“Mi pianto qui, da sola. No, mi piantò qui … da sola”

 La vita o la mano di qualcuno.

 Terreno spontaneo o terreno scelto da altri?

 Un bulbo dentro la terra. Ecco sono questo.

 E dentro ci sta tutto un progetto che non vedo.

 Cosa accadrà, come farò a fiorire. Ma fiorirò? 

 Perché credo di fiorire?” Pensava il bulbo. Si torturava nel buio.

 “Aiuto, che luce che paura!”  Un mattino nacque  la prima  piantina.  Senza sforzo, senza accorgersene. 

 Sentì un profumo delicato intenso attorno a se.

 “Scusami ape … ma chi emana tutto quel profumo?”

 L’ape rideva … La rosa non si accorgeva che era fiorita che aveva teneri petali di velluto rosa, e poi sotto era protetta, 

 aveva spine dure e temibili. 

 Un po d’acqua e di sole e lei era li, senza scopo,

 stava li, non si disse nulla. Era lì ed era viva. 

 Era nata da un progetto definito non si sa da chi.

 “Sei tu che profumi così” disse una bambina.

 “Ti raccoglieranno per questo”

 La rosa ebbe paura, ma avrebbe accettato qualsiasi destino.

 Lei profumava, forse quello era il suo scopo.

 La rosa è come ogni vita che non sa il suo progetto 

 ma nel suo bulbo ce l’ha, ed a volte sente che 

 accadrà qualcosa, sogna, non sa ma è viva. 

 Adesso sta in pace, nella terra e nell’aria.

 Ogni persona esplode nel tempo del suo seme.

 Accade e c’è un profumo mai sentito.

 Non ci sono premi solo quello di vivere di semplicità,

 anche con le spine. Anche quando i petali cadranno.

 Noi non lo sappiamo se le rose sono felici ma profumano.

 Quella è la loro natura.  Di pace profumata.

 ©Gloria Corradi 

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