con una coscienza Hip Hop, che già nel ’94 rappava in friulano col gruppo Stato Solido. Lui ha tra l’altro fondato i DLH tornando indietro dall’Hip-Hop Village del ’96.
Passion è stata la mia prima influenza a livello di rap, e mi ha trasmesso le tecniche fondamentali. Poi più tardi, verso il 2003, abbiamo conosciuto Dek il Ceesa, e lo abbiamo subito coinvolto nei live riconoscendo il suo innegabile talento. Lui è un altro rappresentante di spicco del rap in friulano, come tutti i Carnicats ovviamente.

S: Secondo me il momento più alto raggiunto dai DLH è stato il vostro ultimo lavoro ufficiale, Anime Rosse (2008), che se non sbaglio era un preludio all’album vero e proprio che dovevate fare e non è mai uscito. DLH si è sciolta per divergenze artistiche, o c’è dell’altro?
T: DLH si è sciolta per vari motivi. Da un lato la grande differenza di età tra me, Fulvio e Passion alla fine è venuta fuori. Io sono sempre stato l’anima un po’ pazza del gruppo. Pensa che quando abbiamo fatto il singolo Cerchio di Stelle in memoria di Alvin, Ciuciu, Goran e Ilenia, ho rotto le scatole per molto tempo al tipo della Warner Bros che ha distribuito il disco. Accettavo con fatica l’idea di collaborare con una major, ero molto duro e puro al tempo, mentre Fulvio voleva far diventare la musica il suo lavoro e ragionava in maniera molto orientata quell’obiettivo.
E poi c’è stato il fenomeno Carnicats che ha rubato la scena a livello di rap in friulano. Loro hanno sicuramente portato una ventata di aria fresca nella scena friulana offuscando in una certa misura l’influenza dei DLH qui in regione.

S: Forse c’era un po’ di competizione tra voi?
T: La competizione fa parte del gioco del rap, ma noi li abbiamo sempre ben accolti, sempre supportati, secondo una certa mentalità, anche quella trasmessa da Passion. C’era un atteggiamento di apertura nei confronti delle nuove leve e delle novità, il contrario di quello che avveniva di solito laddove quelli della Old School mettevano barriere e ostacolavano i più giovani.
Passion, io e Fulvio invece abbiamo sempre spinto quelli nuovi.

S: Dopo l’uscita di Anime Rosse, DLH ha cessato di esistere: tu hai cominciato la tua carrierasolista, C-Sal ha fondato Reddarmy e Passion ha di fatto smesso.
T: Sì, DLH ha avuto il picco con Hip Hop Instes, album davvero in anticipo sui tempi, e con Cerchio di Stelle, grazie al quale abbiamo firmato un contratto Warner Bros. Avremmo poi dovuto uscire con Jeve, ma alla fine come ti dicevo ognuno ha poi fatto le sue scelte. Io ho cominciato a seguire molti progetti: giravo con il Panz e facevo dj set, coi Resistence con cui nel 2007 ho vinto il Premi Friul, più tutti i progetti nelle scuole. Insomma avevo un percorso tutto mio, e quando Fulvio ha fondato Reddarmy, io mi sono fatto da parte, semplicemente non mi sentivo al centro del progetto.

S: A questo punto sorge una domanda spontanea: come mai non esiste un album ufficiale di DJ Tubet? Sono passati anni dalla fine del progetto DLH, eppure tu, pur continuando a fare molte date e molte esperienze, non hai mai fatto uscire nulla che somigliasse ad un progetto completo interamente curato da te.
T: Io ho sempre avuto l’obiettivo di arrivare al massimo livello tramite il lavoro con DLH, cosa che però non è avvenuta. Poi ho lavorato coi Resistence, abbiamo vinto il Premi Friul, e il Liet international in Francia e ho cominciato a girare con loro, e alla fine anche quella esperienza si è conclusa. Oltre al dub ho fatto esperienza in quel periodo nel jazz principalmente con Barbara Errico e il progetto Suingando con cui è uscito un doppio cd live, ma anche in live con “Sof rap Trio” e Jazzin’Rap. Diciamo che le energie le ho spese in questi progetti senza pensare a nulla che somigliasse a un disco solista,ma facendo uscire di tanto in tanto qualche singolo reggae dancehall perlopiù prodotti da Paolo Baldini.

S: In realtà una cosa che hai fatto ad ottimi livelli come solista c’è: hai vinto la semifinale delle Tecniche Perfette nel 2008 che ti ha portato a Roma a fare le finali.
T: Sì, la finale a Roma nel 2008. Potevo andarci anche nel 2010, ma ho preferito dare questa possibilità ai più giovani seguendo sempre la stessa mentalità: spazio ai nuovi e a chi merita, e nella semifinale di Gemona mi son fatto buttare fuori perchè era giusto che andasse Trama, che in quel periodo era davvero forte. Parlando della finale di Roma a cui ho partecipato, è stata un’esperienza difficile. Non conoscevo nessuno, e c’erano i più forti in Italia di quel momento, gente come Rancore, Kenzie, Moreno, Canesecco, Noema, ecc. Io ero abituato al livello regionale mentre là la tensione, il palco, e tutta la situazione in generale era di un altro livello. Io avevo stimato di arrivare ai quarti ragionando in termini di qualità e bravura oggettiva, anche basandomi sullo scambio di rime avvenuto nel parcheggio prima di entrare, ma non ho retto la tensione e sono uscito subito, ero molto agitato, tipo Eminem alla prima battle nel film quando va a vomitare nei cessi. Se non fai parte delle scene di Milano, Bologna, Torino o Roma è davvero dura, perché solo in queste città c’è un livello davvero alto. Qui in Friuli alle battle si iscrivono in 10, e son sempre quelli. A Milano ci sono 90 iscritti per la battle più scarsa.

S: La scena di oggi qui in Friuli come la vedi? Io vedo che quasi tutti si limitano a fare il rap di fronte alla webcam, ci sono pochissimi eventi rap, poca condivisione reale.
T: Oggi nessuno organizza più nulla. Ai nostri tempi c’erano parecchi eventi, c’erano molte persone che organizzavano serate in giro, le quali sono state fondamentali per porre le basi per gli eventi più grossi tipo il Tecniche Perfette o altri eventi. Se ti ricordi, c’era Italo che ha organizzato quella battle dove ho sfidato Shade, oppure le serate organizzate da Gus (ad esempio la jam al Friuli d.o.c. del 2010, ndr) o dai Primo Impatto, c’erano le serate a Pordenone al Deposito Giordani, e molte altre che ora non mi vengono in mente, senza contare un po’ di anni prima le serate di Giuan e Deso al Baraonda Discofrasca o al Monkeymia in v.le Trieste. Oggi questa cosa si è un po’ persa.

S: Dj Tubet oggi che progetti sta seguendo?
T: Guarda, io ho avuto una crisi dopo la mia sucita dal gruppo R.esistence in dub è stato un periodo buio, non riuscivo a trovare un senso al mio fare musica, ero deluso e arrabbiato un po’ con tutti, forse soprattutto con me stesso. Poi, anche grazie allo Yoga, ho trovato una mia pace interiore e ho cominciato a studiare musica un po’ più seriamente andando a ripescare i vecchi campioni e lo stile anni ’90. In quel periodo ho collaborato con grosse formazioni live come i FVG Gospel Choir, partecipando anche nel loro disco, e con una delle più grandi big band jazz in regione la Red Devils Band di Claudio Cojaniz cui dopo un poche di esperienze live esce il disco “Carmen the Land of Dances” con libro fumettato da G.Carrara e edito da kappa vu dove rappo in alcuni brani nel 2012. Dal 2013 al 2016 ho messo on line qualche pezzo singolo tra cui “Sufferation” con Chat-E the Lion, e “Praise the Almighty” con Mikeylous . In questi giorni è uscito un un mix-tape con DJ ATL 355 che unisce il toasting, il rubadub, il reggae, la dancehall e l’Hip-Hop contenendo circa 23 brani tra i singoli usciti perlopiù on line. Questi linguaggi rappresentano la grammatica della musica black. Sto ricevendo ottimi feedback dalla Giamaica, dal Gambia e dall’ Etiopia. Dopo questo mix-tape farò uscire il disco con l’intento di mettere in comunicazione il friulano e le lingue africane o extra europee. Inoltre è in lavorazione il video del pezzo No sta contami dome che storie, featuring Milly, progetto dell’Arlef con cui collaboro. L’intento è sempre quello: diffondere l’Hip Hop, con l’aggiunta del mio nuovo obiettivo, ovvero: Diffondi la Cultura.

Noi di Blud condividiamo decisamente questo intento, e vi invitiamo a seguire DJ Tubet sui
seguenti canali:

Facebook: https://www.facebook.com/djtubet

Soundcloud: https://soundcloud.com/djtubet

Youtube: https://www.youtube.com/djtubet

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