A questo punto, direi che la stagione dei grandi concerti all’aperto in Regione per il 2019 l’abbiamo conclusa. E dopo essere sopravvissuti ad uno sparaflashante Jova Beach Tour, ad un Manu Chao vintage sorridente tra i monti e anche all’involontaria sniffata di spray al peperoncino da Salmo direi anche che possiamo permetterci di fare qualche bilancio.

Prima considerazione?
Beh, che se in vita vostra non siete mai andati ad un concerto all’aperto bello grosso, di quelli in cui il numero di partecipanti supera abbondantemente il millino, non sapete cosa vi state perdendo e fareste meglio a cominciare ad organizzarvi per l’anno prossimo. Lo so, ci sono i controlli, il casino, le innaffiate di birra e i pestoni sui piedi (su questo torniamo dopo), ma volete mettere il momento in cui Lui/Lei/Loro appare/appaiono sul palco e migliaia di persone totalmente sconosciute cominciano a cantare tutte la stessa canzone? Brividi veri, signori miei.

Seconda considerazione?
Bisogna però sapersi comportare, direbbe la signorina Rottermeier che è in me. Sì, perché ci sono alcuni comportamenti e alcuni personaggi molto diffusi ai concerti che con rapidità impressionante fanno precipitare l’esperienza da estasi totale a viaggio all’Inferno senza ritorno.

Quali? Eccoli.

1. Geyser di birra, fontane di Coca Cola

Questo è un fenomeno che faccio davvero fatica a spiegarmi. Voglio dire: le bibite ai concerti costano. Tanto. Ma davvero tanto. Nell’ordine di €7 per ogni bicchiere di birra. Quindi, figlioli, cos’è esattamente che vi spinge a lanciare in aria – rovesciandoli sugli altri spettatori – i bicchieroni di quel liquido che dovreste centellinare come ambrosia sull’Olimpo? Come può non piangervi il cuore nemmeno un po’? Ma soprattutto: lo sapevate che la birra e le zanzare vanno d’accordissimo, quindi i vostri vicini di prato oltre a ritrovarsi puzzolenti e appiccicosi diventano per vostra bontà anche dei perfetti richiami per perfide zanzare assetate di sangue? Meditate, gente. Meditate.


Grado di fastidiosità: 12,5 su 10.

2. Il favoloso mondo dell’Amélie Poulain che poga

L’avete vista tutti, lo so. A quel concerto pop-rock/pop-punk/post-punk/post-rock/post-diosacosa di quel gruppo che ascoltavate tanto in seconda superiore. Lei è la Ragazza Strana che di quel gruppo conosce forse tre canzoni in tutto, che è stata portata lì dagli amici e che per dare una svolta wild alla serata decide di lanciarsi in avanti, pogando alla cieca in zone in cui la gente non poga e reagendo ai vostri sguardi di odio con uscite metafisiche del tipo “Ma quanto siete noioooosi” (cit. letterale di una pseudo-Levante che ha imprudentemente deciso di tazzarmi l’anima al concerto dei Cure a Firenze). Di norma ha i sandali, cosa che si rivela gustosissima se per levarvela di torno decidete di pestarle inavvertitamente i piedi.

Grado di fastidiosità: 9 su 10.

3. Quelli che vanno avanti e indietro

Siete lì tutti pressati come sardine e loro devono spingere e farsi strada per andare da sotto il palco verso il fondo. Poi tornano sotto il palco. Poi tornano verso il fondo. Poi sotto il palco di nuovo. Ma dove vanno? Cosa fanno? Cosa sanno, che invece io non so? Se qualcuno lo sa, mi videochiami.

Grado di fastidiosità: 7 su 10.

4. Quelli che traslocano

Direi che sul fatto che i controlli talebani all’ingresso siano una rottura di zebedei pazzesca siamo tutti d’accordo. Ogni anno c’è una privazione nuova: l’anno scorso la crema solare, quest’anno specchietti e penne biro. Nel 2025 si entrerà nudi, e i tappi delle bottiglie ce li faranno direttamente mangiare.
In questo contesto, però, ci sono loro: la resistenza. Quelli che non si arrendono e che si presentano ai controlli con bottiglie da 2 litri, magari di vetro, piene di alcolici e soprattutto – orrore degli orrori – dotate di tappo. Quelli che vorrebbero portarsi lo sgabellino pieghevole. Quelli che non cedono alla messa al bando dell’Amuchina gel (a voi sono molto vicina). Quelli temerari con l’ombrello. Quelli con il power bank. Si, niente meno che il pericolosissimo power bank. Anime candide, che hanno però l’effetto di rendere il tempo passato in coda all’ingresso un filino troppo lungo.

Grado di fastidiosità: 6 su 10.

5. Burn, baby, burn

Perché l’antizanzare no, l’Amuchina no, il tablet diocenescampi, ma sigarette e accendino entrano senza problema alcuno. E quindi che fai, mentre sei circondato da una folla seminuda e ondeggiante, sapendo che da un momento all’altro uno spintone potrebbe farti perdere il controllo delle traiettorie dei tuoi arti? Ti accendi indisturbato una cicca e balli agitando le braccia come se niente fosse, così il povero disgraziato in pantaloncini corti dietro di te non solo aspira catrame, ma per tua gentile concessione potrebbe pure beccarsi una bella bruciatura punk sulla coscia. Lovely.

Grado di fastidiosità: tendente ad infinito.

6. Chi ultimo arriva peggio alloggia

Ma quelli che arrivano 10 minuti prima dell’inizio pretendendo di arrivare sotto al palco, e se la pigliano quando quelli che sono stati in coda due giorni si chiudono tipo testuggine romana per non farli passare, da dove diamine vengono fuori?

Grado di fastidiosità: 7 su 10.

7. La Bestia di Satana che ha inventato i token

Sì, tu. Possa tu finire in un girone infernale disegnato appositamente per te, in cui muori di sete ma ti sono rimasti solo i token – non più validi – della sera prima.

Grado di fastidiosità: 9 token su 10.

8. Gli influencer

Sono intorno a noi, ma non parlano con noi. Sono come noi, ma si vestono meeeglio (semicit). Sono gli influencer o aspiranti tali, che trasmettono l’intera serata in diretta Instagram e finiscono per guardare il palco senza il tramite dello schermo solo se la cosa è funzionale alla nuova foto profilo. Sia chiaro, le foto e le storie le faccio anche io. Ma non tutto il dannatissimo tempo, ecco.

Grado di fastidiosità: direttamente proporzionale al grado di luminosità dello schermo dello smartphone.

9. I chiacchieroni

Silenzio. Primo accordo della ballata più struggente della storia. Lacrimuccia dietro l’angolo. E loro che fanno? Si mettono a parlare di tutt’altro. A voce alta.
Menzione speciale in questa categoria per gli emuli dell’Uomo Gatto, quelli che passano il tempo a spiegare ai loro compagni di sventura da che album è stata tratta ogni singola canzone che stanno ascoltando. Adorabili quando, presi alla sprovvista da una cover di qualcosa che non conoscono, giocano la carta del “Questo è sicuramente materiale nuovo”.

Grado di fastidiosità: 10 su 10.

10. Last but not least, bevo bevo finché vomito

Mettiamo in chiaro una cosa: un paio di birre ci stanno tutte. Mettiamo in chiaro un’altra cosa: i concerti costano parecchio.

Quindi me lo spiegate il senso di spendere non meno di €30 per l’ingresso ad un concerto che dopo cinque birre da mezzo presumibilmente vi godrete poco? (O perché sarete in perenne coda ai deliziosi bagni chimici, o perché non ve ne ricorderete comunque una cippa.) Che poi – come già accennato – dopo un po’ finisce che con la birra ci fate i gavettoni e diventate un po’ un mix di tutte le 9 categorie qua sopra. E così succede che io sono costretta ad odiarvi. E non è carino.

Grado di fastidiosità: variabile tra 1 e 150 su 10.

I concerti all’aperto sono un patrimonio dell’umanità: non maltrattarli!
And long live rock and roll, gente!

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