Che le favole siano per bambini non è vero.
Io già ve lo avevo detto che certe storie non andrebbero mai raccontante ai pargoli, quando vi ho parlato de La mont dai veris.
I film della Disney, con Principesse leggiadre e coraggiosissimi Principi Azzurri, un mondo di belli e intelligenti, ecco, quelle lì sono favole per bambini.
Ma la verità è che la maggior parte delle liete novelle della nostra infanzia non finisce così bene come i cartoni animati hanno voluto farci credere.
Volete qualche esempio? Partiamo con una delle mie preferite, iniziamo in fondo al mar.

La Sirenetta

Nella storia originale di Andersen, tanto per cominciare la nostra piccola Ariel viene torturata dalle ostriche provocandole “il dolore necessario a domare l’orgoglio”. Tiè. E già si parte con la sofferenza.
Le sorelle di Ariel non passano tutto il giorno a cantare ed incipriarsi il naso, ma giocano all’ “affoghiamo il marinaio”… dopotutto Omero lo aveva detto che le sirene erano creature malvagie.

Si aggiunga poi che una volta divenuta umana, la nostra eroina patirà le pene dell’inferno per imparare a camminare ed i suoi piedi soffriranno dolori come di mille coltelli.

E per finire come? Il principe non la sposa mica, anzi, la giovine è pure costretta a ballare al matrimonio del suo immenso amore non corrisposto.
Ma la tristezza non è mai abbastanza e una volta umana la nostra cara Sirenetta è costretta a sposarsi o a morire, sempre che per salvarsi dall’eterno riposo non uccida il suo amato Principe.
Però a questo punto della storia, dopo aver patito mille sofferenze ed essere stata sbeffaggiata, la nostra eroina non ce la fa davvero a prendersi la sua piccola rivincita e commettere l’orrido gesto.

Finale: la Sirenetta viene salvata dalla morte dalle Figlie dell’Aria che l’hanno fatta diventare una di loro (non nuota più ma neanche cammina più, svolazza incorporea) con la clausola che potrà riprendersi la propria anima solo dopo 300 anni. Ma le Figlie dell’Aria amano i giochetti e per ogni bambino buono che la giovane riuscirà a trovare, le verrà risparmiato un anno, di contro, per ogni bambino che piangerà, ogni lacrima sarà un anno da aggiungere al suo eterno vagare.
Una di quelle storie che proprio ti fanno andare a dormire sereno.

La Bella Addormentata nel bosco

Filippo è sempre stato il mio preferito tra tutti i principi del Disney. Rosso di capelli, allegro, simpatico, intelligente, sa usare la spada e sa pure ballare.
Peccato che nella storia originale sia un porco maledetto che abusa sessualmente della Principessa Aurora, la quale non verrà svegliata dal bacio del vero amore, ma dai dolori del travaglio del bimbo che ha nel grembo e che sta per nascere.
Sempre Giambattista Basile, 1634.
Che storia delicata.

Biancaneve

Anche qui ci sono diverse versioni, ma io sono sempre affascinata da quel gran figlio di buona donna di Basile, che probabilmente qualche problema di violenza casalinga e sociopatia lo deve aver sofferto, altrimenti non si spiega.
Nella sua primissima versione, Biancaneve non è Biancaneve ma “La schiavottella”, titolo elegante, che fa presagire già grandi cose.
Riassumendo: una bambina colpita da una maledizione a 7 anni muore, dopo che la madre le conficca per errore (?!) il pettine nel cranio mentre le sta spazzolando i capelli.
Morte apparente, ma la madre non lo sa, e dopo averla rinchiusa in una bara di vetro in una stanza del castello, muore dal dolore della perdita.

Le chiavi della stanza vengono affidate al fratello della madre, ovvero lo zio della bambina, ignaro di vivere sotto lo stesso tetto con una fanciullina morta.
Succede però che la moglie del fratello, quindi la zia, scopre questa giovane donna rinchiusa (la bambina nel frattempo cresce anche se la maledizione la fa dormire) e convinta sia l’amante del marito, la prende per i capelli per trascinarla fuori dal castello. Così facendo il pettine che si era conficcato nel cranio si spezza e si spezza in questo modo anche la maledizione. La giovane si sveglia e la zia fa di lei la propria schiava, compiendo su di lei violenze immonde, tanto che la nostra povera Biancaneve premedita il suicidio.
E’ li che sta affilando il coltello con cui sgozzarsi da sola, che lo zio scopre tutta la brutta faccenda, caccia la moglie e da in sposa Biancaneve ad un uomo ricco.
Se non altro c’è il lieto fine.

Cenerentola

Allora, già una che le muore la madre e il padre sposa un’emerita stronza, con due figlie ancora più stronze, è già molto triste e pure fastidioso. Ma fin qui non è niente.
Nella storiella Disney, Cenerella ha dei bellissimi e graziosissimi topolini che la aiutano a fare le faccende domestiche e le allietano la giornata, nella storia originale ‘sta poveretta era sola e contro il mondo.
Nella favola Disney Cenerentola aveva una camera ed un letto, nella storia dei fratelli Grimm la poraccia doveva dormire sulla cenere accanto al focolare (da qui il nome).
Un giorno il padre parte per un lungo viaggio e decide di portare alle figlie dei regali, le sorellastre chiedono gioielli e vestiti… e Cenerentola? Vogliamo parlare di cosa chiede? “Il primo rametto che vi urta il cappello sulla via del ritorno”. Scusa? Davvero una gran fantasia.

Insomma, sta di fatto che il padre le porta un ramo di nocciolo che la sventurata va prontamente a piantare sulla tomba della madre, dove piange notte e giorno e le lacrime innaffiano tanto il rametto che ne cresce un albero forte e bello.
Su questo albero ci fanno il nido tanti uccellini e qui sì, qui gli animali del bosco iniziano ad aiutare Cenerentola, ma non come nel cartone animato: il re dà una festa, Cenerella, matrigna e sorellastre ci vogliono andare, ma la vecchia fa di tutto per far rimanere a casa la nostra eroina, promettendole di portarla al big party solo se fa prima questo, quello e quell’altro. Fortuna delle fortune, lei c’ha gli uccellini ad aiutarla e riesce a fare tutto in tempo, peccato solo che alla fine la matrigna la guarda e le dice “No, tu non vieni lo stesso”. Bella fregatura.

Allora la poretta torna sotto il nocciolo a piangere (che ormai con tutte quelle lacrime doveva essere alto 7 piani) e chiede all’albero di regalarle vestiti d’oro e d’argento. E così l’albero fa, Cenerina lesta lesta va alla festa e nessuno la riconosce (se nessuno riconosceva Supermen quando Clark Kent indossava gli occhiali, figuriamoci una sciattona rimessa in sesto e con trucco e parrucco). Il principe la vede e se ne innamora, ça va sans dire.
La festa dura tre notti e ogni volta che le sorellastre e la matrigna escono di casa per raggiungere il castello lei chiede all’albero vestiti nuovi e corre al gran ricevimento, dove nessuno la riconosce (anche se il padre un po’ di dubbi li ha, c’è da dire, ah, l’amore paterno) per poi ritornare di nascosto a casa prima che la famiglia la scopra.
Poi tutto continua come già sapete, salvo che alla fine i simpatici uccellini cavano gli occhi alla matrigna e alle sorellastre per punirle.
Charles Perrault, 1697. Allegria!

Ancora meglio la primissima versione del 1634, di Giambattista Basile (si, si, sempre lui) dove Cenerentola uccide la matrigna all’inizio della storia, anche se poi comunque le sorellastre continuano ad abusare di lei e la simpatica favoletta va avanti come già raccontato.

Pinocchio

L’avete letto il libro di Collodi? Nella prima stesura il racconto si chiudeva con l’impiccagione del burattino.

E il nostro caro Pinocchio non aveva quel carattere dolce ed affettuoso che ci hanno fatto credere, visto che la storia vede il nostro protagonista uccidere il Grillo Parlante tirandogli addosso una mazza di legno.

Trasformato in asino dopo 5 mesi di bagordi nel mondo dei balocchi, viene venduto ad un circo al mercato del paese, mentre Lucignolo, anche lui trasformato in ciuchino, viene venduto ad un contadino.
Leggetevi pure le frustate che si prende Pinocchio dal padrone e di come quest’ultimo decide di affogare l’asinello gettandolo in mare, io ogni tanto ci penso ancora all’angoscia con cui ho letto quelle poche righe quando ero bambina.
Il nostro protagonista solo alla fine del romanzo incontra di nuovo Lucignolo, ancora asino e prossimo alla morte, devastato dal troppo lavoro nella fattoria. Quanta serenità.

Favole moderne

Io vi ho fatto solo alcuni esempi, ma si potrebbe andare avanti a lungo, con Pocahontas che viene violentata e uccisa, Il Gobbo di Notre Dame dove alla fine vengono tutti torturati e uccisi, la Piccola Fiammiferaia che muore… e via dicendo.
Il fascino di queste storie è innegabile, dalla tradizione poi sono nate le famose Principesse Disney, fino ad arrivare alle favole moderne come Maleficent, l’horror Cappuccetto Rosso sangue, telefilm come Once upon a time.
E’ chiaro ed evidente che certi dettagli truculenti delle versioni originali sono stati nel tempo celati e modificati, ma pare che il trend ai giorni nostri si stia invertendo, grazie anche al cinema ed agli effetti speciali.
Basti pensare che quelli della mia generazione sono cresciuti guardando Artax morire nelle paludi della tristezza, mentre Atreyu versa lacrime amare.

Se queste “nuove vecchie” favole vi sono piaciute e vi hanno incuriosito, permettetemi anche di suggerirvi le due versioni recentissime e modernissime di Cenerentola e Pinocchio.

Dal 16 al 25 febbraio torna Fabrizio Arcuri a Udine per due prime nazionali, gli impedibili “Pinocchio” e “Cenerentola” di Joël Pommerat, uno degli autori francesi più interessanti degli ultimi anni.

E se dico imperdibili è perché sono fortunella e ho già visto le prove e vi posso assicurare che ci sarà molto da ridere e dovreste proprio concedervi una sera a teatro.
Se l’anno scorso avete avuto modo di vedere Materiali per una tragedia tedesca (sempre Teatro Contatto, sempre regia di Fabrizio Arcuri, sempre gli stessi attori sul palco), sapete che non ci sarà nulla di scontato e ogni scena sarà una sorpresa.
Siete curiosi di vedere che fine hanno fatto Cenerentola e Pinocchio?
Qualche indizio dal profilo Facebook del regista:

“Abitiamo in una casa particolare tutta di vetro, costruita da un architetto molto moderno, e’ molto particolare, infatti raccattiamo tutti i giorni centinaia di uccelli morti che non vedendo che e’ di vetro ci si spiaccicano sopra.
Cenerentola di Joel Pommerat – quasi una storia d’amore.
CSS Udine, teatro San Giorgio dal 22 febbraio”

“Durante un concerto rock sparano al cantante. Così inizia questa specie di “Pinocchio” di Joel Pommerat. Dal 16 febbraio, teatro San Giorgio Udine”

Non vi dico nulla di più, adesso sta a voi scoprire come queste favole per bambini sono state stravolte!

Pinocchio
16, 17, 18 febbraio, ore 21, Udine, Teatro S.Giorgio
INTERO      18.00 €
RIDOTTO   15.00 €
STUDENTI  12.00 €

Cenerentola
22, 23 febbraio, ore 21, Udine, Teatro S.Giorgio
INTERO      18.00 €
RIDOTTO   15.00 €
STUDENTI  12.00 €

Doppio spettacolo Pinocchio + Cenerentola
24, 25 febbraio, ore 19.00, Udine, Teatro S.Giorgio
INTERO       25.00 €
RIDOTTO    22.00 €
STUDENTI  18.00 €

Per tutte le info sull’evento: Pinocchio/Cenerentola di Fabrizio Arcuri a Teatro Contatto/Udine
Il 17 febbraio, al termine dello spettacolo, Fabrizio Arcuri e la compagnia incontrano il pubblico

Biglietteria Contatto
Udine, Teatro Palamostre
piazzale Paolo Diacono 21, 33100 Udine
tel +39 0432 506925
biglietteria@cssudine.it
dal martedì al sabato ore 17.30 – 19.30

Immagini prese da Google 

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Alessandra
Nata nel 1982 con un peso di 2kg e 250 grammi, negli anni ha recuperato grazie alle nonne ed alla passione per il buon cibo. Una laurea in Studi Europei, un erasmus alle spalle, la voglia di partire sempre in tasca e una cicatrice sul polpaccio sinistro. Si sente nuda se non indossa un paio di orecchini. Colore preferito: rosso. Colore preferito dei capelli: variabile. Cocktail: Godfather. Pandoro o panettone: pandoro. Non sopporta Maurizio Costanzo, Enzo Arbore, la zucca, l’uvetta e il test di Cooper. Ama la musica, i libri, il teatro, gli accenti stranieri e il ragù.

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