I MICROVIAGGI, ovvero suggestioni per non passare il tempo libero sul divano.

1° e 2° PERCORSO: IL CONFINE
1° PERCORSO: Manzano – Oleis – San Giovanni al Natisone

TAPPA 1: Palazzo Piccoli – Savorgnan Di Brazzà – Martinengo

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Google maps: San Lorenzo di Soleschiano, via Giulia Piccoli

Il palazzo, del 1715, viene costruito sull’decumano dell’antica centuriazione romana della villa di San Lorenzo, dai Conti Ascanio e Marzio Piccoli. Questa villa era il luogo di riferimento per l’amministrazione del territorio della gastaldìa di Manzano.

Dal momento che sono pur sempre un architetto vi do qualche informazione sull’edificio che avete davanti: si, assomiglia molto alle Ville Venete, quelle del Palladio, per intenderci, e infatti i costruttori e i progettisti arrivavano proprio dal Veneto. Fine. Il fatto che abbia una planimetria tripartita con un salone passante…..credo che poco vi interessi.

Se, invece, siete interessati, la villa è privata ed è visitabile in occasione della manifestazione “Ville Aperte”.

Due parole sul giardino: all’inizio era stato concepito come un classico giardino all’italiana, con grandi viali e piante basse su aiuole definite, poi, nell’800, venne trasformato in un giardino all’inglese con alberi ad alto fusto e l’importazione, per l’allestimento di un angolo di concezione romantica, di alcuni marmi e capitelli provenienti da Aquileia. Non tutto il parco è stato conservato ma se vi spostate verso il centro del paese per la seconda tappa, potete vedere una stupenda farnia secolare (della famiglia della quercia) e cercare di abbracciarla! Ah sì, per gli amici, è “IL RôL”, considerato come una persona.

TAPPA 2: Casa natale di Caterina Percoto

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Google maps: San Lorenzo di Soleschiano, via Di Brazzà

“Nata in una romita villetta del Friuli amavo con passione l’aria aperta e il verde dei campi… correre ai piedi delle colline o sulle sponde del torrente, perdermi nel folto delle biade…”

(Caterina Percoto 1812-1887)

La prima domanda che sorge è: ma chi è Caterina Percoto? Era una scrittrice friulana attiva nell’800. Le sue opere trattano tematiche legate fortemente al territorio friulano e alla sua vocazione agricola, schieratasi apertamente contro l’educazione monacale delle figlie delle famiglie nobili (aveva studiato all’Uccellis) si dedicò all’imprenditoria agricola e alla politica irredentista anti-asburgica. Tra le sue opere centinaia di racconti e novelle ispirate dalla frequentazione con i circoli triestini dove incontrò Tommaseo, Carducci e Verga.

La casa che vedete, seicentesca, era la casa padronale del borgo di proprietà dei Conti Percoto, dei quali Caterina era figlia.

TAPPA 3: Il mulino

Google maps: Manzano, via Rive, 5

Fate il giro delle mega rotonde di Manzano (no, la sedia non c’è più) e arrivate a questo piccolo e sconosciuto mulino. Vi porto qui non perché sia bello il posto ma per raccontarvi una storia che, forse, è sconosciuta ai più.

Due parole sul mulino: qui sorgeva una delle prime fabbriche di sedie di Manzano, la fabbrica dei fratelli Fornasarig (metà 800 circa). Il mulino sul Rio Manganizza, affluente del Natisone, serviva ad azionare i macchinari della fabbrica, come le presse, ad esempio. Della fabbrica, oggi c’è solo una vecchia ciminiera, dovreste vederla. Il mulino ha smesso di funzionare a ridosso della Prima Guerra Mondiale, quando in questa zona vennero allestite le baracche per i soldati ma questa è un’altra storia…

Ora, se avete la pazienza e la voglia di aprire i due link qui sotto, vi salterà all’occhio una cosa molto strana. Ve la faccio breve, poi, se volete, la storia intera ve la leggete dal secondo link qui sotto.

http://www.associazionegiuliettaeromeoinfriuli.it

Da recenti studi, è emerso che i due personaggi che hanno ispirato la storia Romeo e Giulietta erano niente meno che Luigi Da Porto, della famiglia Savorgnan Del Torre, e Lucina Savorgnan Del Monte. Ora, Lucina viveva a Udine nel palazzo che si trovava al posto dell’attuale piazza Venerio (la pavimentazione bianca della piazza ricalca la pianta del vecchio palazzo) e Luigi si era innamorato di lei ad un ballo in maschera tenutosi a Udine nel 1511. I due, innamoratissimi, vogliono sposarsi ma, sfiga vuole, che uno sia Del Torre e uno Del Monte e che questo astio tra le due famiglie e una serie di altri eventi accaduti in quell’anno, facciano scoppiare le rivolte della “Zobbia Grassa” del 1511. Luigi, a capo di un gruppo di cavalleggeri, viene ferito durante una sanginosa battaglia che si svolse proprio nel luogo in cui siete ora (ci sono i documenti, è una cosa proprio sicura sicura) e resta paralizzato a vita. Lucina viene data in sposa ad un cugino di Luigi, per volere della Serenissima e Luigi, disperato, scrive “Giulietta”, una novella che racconta il suo amore straziante. Proprio questo testo, conservato poi in qualche palazzo veneziano, dopo essere stato riscritto e rimanipolato da altri autori, deve essere arrivato nelle mani di Shakespeare. Et voilà! Romeo e Giuletta â sôn Furlàns!

TAPPA 4: L’ospedale militare n° 0134, Chirurgia (1915-1918)

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Google maps: Manzano, via Roma, 22 (potete entrare nella corte interna dal cancello tra il numero 26 e il 30 della stessa via e andare a destra fino allo spiazzo dove vedete l’ospedale con la targa)

Due brevi notizie storiche: Manzano era 2° linea italiana durante la Grande Guerra, Case di Manzano, al di là del Fiume Natisone era, invece, 1° linea.

Tutta la zona era disseminata di baracche e soldati pronti a partire in direzione del Collio, del Carso e di Caporetto.

Questo era uno dei tanti ospedali che vennero attivati per accogliere i feriti che arrivavano dai fronti di guerra. All’interno sono conservati foto, articoli di giornale e cimeli recuperati negli anni dai proprietari.

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(Contattatemi se siete interessati per una visita)

A questo punto avrete sicuramente fame, fermatevi in Piazza Chiodi da “Il Fornaio” e procuratevi uno spuntino, vi servirà, perché le prossime tre tappe le potete fare solo a piedi (percorso di 1 ora circa su strada sterrata). Camminate sereni perchè al termine del percorso troverete l’osteria!

Lasciate pure l’auto nei pressi della piazza o dell’ospedale, percorrete Via Fratelli di Manzano, passate sotto il ponticello della “villa con il puma di pietra sul cancello” e svoltate a sinistra in Via Belvedere.

TAPPA 5: SDRICCA DI MANZANO E CASTELLO

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Google maps: Manzano, via Belvedere

Siete ora al cospetto dell’unico muro rimanente del Castelliere di Manzano!

Si hanno notizie del feudo di Manzano a partire dal 1106, il complesso venne dismesso nel 1431 per volere della Serenissima. Con il passare degli anni il rudere venne avvolto dalla vegetazione e crollò, in parte, nel fiume Natisone. Dopo numerose campagne di scavo non si è comunque stati in grado di definire la reale estensione della fortificazione.

Come tutti i castelli che si rispettino ci sono un paio di leggende che vado ad elencarvi:

Pare che esista un sistema di tunnel e gallerie che parte dal castello e porti nelle campagne, forse addirittura fino a Palmanova, usato per sfuggire agli attacchi nemici e per seppellire il tesoro di Attila. Mio nonno dice di averlo visto, il tunnel, non il tesoro!

Molti furono i processi, registrati negli archivi, per eresia. Si pensava che questi boschi, all’epoca molto più estesi, fossero i luoghi ideali per i Sabba delle streghe, presieduti dal diavolo in persona. Questi personaggi distruggevano i raccolti, succhiavano il sangue ai bambini e gettavano malefici sulla salute delle persone. In contrapposizione, c’erano i “benandanti”, nati con la camicia, ossia avvolti nella membrana amniotica che portavano al collo, molte volte benedetta da un sacerdote. Il loro compito era quello di salvaguardare i raccolti e la salute delle persone: per questo partecipavano ai convegni notturni delle streghe e stregoni armati di canne di sorgo. Se non lo sapete, i benandanti esistono ancora oggi, sul serio!

– Un grave fatto di sangue avvenne nel castello di Manzano il 23 agosto 1341: Taddeo di Manzano uccise la moglie Sofia di Buttrio accusandola di adulterio ed espose il cadavere alla mercè delle bestie randagie. La moglie era innocente, pare invece che lui se la intendesse con la matrigna Luicarda. Comunque a carico di Taddeo si istituì un processo a Cividale ed egli fu severamente condannato. Ma lui ed i fratelli, insofferenti, si rivolsero contro Cividale e dovette intervenire il Patriarca Bertrando per pacificare gli animi: Taddeo e il fratello Bertoldo furono assolti. Si dice che il fantasma della povera Sofia sia stato visto da più di qualcuno nei dintorni della Sdricca.

TAPPA 6: La storia di Leonardo di Manzano e Francesca Normand detta Aimèe

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Google maps: sentiero della Sdricca, Manzano, partendo da Via Belvedere

Bene, abbassate i peli delle braccia e passiamo a fatti reali. Prendete il Sentiero della Sdricca, a sinistra del muro del Castello, e percorretelo fino ad arrivare, prima, a una chiesetta in rovina e poi proseguite fino ad una colonna con un’iscrizione, detta la “Colonna degli innamorati” (forse per il luogo adatto alla camporella).

P.S. Visto che siamo in tema, vi propongo di guardarvi il panorama ascoltando “Romeo & Juliet” dei Dire Straits.

La storia è questa: agli inizi del’900 il conte di Manzano era Leonardo, che chiameremo Leo, per semplificare il racconto. Leo sposò Aimeè, una contessa austriaca che morì poco dopo le nozze. Ad Aimèe mancava molto l’Austria e si recava spesso nel luogo dove ora sorge la colonna in suo onore, per sentire la brezza proveniente dai suoi monti.

Per questo Leo fece collocare una colonna con un’iscrizione di affetto e ricordo verso la moglie tanto amata proprio in questo luogo. Leo, rimasto solo, era molto introverso e non aveva eredi, e, invece di trovarsi un’altra tedescona con le treccine e organizzare feste della birra, riversò tutta la sua attenzione sui suoi cani dai quali volle essere accompagnato all’estrema dimora nel 1913.

Quella chiesetta che avete visto sul colle è la sua tomba, sì, esatto, avete capito bene. La leggenda vuole che sotto il letto, Leo, tenesse una bara già molto tempo prima di morire e, di tanto in tanto, si calasse nel feretro controllando attentamente che le misure fossero sempre esatte. Anche per i cani aveva dato disposizione che dopo la loro morte naturale dovessero essere sepolti accanto a lui. Il giorno dei suoi funerali, i fedeli animali, accanto alla bara, guaivano con gemiti simili ad un accorato pianto e i vecchi raccontano che non volevano staccarsi, e che lo accompagnarono fino alla sommità del colle, rimanendo lassù soli anche quando tutti se ne erano andati.

E nelle notti scure d’inverno, narrano ancora gli avi, si sentiva la voce roca del conte “Nardin” ed i suoi cani che gli rispondevano, mentre la tramontana disperdeva i suoni sui colli.

Ora tornate indietro fino al castello, fate la discesa fino a ridiscendere su Via Fratelli di Manzano e andate a sinistra verso il cimitero. Proprio dietro il cimitero imboccate, a piedi o MTB, la Strada degli Arditi e iniziate la vostra camminata, non potete sbagliare, la strada è una e sempre dritta.

TAPPA 7: La casa degli Arditi

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Google maps: Manzano, Strada degli Arditi (solo a piedi o in MTB)

In questa vecchia casa-forte della Sdricca di Sotto, il 29 luglio del 1917, venne istituito un nuovo corpo di fanteria del Regio Esercito Italiano: il corpo degli Arditi d’Italia.

In queste campagne era stato allestito il campo d’addestramento di questi reparti d’assalto. Gli Arditi erano fanti, appiedati quindi, volontari, addestrati duramente per essere in prima fila durante l’assalto alle trincee nemiche. Le locandine dell’epoca che ritraggono gli Arditi con il pugnale tra i denti mentre scavalcano il filo spinato, sotto le raffiche delle mitragliatrici austroungariche, sono molto comuni e rappresentano lo spirito di questo corpo d’assalto. Vi consiglio una ricerchina veloce su internet per sapere qualcosa di più sulle prove dell’addestramento e capire cos’era “Il Pendolo”…

Dopo la casa degli Arditi, continuate la strada sterrata che porta verso la “Sgjavàne”, Via Orsaria, la strada che porta da Manzano a Buttrio e poi Orsaria. Salite i tornanti in mezzo alla boscaglia e, una volta arrivati sulla strada asfaltata, proseguite a sinistra. Qui potete fermarvi al primo Agriturismo a bervi un bel taj e sgranocchiare qualcosa. Se poi state ancora in piedi, proseguite sulla strada verso Manzano, recuperate la vostra auto, passate il ponte sul Fiume Natisone e andate verso Oleis. Se siete in bici potete seguire la ciclabile.

TAPPA 8: Osservatorio Astronomico di Oleis

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Google Maps: Oleis, Via Vittorio Veneto, sul lato sinistro della Chiesa

Quella cupola bianca che vedete sopra la bellissima e purtroppo abbandonata Villa Braida, è un osservatorio astronomico fatto costruire dall’astronomo dilettante Cavalier Francesco Braida negli ultimi anni dell’800. L’osservatorio era attrezzatissimo e il Cavalier Braida riuscì anche a costruire e brevettare alcuni strumenti per l’osservazione e il calcolo astronomico.

Da qui imboccate Via Poggiobello, a destra del monumento ai caduti, e salite fino a passare la chiesetta di Poggiobello (potete fermarvi a pranzo qui, se volete, è davvero ottimo) e arrivare all’Abbazia.

TAPPA 9: Abbazia di Rosazzo

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Google Maps: via Abbazia 5, Rosazzo, Manzano

Sulla storia millenaria di questo complesso si potrebbe parlare per giorni, vi consiglio un’occhiata al sito internet sempre molto aggiornato:

http://www.abbaziadirosazzo.it/

Ci sono moltissimi eventi tra incontri, mostre e conferenze, durante tutto l’anno.

Cerco di farvi un riassunto veloce della storia di questo luogo: dovete immaginare che qui non c’erano vigne ma solo boschi che si estendevano fino a Cividale. Nell’anno 800 d.C. circa un eremita, tale Alemanno, si insediò qui e, con il passare del tempo, ne arrivarono altri. Seguì la fondazione di un monastero e, nel 1070, venne inaugurata la chiesa dedicata a San Pietro. Più tardi, durante gli scontri tra Serenissima e Patriarcato, l’Abbazia diventò una sorta di rocca difensiva con annesso carcere, grazie anche alla sua posizione elevata, utile per il controllo della pianura (è facile vedere il mare da qui).

Nel 1522 ritornarono ad insediarsi qui i Benedettini i quali, si ritrovarono un’abbazia in stato di rovina e, nel tempo, la sistemarono con l’intervento di architetti e artigiani della zona. Nell’800, il complesso diventò residenza estiva dei vescovi di Udine.

Attualmente, tutto il complesso è visitabile: il chiostro, la chiesa, la cantina, le stanze che si affacciano sul chiostro, il grande terrazzo panoramico con le sue bellissime statue.

Il roseto (da cui pare derivare il nome della località di Rosazzo) curato dall’abbazia, è visitabile tutto l’anno e ospita una grandissima quantità di rose provenienti da tutto il mondo. Nel mese di maggio si tiene la manifestazione “Rosazzo da rosa” durante la quale potete parlare con botanici esperti e conoscere, con visite guidate, queste spettacolari piante.

Dall’Abbazia imboccate Via Abate Corrado e scendete a San Giovanni al Natisone.

TAPPA 10: Villa de Brandis

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Google Maps: Via Roma, 117, San Giovanni al Natisone

La villa venne edificata dai conti de Brandis tra il 1718 ed il 1724. Fu abitata dalla stessa famiglia nobiliare fino agli anni ’80 circa del 900 quando l’ultima discendente, Caterina, lasciò la villa con tutti i suoi archivi e i suoi arredi originali al Comune di San Giovanni.

Annesso alla villa è il grande giardino all’inglese, con alberi secolari come magnolie, palme, faggi, carpini, cedri, tigli, grandi tuje ed un suggestivo laghetto centrale dove, un tempo, la contessina amava leggere sulla sua barchetta a remi.

Nella villa ha sede anche la fornitissima Biblioteca Comunale che organizza tutte le attività culturali del paese, mostre, convegni, corsi, cinema all’aperto nel parco della villa stessa. Il museo della Villa, visitabile in occasione di eventi (consultare sito della biblioteca), ospita la Quadreria dei Conti de Brandis, con dipinti fra il XIV ed il XX sec., ed un cospicuo numero di arredi lignei originali e interessanti suppellettili (XVI-XIX sec.). La biblioteca di famiglia (circa seimila volumi editi fra il 1501 e il 1980), l’archivio fotografico di Ferruccio de Brandis e le carte dell’archivio gentilizio sono consultabili presso la Biblioteca Civica.

A ridosso del cancello della Villa, sulla strada, è visibile il monumento dedicato alle vittime di un rastrellamento avvenuto durante la seconda guerra mondiale, un brutto episodio che a nessuno, in paese, piace ricordare.

TAPPA 11: Stazione e Chiesetta di San Giusto

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Google Maps: Via San Giusto, 2, San Giovanni al Natisone

Proseguendo sulla stessa via Roma, in direzione della statale che vi riporterà verso Udine o Gorizia, troverete altre bellissime ville private alle quali vale la pena dare una sbirciatina dai cancelli!

Arriverete di fronte alla Chiesetta di San Giusto. Questa piccola cappella risale all’anno 1000 circa, dato deducibile dal piccolo portico esterno tipico dello stile romanico. La pala d’altare lignea, conservata all’interno, è del XVI sec.

Di notevole valore è la statua in legno di S. Giusto risalente al 1600. Nell’Oratorio sono conservate alcune urne cinerarie di epoca romana ritrovate nei luoghi ove un tempo sorgeva l’insediamento di Modoletto, nonché la campana che era stata trafugata dai tedeschi nel 1917 e ritrovata poi a Vienna alla fine della guerra. Attualmente l’Oratorio è dedicato ai caduti. Nella foto vedete la chiesetta negli anni ’50 prima che venisse asfaltata la strada. Il signore in piedi è il proprietario della trattoria più antica del paese, che ha chiuso il 31 dicembre dello scorso anno: momento di grande tristezza per tutto il paese. Il gelato di Rico ci manca tantissimo!

Dietro la chiesetta, vicino al muro esterno dell’abside, ci sono due enormi bombe risalenti alla Prima Guerra Mondiale. Eh sì, siamo vicini alla stazione dei treni, questa era l’ultimo scalo italiano prima del confine con l’Impero Austroungarico che era segnato dal fiume Judrio, tra San Giovanni e Cormons. San Giovanni era diventato un importante scalo merci e ospitava diversi depositi di munizioni, oltre che essere sede di moltissimi commandi. Per questi motivi, il paese, era spesso vittima di bombardamenti nemici, come quello del 1917, quando venne fatta scoppiare la polveriera di Bolzano e quasi tutto il paese fu raso al suolo causando la morte di moltissime persone, tra soldati e civili.

La stazione dei treni fu rasa al suolo più volte ma venne sempre ricostruita. Durante la Seconda Guerra Mondiale, come ricorda una targa affissa nella stazione stessa, più precisamente nel settembre del 1942, da qui partì per il fronte russo la III Divisione Alpina “Julia”. Tra quei ragazzi di vent’anni partiti per quella che doveva essere una guerra-lampo, c’era anche mio nonno, uno dei pochi che riuscì a fare ritorno al paese.

E così, con questo ricordo, si chiude questo “microviaggio” sulla terra di confine, impregnata di storia, ricordi, memorie, segni e leggende.

Spero vi siate divertiti, amici viaggiatori della domenica! A presto con un altro microviaggio nella zona del Collio, al di là del vecchio confine con l’Impero e del nuovo con la Slovenia.

2° PERCORSO: IL COLLIO – CORMONS – MEDEA

(a presto)

Gloria

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Glo
Ha sedici anni dal 2006. Friulana con un quarto veneto. Il Friuli è il suo Wild Wild East, la frontiera, il confine. Laureata in Architettura per il Nuovo e l'Antico/Ingegneria Civile senza ancora aver capito di preciso cosa siano, ama la montagna molto di più di quanto riesca veramente a frequentarla, e porta avanti la sua ricerca sulla costruzione in alta quota scrivendo per riviste tecniche e collaborando alla realizzazione di mostre e convegni sul tema. Non molto tempo fa scopre di essere intollerante a tutto il cibo friulano al di fuori della polenta e prende la coraggiosa decisione di diventare astemia in terra friulana, per presa di posizione contro le sue stesse intolleranze.

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