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Il vecchio confine: Cormons, il Collio e Medea

Si, oggi è Pasquetta (non lo sarà più quando leggerete forse questo articolo, probabilmente sarà già periodo FEFF ma tant’è) e io sono qui con il fuocherello acceso a recuperare i miei muscoli dopo le 9 ore di lavoro in ristorante per Pasqua e il tour de force tra master, influenza, casini e di nuovo lavoro.

Capita, così, che finalmente, riesco a scrivere qualche riga per accompagnarvi in un nuovo microviaggio.

Mezzi consigliati: Auto, bici o a piedi (possibilità di estendere il percorso attraverso il Bosco di Plessiva o il Bosco Romagno)

I tappa: Ara Pacis Mundi, Medea

Google Maps: salita all’Ara Pacis, Medea, GO

Visto che oggi vi porto a spasso un po’ attraverso la vecchia linea del confine austro-ungarico (Cormons era Austria 100 anni fa, lo sapete no?) e attraverso la nuova linea del confine con la Slovenia, mi sembrava opportuno portarvi quassù per vedere il panorama di questi territori, di fronte a voi, e per rifletterci su un po’, su queste guerre.

L’Ara Pacis Mundi è un monumento costruito nel 1951 per ricordare i caduti di tutte le guerre e celebrare la pace mondiale. Il progetto è dell’architetto milanese Mario Bacciocchi.

La costruzione, imponente dal punto di vista dei materiali utilizzati, occupa un’area di 1500 metri quadrati e fu completata in meno di sei mesi. Quello che vedete è tutto marmo travertino. Vi consiglio di salire a piedi dal cimitero di Medea e vedere da qui o l’alba o il tramonto. I lati rivolti a nord e sud, infatti, sono aperti al centro mentre quello ad est è formato da 14 pilastri ravvicinati alti 13 metri, che filtrano la luce creando uno spazio quasi surreale (non a caso ci vengono spesso i cyberpunk a farsi i servizi fotografici -.-). All’interno si trova l’ara vera e propria, in porfido della Val Camonica, di forma quadrata per una lunghezza di tre metri ed un’altezza di cinque. Dentro questo “sarcofago” c’è un’urna in legno e bronzo con la scritta Odium parit mortem, vitam progignit amor (“l’odio produce morte, l’amore genera vita”). L’urna contiene le zolle di terra degli 800 cimiteri di guerra in Italia (compresi quelli stranieri) e dopo la benedizione sull’Altare della Patria a Roma, fu trasferita a Medea dove venne posta il 6 maggio 1951.

II tappa: Cormons

Google Maps: Cormons, GO

Cormons, (con l’accento sull’ultima “o”, non sulla prima) come già detto, era già “al di là del confine”, o, come diciamo noi “di là dal clap”, 100 anni fa. La mia famiglia ha sempre vissuto tra Manzano e San Giovanni e, se ricordate il primo microviaggio, vi avevo detto che San Giovanni era il capolinea della ferrovia italiana. Il mio bisnonno del 1907, che ho avuto la fortuna di conoscere molto bene, mi raccontava di quando, assieme a sua madre, attraversavano il ponte sul fiume Judrio (che segnava grossomodo la linea di confine), per andare in “Austria” a comprare il sale.

Appena mettete piede nel centro storico di Cormons non potete non accorgervi della sua architettura di stampo decisamente asburgico, un po’ come si vede a Trieste o nel centro di Gorizia (che, per chi non lo sapesse, era chiamata “il giardino di Vienna”). E si, Cormons è famosa per il vino e per la festa della Viarte (21 maggio). Nei dintorni di Cormons è possibile visitare la “Cantina produttori di Cormons” dove viene prodotto il “Vino della Pace”. Qui si respira l’aria mitteleuropea che caratterizza le nostre zone di confine, uno dei motivi per cui vado fiera della mia terra. Queste influenze le potete trovare nei tanti caffè e osterie del centro: favette, presnitz, putizza, gnocchi di susine, prosciutto dolce di Cormons (affumicato al fuoco di legno di ciliegio e alloro). Consiglio osterie come: La Caramella, la Trattoria al Giardinetto (lo chef è famoso, si mangia bene ma si spende, optate per assaggiare i dolci del bar annesso), il Caffè Massimiliano (davanti alla statua di Massimiliano d’Asburgo, per l’appunto), l’Osteria In Taberna o il Jazz&Wine.
Di notevole importanza storico-artistica sono Palazzo Locatelli (sec. XVIII), il Duomo di Sant’Adalberto e Cjase da Plef Antiche.

Da Cormons potete salire a piedi verso il Monte Quarin, a guardare il panorama “inverso” rispetto a quello che avete visto dal colle di Medea.

III tappa: Brazzano

Google Maps: Brazzano, GO

Questo piccolo paesino, con la sua chiesetta di San Giorgio, situata in alto, sulla collina, è uno dei piccoli paesini tipici del Collio, circondato da vigne di Friulano (il Tocai), Picolit e Refosco dal Peduncolo Rosso. Una piccola passeggiata attraverso le viuzze del paese vi farà ritornare di certo indietro nel tempo. Vedrete questo piccolo borgo in una fiction Rai che sarà in onda a ottobre 2017 circa, dal titolo “Il Confine” per la regia di Carlo Carlei.

IV tappa: Visinale dello Judrio, il primo sparo

Google Maps: incrocio tra via I Maggio, via Paolo Diacono e via Pio Paschini, Visinale dello Judrio

Erano le 22.40 circa del 23 maggio 1915. L’Italia non era ancora entrata in guerra. Si sapeva già, dal comunicato ufficiale, che l’Italia avrebbe iniziato il suo intervento nella Grande Guerra dalla mezzanotte del 24 maggio 1915. Ma sullo Judrio, un confine assolutamente intenibile, essendo esso un piccolo torrente, c’era quel piccolo ponte di cui vi ho già parlato prima. Dal lato italiano c’era la caserma della Guardia di Finanza mentre sulla sponda austro-ungarica (erano già in guerra da un anno) iniziavano a muoversi i soldati. I due finanzieri, Pietro Dell’Acqua e Costantino Carta, incaricati di vigilare il ponte, scorgono alcuni guastatori austriaci intenzionati a minare il ponte e aprono il fuoco. La mattina seguente vengono rinvenuti sul ponte attrezzi da mina e carichi di dinamite. Quindi, di fatto, questi furono i primi spari della Grande Guerra, un po’ in anticipo sulla tabella di marcia.

V tappa: Smartno, San Martino in Brda

Google Maps: Smartno, dal valico di Venko, sempre dritti per Castel Dobra (Dobrovo)

Qui ci furono Ostrogoti, Longobardi, popolazioni slave, i Franchi, fu regno patriarcale e entrò a far parte della Contea di Gorizia. Alla metà del XVI sec. qui c’erano la chiesa e alcune rovine romane e venne costruita la fortezza medievale “Tabor” che ancora si può vedere. Si hanno notizie scritte dell’insediamento dal 1317, quando le popolazioni del Collio trovarono qui riparo durante le incursioni turche.

Dal 1500 tutta la contea passa in mano agli Asburgo praticamente fino alla Prima Guerra Mondiale, poi passò alla provincia di Gorizia e, tra il 1943 e il 1947 fu soggetto alla Zona d’operazioni del Litorale Adriatico (OZAK), trovandosi a ovest della Linea Morgan e fece, quindi, parte della Zona A della Venezia Giulia sotto il controllo Britannico-Americano del Governo Militare Alleato (AMG); passò poi alla Jugoslavia e quindi alla Slovenia.

Qui potete godervi un bel panorama e sicuramente anche un bel pasto in uno dei tanti bei localini del paese. Se sarete da queste parti in giugno di sicuro troverete venditori di ciliegie in ogni angolo.

Tornando in Italia fermatevi a fare benzina, già che ci siete, o a comprare della carne buona e a buon prezzo.

VI tappa: Birrificio Campestre

Google Maps: via IV Novembre, 6, Corno di Rosazzo

Salutiamoci così, con una bella birra (vasta la scelta che propongono questi ragazzi), cosa che accomuna austriaci, sloveni e friulani!

(e per me che sono intollerante a glutine e malto d’orzo, una bella sorsata d’acqua in compagnia…=) )

Buon Viaggio, viaggiatori lazy della domenica!

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Glo
Ha sedici anni dal 2006. Friulana con un quarto veneto. Il Friuli è il suo Wild Wild East, la frontiera, il confine. Laureata in Architettura per il Nuovo e l'Antico/Ingegneria Civile senza ancora aver capito di preciso cosa siano, ama la montagna molto di più di quanto riesca veramente a frequentarla, e porta avanti la sua ricerca sulla costruzione in alta quota scrivendo per riviste tecniche e collaborando alla realizzazione di mostre e convegni sul tema. Non molto tempo fa scopre di essere intollerante a tutto il cibo friulano al di fuori della polenta e prende la coraggiosa decisione di diventare astemia in terra friulana, per presa di posizione contro le sue stesse intolleranze.

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