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Ho capito che esiste un solo giorno dell’anno più letale del primo gennaio. È un giorno meschino, un giorno che non si può neanche fissare in una data precisa del calendario e odiare e basta. Un giorno che arriva proprio quando stai lentamente entrando nel pieno del dramma dell’autunno, in quel delicato equilibrio in cui provi a convivere con il freddo, con la pioggia e la nebbia. È lì che arriva lui: il giorno in cui cambia l’ora. E ti uccide.

È un giorno meschino, l’hanno pure piazzato di domenica, in autunno. Un mix letale che peggio delle domeniche d’autunno ci sono solo le domeniche d’estate, ma quelle che cadono in settembre e piove.

Il giorno in cui torna l’ora solare: un capolavoro d’infamia che non ho nemmeno mai capito perché l’hanno chiamata “solare”, che è sempre buio.

E se tu, malauguratamente, la sera prima sei pure uscito a divertirti, stai tranquillo che la domenica di fine ottobre in cui cambia l’ora, sarà un’agonia senza fine.

Perché inizi a ripensare al fatto che il giorno prima ti sei sentito felice quando ancora alle sei e mezza il rosso del tramonto autunnale scaldava il rosso del tuo Spritz Aperol.

E invece il giorno dopo, alle tre di pomeriggio, mentre sei là che sorseggi la tua bella tisana al finocchio dopo un pranzo domenicale coi parenti e in sottofondo c’è il rumore dell’Arena di Giletti su RaiUno, le tenebre arrivano, anche se in effetti se stai realmente vedendo Giletti, forse, le tenebre sono già arrivate da tempo. E il buio invade tutto. E di colpo allontani la tua tisana e avvicini il neomercurocromo e addio a tutti. Sempre che col neomercurocromo ci si riesca ad avvelenare, ora cerco su Google.

Io per fortuna negli anni ho imparato ad aspettarlo questo giorno. Ho scaricato pure l’app che fa il countdown sull’IPhone per prepararmi ad affrontare questa giornata come fosse il mio nemico più stronzo, provando con tutte le forze a sopravvivere a questa agonia.

È per questo che oggi pomeriggio ho deciso di andare a sfidarlo direttamente a casa sua, nel giorno che mette più a disagio di tutti, nel posto peggiore di tutti: al centro commerciale.

Sono entrato che fuori il sole non era ancora tramontato del tutto e mi sono seduto davanti ai saldi del negozio di articoli casalinghi, dove in vetrina c’erano i televisori che mandano in onda il filmato di un finto caminetto che ti riscalda pure. E là ho aspettato che le tenebre iniziassero a prendere tutti, uno dopo l’altro.

Sono uscito due ore dopo con la certezza che Carlo Conti oggi sarebbe fiero di me. Avete presente quando Carlo Conti all’Eredità legge quelle domande così bizzarre prese da: “secondo uno studio dell’università di Pasadena, ecc…”? Ecco, io oggi mi sono sentito l’università di Pasadena perché ho capito, e ho la prova scientifica, che il giorno in cui cambia l’ora è l’insindacabile limite massimo di tutti gli amori estivi. Ne ho le prove Carlo, veramente. Se mi stai leggendo, puoi dire ai tuoi autori di metterla tranquillamente come domanda nel tuo bel quiz.

Infatti, mentre un minuto dopo l’altro la gente si trascinava dentro il centro commerciale sempre più ingobbita dal calare inaspettato delle tenebre e usciva portandosi via i televisori che scaldano, accanto a me due sedicenni si sono lasciati.

Cioè, accanto a me c’era solo Lei, Lui stava su skype a chilometri di distanza, in qualche località di mare. Lei gli ha detto cose tipo che da quando la scuola era ricominciata ed era ricominciata anche ginnastica artistica, non riusciva più a sentirlo come prima e domani ricomincia anche catechismo, figurati: «Scusa, scusa, scusa…ora non odiarmi. Non mi dimenticherò mai di te e di questa nostra estate assieme».

E io a quel punto mi sono sentito stranamente bene. Il giorno che cambia l’ora io l’avevo appena sconfitto. Avevo visto cadere sul campo una giovane coppia, uccisa da quel mostro che io invece ero riuscito a vincere o quanto meno ad evitare. Un mostro che pur non invitato si presenta ogni fine ottobre a mangiarsi tutti i pomeriggi, tutti gli aperitivi spensierati e anche un po’ di apericene.

La ragazza piangeva in mezzo ad un centro commerciale affollato e io un po’ mi dispiacevo per lei perché mi sono immaginato l’autunno che l’aspetta: il più lungo della sua vita. E lei ancora non sa che fuori, poco lontano dal wi-fi gratuito, il buio delle quattro di pomeriggio del giorno che cambia l’ora la stava aspettando per darle il colpo di grazia finale. Solo 24 ore prima si stava specchiando felice nei camerini di H&M e fuori c’era il sole, ora invece fuori l’aspetta un nemico letale.

E così io, felice, mentre stavo per andarmene pensando di scrivere una mail a Carlo Conti, lasciandomi alle spalle le lacrime della ragazza, ho deciso all’improvviso di tornare verso di lei e le ho dato il consiglio che alcuni anni fa vorrei avessero dato a me: «La prossima volta cerca di innamorati a inizio novembre. Passato novembre è tutta discesa, buon Lunedì e buon catechismo».

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Giulio Castoro
Giulio Castoro è nato nel 1988. Fino al 1996 non ha fatto altro che attendere il 19 ottobre di quell’anno, ovvero il giorno nel quale ha fatto la sua prima e finora ultima comunione. Quel giorno ha ricevuto in dono un orologio digitale che allo scoccare di ogni ora emetteva un suono fastidioso. Successivamente ha frequentato diverse persone alle quali ha dato molto fastidio con il suo orologio. Ha smesso nel 1998 quando ha deciso che il tirocinio presso il suo orologio era terminato e da allora ha iniziato a dar fastidio autonomamente. Colleziona liste della spesa abbandonate da anziane signore alla cassa del supermercato e dal 2011 aggiorna settimanalmente la sua personale lista delle parole bellissime che comincia con la L di Leccornie e termina (per ora) con la R di Robiola. Il suo programma tv preferito è Forum e il suo cognome è veramente Castoro.

1 commento

  1. Se posso, è uno degli articoli più struggenti della mia esistenza. Ora ho un buco nero nella fucina dei miei sentimenti. Ciao Giulio C. piacere di averti tra noi

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