Il World Wide Web nasce nel 1991, ma l’esplosione del “fenomeno internet” è in realtà molto graduale: nel 1995, quando gli utenti sono meno di 10 milioni in tutto il mondo, viene lanciato il primo servizio di webmail. Il primo sistema di “file-sharing” (leggi: scaricare musica…), ovvero Napster, è del 1999 e fu soltanto dal 2000 in poi che cominciarono a spuntare i primi “proto-social”, ovvero siti internet specializzati nel “far conoscere le persone” che permettevano lo scambio di messaggi privati.

In quell’anno avevo 17 anni, giravo sempre con in testa un cappellino da baseball (quello della Paulaner, o quello della Becks… e io non bevo birra!) e, come tutti gli adolescenti, ero sempre a caccia di nuovi metodi per conoscere gente (soprattutto ragazze, va da sé…).  Così, quando qualche mio amico mi parlò di certi siti dove le persone postavano foto, pensieri o addirittura le loro opere artistiche (canzoni, per esempio), cercai in tutti i modi di usare questo fantastico strumento che stava rivoluzionando le nostre vite fatte di trilli su MSN e emoticons.

Ai tempi non esisteva l’adsl, o era stata da poco messa in commercio e comunque costava molto, tutti avevamo dei modem 56k, di una lentezza mai vista: per collegarti alla rete dovevi ogni volta inserire la password, aspettare minuti e minuti sentendo una strana melodia ronzante e poi, finalmente, eri connesso. Non avevi la possibilità di usare il tuo telefonino per andare su internet sfruttando quantità consistenti di gigabyte, per tutti noi i 3 G di cui parlano oggi le pubblicità dei gestori telefonici non erano altro che riferimenti a certi passatempi in cui la protagonista è la canapa, ma questa è un’altra storia.

Uno dei miei amici del rap aveva creato, nel 2001 circa, con le sue mani, il sito internet del nostro gruppo (Empirici, ndr) e per me era un’assoluta figata. Per sito internet intendo una pagina statica (forse due, ma non vorrei esagerare…) contenente una “discussion board”, ovvero un posto dove chiunque poteva scrivere la sua opinione su qualsivoglia argomento legato al nostro gruppo o al rap in generale. Nel giro di poco tempo, quella pagina diventò luogo di incontro virtuale fra persone che, per un motivo o l’altro, nella realtà si vedevano poco o non si conoscevano. Scoprimmo tutti che internet poteva non solo farti conoscere gente nuova, ma ti dava spazio, ti dava voce, praticamente senza censure ed infatti non si contavano le discussioni che si trasformavano in litigi e finivi poi per prenderti a schiaffi al Parco del Cormor.

Ma sto divagando. Quello che voglio dire è che un sito internet era molto spesso formato da una pagina sola, nel 90% dei casi non c’erano immagini (perché pesavano troppo), solo scritte e commentare un contenuto digitale era una cosa nuova e bellissima.

Poi arrivarono i primi “social”, ovvero versioni molto limitate dei social che oggi tutti noi usiamo. Ricordo con piacere almeno 4 siti internet che nel periodo 2001-2005 frequentavo molto: MYSPACE, FOTOLOG, GIOVANI.IT e VITAMINIC. Quest’ultimo non era un vero social, era più orientato alla condivisione di musica. Ve ne voglio parlare in base ai miei ricordi, per le storie complete e dettagliate di questi spazi del web rivolgetevi al… web.

MYSPACE

Nato nel 2003, era perfetto per condividere file musicali, i mitici MP3, ovvero il formato audio che tutti gli artisti emergenti conoscevano molto bene e che risultava abbastanza leggero da essere facilmente caricato su una piattaforma multimediale. Oggi è un formato audio estremamente diffuso, ma ai tempi era rivoluzionario. Ad ogni modo, su MYSPACE potevi scrivere qualcosa di te, mettere una foto profilo e, ovviamente, ti permetteva di conoscere un sacco di persone che contattavi privatamente. C’era anche una messaggistica, oltre ad un “wall” dove poter inserire commenti. La grafica inizialmente era uguale per tutti e molto semplice, ma ad un certo punto i proprietari del sito, presi da manie di grandezza, permisero agli iscritti di personalizzare i propri profili. Apriti cielo. Cominciarono ad apparire glitter come se piovesse, ovvero sbrilluccicanti scritte animate e la faccenda degenerò in breve rendendo la navigazione lentissima (ovvio, la fibra ultra-veloce ce l’avevano in pochissimi!). L’unica cosa che non cambiava mai era la lista degli amici dove in prima posizione c’era Tom, il creatore del sito. L’ho odiato fin dal primo giorno, quel Tom. Chi era? Cosa voleva da me? Voleva vendermi un’enciclopedia? Non lo sapremo mai, purtroppo.

Wikipedia mi dice che ad oggi il sito è vivo e vegeto ma, ovviamente, è stato superato di brutto da Facebook, Twitter e compagnia cantante. Io ho perfino trovato il mio vecchio profilo dove sono rimaste salvate alcune foto e alcune vecchie canzoni! M’è scesa qualche lacrimuccia, lo ammetto!

https://myspace.com/shefone

FOTOLOG

Io non avevo un profilo personale perché non avevo velleità fotografiche, ma molti miei amici sì, pertanto lo visitavo molto spesso. Fu messo on line nel 2002 ed ebbe subito un grande successo, possiamo tranquillamente definirlo il padre di Instagram. Potevi caricare AL MASSIMO una foto al giorno e i commenti ad essa non potevano essere più di 20. Inoltre, se volevi, per migliorarla dovevi post-produrla con apposito programma dopo averla scattata, non potevi usare il filtro seppia direttamente dal tuo smartphone. L’aspetto positivo della faccenda era che, avendo una sola chance al giorno, dovevi pensare a cosa postare, mica come adesso che vedo una cacca per terra, gli faccio la foto, la carico sui social e #picoftheday della minchia (scusate il francesismo). Tanto, non ci sono limiti e posso riempire il web di foto-puttanate! Evviva!

Ma sto di nuovo divagando. Tornando a Fotolog, l’altra cosa intelligente era il limite ai commenti. Se non ricordo male, c’erano anche delle limitazioni relative al numero di caratteri, per cui il tutto era molto facile e immediato. Oh, sia chiaro, gli Helmut Newton e gli Henri Cartier-Bresson* di certo non li beccavi qui, però per esempio molti writers lo usavano ed era molto interessante sfogliare i loro profili.

Sembra che, dopo essere sprofondato nel dimenticatoio, sia oggi rinato, anche se a me pare che abbia perso molta della sua “potenza creativa” al di là del numero di iscritti (miseramente crollato dopo l’arrivo di Instagram).

VITAMINIC

Ben prima di Spotyfi e I-Tunes, uno dei pochi siti che ti permetteva di vendere la tua musica in formato MP3 era VITAMINIC. La cosa rivoluzionaria era che potevi anche usare la versione “free” e limitarti a caricare le tue canzoni per renderle fruibili a chiunque. Nato nel 1998, ha chiuso nel 2012. Molti artisti che oggi sono in major devono molto a questo sito. Se non ricordo male, potevi anche inserire una specie di Bio del tuo gruppo. Essendo sparito il sito, sono sparite anche le nostre tracce (sigh!). Peccato, Vitaminic era una piattaforma di musica indipendente davvero notevole. Prima di Vitaminic non potevi far altro che recarti al negozio di dischi (o usare Napster), con l’avvento di questo sito tutti i gruppi e i cantanti avevano la possibilità di far girare la propria musica stando comodamente seduti a casa. Oggi è una cosa normalissima, nel 2002 era una novità assoluta (almeno in Italia).

GIOVANI.IT

Last but not least, il sito frequentato da tutti gli adolescenti (e non) negli anni 2004-05 e almeno fino al 2008: Giovani.it, ovvero la costola “social” del sito Studenti.it sul cui provider venivano ospitati i servizi di blog, chat e forum. Parlo al passato perché oggi non esiste più nulla di tutto ciò che avevo (abbiamo) postato nei nostri blog, il sito non è altro che un’accozzaglia di inutili articoli che gravitano attorno al mondo della scuola. Un’anonima pagina ti avvisa che se rivuoi indietro il tuo blog devi scrivere ad un indirizzo e-mail e loro ti mandano un file excell contenente i tuoi post ma non tutti gli altri contenuti (foto, messaggi privati, ecc…). Una roba tristissima, lo so.

Ad ogni modo, Giovani.it era un incredibile miscellanea di pensieri, foto, frasi del giorno, scritte glitterate, commenti, discussioni nei forum generali che andavano dal film preferito alle perversioni sessuali più nascoste, dallo sport alla musica underground con una possibilità di connessioni praticamente illimitata. Il funzionamento era molto semplice.

Prima di tutto, creavi il tuo profilo scegliendo un nickname. Zero nome reale, chi se ne frega, da quel momento in poi potevi essere chiunque. Caricavi una tua foto (o un’immagine qualsiasi) e a questo punto eri un avatar in tutto e per tutto. C’erano due sezioni principali: la “stanza generale”, che evidenziava gli utenti on line in quel momento, filtrati per città o regione; la “pagina personale” che era una specie di diario virtuale con una sezione libera dove potevi scrivere quello che ti pareva e alcune sezioni fisse, rese graficamente con delle colonnine laterali che riassumevano a grandi linee la tua personalità: “cose che ti piacciono”, “cose che odi”, ecc. Una roba che fa molto Cioè, non lo nego, ma questo sito era al top in quegli anni. Di fatto, era un vero e proprio blog personale inserito all’interno di una “community” di blogger. La differenza tra il 2003 ed oggi è che a quei tempi in pochissimi lo facevano “per lavoro”, il senso del tutto era: voglio scrivere i fatti miei su internet e voglio conoscere gente. Punto. Non c’erano altri scopi. Il web-marketig, le sales letters e i blog professionali di vendita vennero tempo dopo, insieme ai siti con le grafiche da urlo e i banner pubblicitari.

In tutta Italia si organizzavano i raduni (sì, proprio come i bikers metallari!), anche a Udine ne furono fatti un paio che ebbero un discreto successo. La cosa rivoluzionaria fu a mio avviso la possibilità di mandare gli “hermes”, ovvero messaggi privati istantanei che si cancellavano dopo pochi giorni.

Insomma, Facebook, Instagram e Twitter in un unico sito, solo che non funzionava tramite richieste di amicizia ma potevi lurkerare (osservare senza essere visto…) chiunque. Oggi hai delle opzioni sulla privacy dettagliatissime e puoi escludere la singola persona, su Giovani.it il tuo blog, almeno in principio, era visibile a tutti, anche ai non iscritti, ed ecco perché avevamo tutti nickname impronunciabili o stranissimi, l’anonimato era cosa frequente. Io l’ho usato principalmente come diario personale dove scrivevo le mie considerazioni sulla vita o pubblicizzavo le mie canzoni, inoltre lo usavo per conoscere gente. L’ultimo post, se non ricordo male, è del 2008 o giù di lì, non certo una data casuale visto che proprio in quegli anni il fenomeno Facebook era esploso già da un po’ fagocitando tutti i vecchi social, ma anche questa è un’altra storia e ne parleremo la prossima volta… forse!

* Sì, lo so, sono entrambi morti prima o in contemporanea alla nascita di questi social, non avrebbero potuto neanche volendo usarli, ma avevo bisogno di nomi altisonanti per far finta di essere un tipo acculturato, non fate i pignoli!

 

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Shef
Shef, classe 1983, una laurea in Lettere, rapper ed mc dal 2001. Appassionato di Hip Hop e street-culture, rap, areosol art, storia, letteratura, architettura, cinema. Hobby preferito: visitare musei e mostre d’arte. Vizio: la cioccolata al latte. Nei ritagli di tempo, scrittore di racconti e articoli vari. Non sopporta fare la fila e le persone ritardatarie, ma quando può professa con convinzione l’arte del perdigiorno passeggiando senza meta nel centro cittadino di Udine.

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