Ormai lo sappiamo: Far East Film Festival non vuol dire solo cinema, ma anche (nelle sue più svariate forme) tanta, tanta arte.
Ho fatto due chiacchiere con Alice Biondin, autrice dell’esposizione personale di Fiber Art “How Far Is This East?”, che potrete visitare dal 22 aprile al 20 maggio nel laboratorio creativo Lino’s & Co di via Artico di Prampero 7 (ça va sans dire, a Udine): una serie di fotografie scattate in Cina rielaborate in opere tessili dall’artista, in un costante dialogo tra l’immediatezza dello scatto e la riflessività del ricamo.

Ciao Alice, prima di parlare della mostra vuoi raccontarci qualcosa di te?

A: Certo. Sono Alice Biondin, ho 29 anni e vivo a Udine da un paio d’anni con Mauro, il mio compagno, ma sono originaria di San Giorgio di Nogaro. Per quel che riguarda la mia formazione, dopo aver frequentato l’Istituto d’Arte “Giovanni Sello”, qua a Udine, mi sono iscritta all’Accademia di Belle Arti di Venezia, dove mi sono specializzata in Grafica d’Arte. Per Grafica d’Arte si intendono le tecniche d’incisione. È una pratica che risale al 1400-1500, in cui si lavora con lastre di metallo, acidi, inchiostri, torchi… è un’arte antica, di nicchia, che mi appassiona molto. Mi definisco incisore, ma parallelamente anche artista tessile. Negli ultimi anni accademici, infatti, quasi per caso mi sono avvicinata alla Fiber Art: avevo dei pezzi di carta da imballaggio che non volevo buttare via, istintivamente ho guardato alla macchina da cucire di mia nonna e ho iniziato così a comporre… un corpo. Tranquillamente, senza avere un’idea precisa. Da lì è nato questo interesse, che poi si è trasferito sul tessuto e ha dato vita ad una ricerca più approfondita, più strutturata.

Per quel che riguarda le tematiche, invece, so che per te è assolutamente centrale la questione del corpo. Ti va di parlarcene?

A: Sì, sono ossessionata! [Ride] Nel momento in cui l’ultimo anno delle superiori abbiamo affrontato le Avanguardie Artistiche ed in particolare il Dadaismo, mi si è aperto un mondo nuovo: il corpo diventa protagonista, soggetto attivo dell’arte mediante happening, performance, danza, teatro… Ho continuato poi ad approfondire la tematica guardando molto alla Body Art, parlare di Gina Pane e di Marina Abramovich mi emoziona tantissimo, la loro poetica mi coinvolge nel profondo. E’ da qui che inizia questo amore, che è al contempo la mia ossessione. Negli ultimi anni ho cominciato a prendere un po’ le distanze: temevo di fare le cose ormai “a memoria”, e poi volevo anche cimentarmi in qualcos’altro, per soddisfazione personale e per mettermi alla prova. Adesso sto affrontando con piacere anche l’informale. Il corpo rimane in ogni caso centrale, soprattutto nella sua caducità: mi piacciono i suoi difetti, le sue alterazioni… mi piace plasmarlo.

Passiamo alla mostra. Com’è nata?

A: …Per caso! Qualche mese fa io e Mauro stavamo parlando del FEFF, delle edizioni precedenti e di quello che ci era rimasto più impresso; subito lui si è collegato ad un viaggio che aveva fatto in Cina per lavoro: soggiornando là svariati mesi, nel tempo libero aveva scattato una serie di foto, che però sono sempre rimaste seminascoste, visionate solo da qualche amico e parente. Per lui la fotografia è una passione, ha una sua visione, una sua sensibilità. Così mi ha proposto di realizzare una serie di opere tessili partendo proprio dai suoi scatti, e il progetto ha cominciato così a svilupparsi.
Ho pensato immediatamente alla location: cercavo un luogo che fosse inusuale, nuovo. Mi sono rivolta a Giulia Battaglini di Claimax, che ha collaborato all’organizzazione degli eventi del FEFF e che mi ha messa in contatto con Andrea Giacomelli, Simona Martino e Irene Beltrame del neo spazio Lino’s & Co Udine, che hanno subito accolto il mio progetto espositivo. Tutto è partito così, molto velocemente, infatti anche i lavori stessi sono stati realizzati in un arco di tempo ridotto, un mese e mezzo circa! È un progetto nato proprio di impulso: avevo già tutto sotto le mie mani e i pezzi si sono incastrati da soli.

Ci sveli qualche dettaglio sulle opere?

A: Sono ritratti tessili: una tela bianca sulla quale ho rivisitato la fotografia tramite cuciture a macchina e cuciture a mano, un tipo di lavoro molto pulito, lineare. Ovviamente non si tratta di una piatta trasposizione: ho cercato di inserire il mio punto di vista giocando con il peso dato ai singoli particolari. E’ una cosa un po’ in antitesi rispetto a quello che ho sempre fatto, visto che io di fronte ad una superficie tendo sempre a “buttarmi” e a “sporcarla”, un approccio che mi viene direttamente dall’incisione. Di solito tendo ad essere – appunto – incisiva, primitiva. Incisione e arte tessile su questo aspetto sono in contrasto, ma è proprio questo che mi affascina. Ogni tecnica rivela un lato di me e della mia personalità.

Questi lavori tu li concepisci come separati dalle foto di partenza o preferisci che le due cose vengano fruite insieme?

A: Foto e opera tessile verranno esposti una accanto all’altra. Le due espressioni si comparano: è da lì che si può capire l’evolversi del progetto.

Una curiosità: era già capitato a te e al tuo compagno Mauro di lavorare insieme ad un progetto di questo tipo?

A: No, questa è la prima volta. Ci era capitato di fare degli scatti insieme, un po’ per gioco, ma niente di strutturato. È la prima volta che di fatto esponiamo insieme.

Torniamo un attimo al tema del corpo: anche qui si tratta principalmente di ritratti, di volti. Come si inserisce questa esposizione nel tuo percorso?

A: Nel processo di scelta degli scatti quello che mi interessava era l’uomo. Da un lato mi piaceva l’idea di mostrare il soggetto della foto inserito in un determinato luogo, volevo che si potesse riconoscere una piazza, un parco o un grattacielo, dall’altro desideravo soffermarmi sui lineamenti tipici asiatici. Per “How Far Is This East?” ho scelto due formati: uno medio dedicato alle scene di vita quotidiana e uno più grande nel quale ho intrapreso un avvicinamento verso il soggetto ritratto con l’obiettivo di soffermarmi sui tratti del viso.

Passando ad un aspetto più prosaico: secondo te è possibile vivere d’arte oggi a Udine?

A: Chiaramente ci sono delle difficoltà a livello economico, vivere d’arte è una bella sfida. E’ fondamentale “farsi un nome”, e quindi anche un po’ di gavetta, ma è necessario rimanere coerenti con sè stessi, in connessione col resto del mondo e costantemente motivati. È ovvio che non è semplice e risulta fondamentale trovare un ambiente sensibile, che ti supporti; mi sembra che Udine un po’ alla volta si stia “modernizzando”, stia maturando una certo interesse per quel che riguarda il contesto culturale e artistico. Guarda appunto Lino’s & Co, la location della mostra: è uno spazio creativo di co-working, laboratorio stampa, bottega … un tipo di format già presente nelle grandi citta che funziona! Sono certa che anche Udine riuscirà a comprendere la sua potenzialità. Uno spazio condiviso crea un habitat prolifico, un contesto stimolante che porterà i suoi frutti! Per quel che riguarda la mia città in generale, la situazione non è poi così piatta, così morta come la si vuole descrivere, personalmente conosco tantissimi creativi e artisti che hanno voglia di fare, credo però che sia fondamentale riuscire a fornire degli spazi adeguati in cui ci si possa esprimere e realizzare e tanto supporto.

Per concludere, hai già qualche progetto per il futuro?

A: Sì! Sto lavorando su una serie di opere astratte-materiche, niente di figurativo questa volta. Ho già realizzato alcuni disegni a tecnica mista che ho voluto tradurre anche in incisione. Piccola parentesi, devo ringraziare la Stamperia d’Arte Albicocco, che mi dà modo di usufruire dei suoi spazi: costruire un laboratorio di incisione, con tutti i materiali e mezzi necessari, è molto costoso, ed è grazie alla disponibilità del signor Corrado e di Gianluca, suo figlio, che ho la possibilità di continuare la mia ricerca in tale ambito. Vedi, torniamo sempre all’idea dello spazio condiviso…
Ritornando a noi, accanto ai disegni e alle incisioni vorrei introdurre qualche pezzo di Fiber Art, sto ancora sviluppando l’idea.

Ve lo ricordo ancora una volta: trovate “HOW FAR IS THIS EAST?” dal 22 aprile al 20 maggio al laboratorio Lino’s & Co di via Artico di Prampero 7, a Udine. Non mancate all’inaugurazione, venerdì 22 aprile alle 18.00!

Immagini: in copertina, un particolare di uno dei ritratti in mostra; qui sotto altre opere di Alice.

www.alicebiondin.com

http://events.fareastfilm.com/mostre-2016/how-far-is-these-east-2016/

https://it.pinterest.com/afralenuvole/

Entrata al campo, tecnica mista su carta, 2012 Come Agata, acquaforte, acquatinta e cera molle, 2012 Attesa I, opera tessile, 2012 (1) My Tran, opera tessile, 2014 (1)

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