La prima volta che l’ho letto risale circa a 7 anni fa, il che vuol dire che avevo quasi diciannove anni e non ci capii una beata minchia. Ora, dire che il Piccolo Principe è un libro per bambini, per quanto mi riguarda, è da sconsiderati. L’ho riletto in questi giorni e, a distanza di un lasso di tempo così abissale, ho trovato ancora difficoltà a capirlo interamente. Se apparentemente sembra scritto in maniera semplice e abbordabile per un pubblico estremamente ampio, con un gap che può andare dai 5 anni (?) ad oltranza, per me, dare in mano il piccolo principe ad un bambino è dargli della carta dorata da sprecare per farci origami. 

Dare da leggere il Piccolo Principe ad un bambino vuol dire dargli del materiale senza che questi abbia gli strumenti effettivi per comprenderlo, dal momento che gli manca completamente una parte di esistenza fondamentale per poterlo fare e cioè, proprio il diventare/essere adulto. 

Questo racconto non è “pane per denti da latte”.

Il Piccolo Principe è un bambino speciale. Un bambino speciale che girovaga da un pianeta all’altro in cerca di nuovi amici, per prendere coscienza di ciò che esiste al di fuori del suo pianeta, intersecando la sua vita con quella di più o meno buffi personaggi, nessuno meno importante di un altro, in quanto ognuno di questi porta con sé una lezione di cui il Piccolo Principe fa tesoro.

Alla fine di questo suo viaggio, incontra l’autore del libro, ed è proprio da questo evento che parte questo racconto: con un “throwback”, si ripercorre l’avventura al contrario, a regresso, di quelle che sono le avventure di questo Piccolo Principe che è poi il bambino che c’è in ognuno di noi, ma di cui ci siamo dimenticati e in cui l’aviatore si rivede.

Tutti i grandi sono stati bambini una volta. Ma pochi di essi se ne ricordano

E’ così che questo libro sembra essere fatto per tutti. Chiunque abbia però superato la fase infantile e possa capire cosa significhi essersi dimenticato la spensieratezza e la leggerezza che questa porta con sé.

Per questo dovremmo rileggerlo ciclicamente, affinché diventi un promemoria di ciò che è veramente importante, ma che per paura di soffrire, o perché abbiamo effettivamente sofferto molto, ci sforziamo di dimenticare.

Se il racconto però comincia con l’incontro dell’autore con il Piccolo Principe, è anche vero che c’è una prefazione da non accantonare, poiché in alcun modo meno importante: il ricordo che l’autore ha di se stesso a sei anni, quando inizia ad andare a scuola e, nonostante sia convinto di poter essere un grande artista e poter disegnare bene, viene tempestivamente scoraggiato dagli adulti, che non comprendono il suo modo di vedere le cose e lo dissuadono completamente da quella che sembra essere la sua vocazione, portandolo a conservare quel disegno incompreso per non dimenticarsi di quanto la mancanza di immaginazione degli adulti possa rivelarsi così grande e sconsolante.

Esattamente come l’autore a sei anni ha capito che doveva guardarsi intorno per cercare altro che esulasse dal diventare un artista, il Piccolo Principe intraprende il suo viaggio cercando nuovi pianeti per scoprire nuove cose che vadano oltre l’unica conoscenza che egli ha del suo pianeta e della sua rosa.

Porta con sé la voglia di esplorare nuovi mondi e nuove abitudini e non è per nulla spaventato da ciò che non conosce anzi, ha la capacità di sorprendersi ad ogni piccola cosa, ad ogni persona che incrocia lungo il cammino, mostrandosi in tutta la sua innocenza ed ingenuità.

Il Piccolo Principe trascorre il suo tempo sul suo piccolo pianeta, l’asteroide B612, a strappare piccoli arbusti di baobab che, se fossero cresciuti, l’avrebbero distrutto. 

Su questo asteroide vi era un fiore molto bello che il principe considerava unico nell’ universo: era spuntato così per caso e, incantato dalla sua bellezza, se ne prese cura. Il fiore presuntuoso pretendeva da lui continue cure ed attenzioni, finché un giorno, il bambino, decise di lasciarlo a causa della sua vanità e di partire per vedere mondi nuovi. 

Perdendo il proprio punto di riferimento, si innesca un sentimento di sofferenza il cui dolore e senso di solitudine sono proprio ciò che poi lo spingono ad esplorare nuovi luoghi. 

Da ciò si evince quanto la rottura di un rapporto possa avere due facce: perdita ed opportunità.  Superata la perdita possiamo andare verso opportunità che prima ci precludevamo.

Nel suo viaggio incontra tanti strani personaggi che gli fanno capire che i grandi a volte pensano solo a se stessi e non vedono altro che quello che vogliono vedere o, in altro modo, quello che hanno davanti, senza andare oltre. 

L’essenziale è invisibile agli occhi

Incontra un re che governa su un piccolo pianeta del quale è l’unico abitante e per il quale, la cosa più importante era comandare. 

Incontra un uomo vanitoso, per il quale non esiste nessun’altro eccetto se stesso; un ubriacone che beveva per dimenticarsi di avere vergogna di bere; un uomo di affari che passava il tempo a contare le stelle che diceva di possedere; un lampionaio che accendeva e spegnava il lampione una volta al minuto perché il suo pianeta era piccolissimo e girava molto velocemente; un geografo che però non sapeva nulla di come era fatto il suo pianeta poiché non c’erano esploratori che lo informassero delle loro scoperte ed infine la Terra che, a differenza degli altri pianeti, era molto grande, ma essendo approdato nel deserto non vi era presenza di uomo alcuna.

Qui fece conoscenza dapprima con un serpente, poi trovò un giardino di fiori uguali al suo, e rimase dispiaciuto poiché il suo fiore gli aveva fatto credere di essere unico, infine incontrò una volpe. Il ragazzo voleva giocare con lei, ma questa gli rispose che non poteva perché non era addomesticata. “Addomesticare”, secondo la volpe, vuol dire creare legami e fare in modo che una persona diventi unica al mondo cosicché si possano provare dei sentimenti, a loro volta unici al mondo. 

Così come per la volpe, essere amici vuol dire essere addomesticata, per il Piccolo Principe, amicizia, intesa in senso più ampio come amore, implica prendersi cura dell’altro, nel suo caso, della sua rosa. 

Il Piccolo Principe si guadagna la fiducia della volpe andandola a trovare tutti i pomeriggi: è proprio il ripetersi di questo comportamento che fa sì che si inizino a crearsi della aspettative ed è quando si creano dei legami che bisogna mettere in conto che, alcune volte, si può anche soffrire.

Il Piccolo Principe capisce quanto sia effettivamente importante la sua rosa: il rapporto con la volpe gli è stato molto d’aiuto e il giardino di fiori non ha reso la sua rosa meno importante per il tempo che lui le aveva dedicato, esattamente come per la volpe.

L’ultima parte del libro tratta del momento in cui l’aviatore deve lasciare il suo amico, dopo aver riparato il guasto all’aereo, esattamente come il principe deve fare ritorno al suo pianeta.

Il legame creatosi è un legame molto importante che porta alla tristezza nel momento del distacco, ma la loro amicizia non cesserà di esistere a causa della lontananza in quanto l’essersi conosciuti li ha arricchiti reciprocamente e nessuno dei due se ne potrà dimenticare.
Il rapporto trattato non è solo tra adulto e bambino (il Piccolo Principe e l’aviatore), ma anche tra pari (il Piccolo Principe e la volpe/il Piccolo principe e la rosa) proprio a ricordare che ogni rapporto è unico e a sé stante.

Questo libro, come dicevo, mi è stato regalato da mia mamma ed io non l’ho saputo apprezzare prima di qualche tempo fa, dopo averlo letto per la seconda volta.

Non so come si possa considerare una lettura per bambini, perché il significato è ben più profondo e, talvolta, serve a poco anche essere adulti per poterlo capire fino in fondo. 

Forse bisognerebbe essere semplicemente “pronti”: pronti a riceverlo, come per qualsiasi cosa, perché se “l’essenziale è invisibile agli occhi” è anche vero che “gli occhi vedono quello che vogliono vedere quando sono pronti a vederlo.”

Bisogna essere pronti a scontrarsi col fatto che inevitabilmente diventiamo grandi, ma è importante, direi fondamentale, non smettere mai di sognare e credere che qualcosa di straordinario sia possibile..

Buona lettura

(immagini prese dal web)

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