Oggi conosciamo SERGIO ROMANO. Nato a Treviso nel 1948 abita a San Giorgio Della Richinvelda. Ha conseguito il Diploma alla Scuola di Mosaicisti di Spilimbergo sotto la guida di valenti maestri e poi si è dedicato nella pittura, allievo di Fred Pittino facendosi anche apprezzare nell’ambiente artistico esponendo le sue opere in Italia ed all’estero. Il critico d’arte Paolo Venti sottolinea nelle sue opere sono visibili i discorsi sulla modernità che si sovrappongono e dialogano con le macchie di colore, le strisciate della pennellessa, un  discorso giocato tra il virtuale ed il pittorico, una rapida successione di domande e risposte che evoca a tratti eventi chiave e allude a fratture dei nostri tempi. 
Il mio sguardo sulle sue opere: parlano di aperture e di rispetto su molte realtà espressive, una tecnica di nuovi territori, quasi una liberazione  ma anche un nido sicuro dove molti possono approdare su un equilibrio di molte parti. Ho trovato una frase sugli scritti autobiografici che è di Mario Giannatiempo, “L’artista sembra dire che possiamo ancora trovare nel mondo in cui viviamo spazio di bellezza e di fantasia”

Cosa è per te la bellezza?

Vedo la bellezza intorno soprattutto nei bambini, nell’arte, nella natura.

Noto molti mondi che si sovrappongono e l’impronta della scuola di mosaico che ti porti dietro anche se il tuo stile è personale, come sei arrivato a quelle opere pittoriche?

E’ il frutto di 50 anni di lavoro dagli anni 60 dopo il mosaico ho iniziato col figurativo poi ho cominciato a scomporre … questo fa parte dell’artista, se no si stanca, ho proseguito avendo avuto anche dei riconoscimenti che mi hanno incoraggiato e conto di continuare su questo tipo di opere che mi appassionano molto.

Solo questo tipo di cose o hai in cantiere altro?

Ho in cantiere altro … direi senza separarmi da queste cose ma una loro evoluzione. Nuovi cicli sempre però collegati al passato.

Ci parli di questa tecnica che usi?

Uso di tutto un po, colori acrilici, sabbie mescolate a colla, carte dalle riviste che cerco, carte che dipingo in precedenza io, scelgo ritaglio, elaboro ed accosto questi colori, e vedo che mi soddisfa, mi dico ALT che andare oltre è un po pericoloso … ogni arista ha le sue regole … quindi decido limiti ed espansioni

A proposito di grandezze, i tuoi quadri hanno sempre la stessa dimensione …

In questo caso si, ma ne ho di più grandi, c’è il rischio di perdersi …  perché sento che devo concentrarmi e far stare in poco spazio quello che ho intenzione di fare ed è difficile in entrambi i casi.

Ho notato un altra cosa …ci sono tanti quadri che non hanno colore ma solo dei punti di colore, cosa vuol dire per te un piccolo tratto geometrico colorato ..

La classica pennellata di rosso, come alcuni maestri dicevamo, mi riferisco ad Afro … ma non volevo mettere a caso questa pennellata allora ho formato un segno geometrico, come un triangolino mi è sembrato meglio…

C’è un opera che è nata in un momento particolare?

Dietro ai quadri ci stanno sempre scritte  le sensazioni del momento ma visto che poi li incornicio a modo mio non si vede più ma strappandolo si vede … oggi piove, oggi ho dipinto in compagnia del mio cane. C’è un quadro dipinto dopo un periodo di sconforto, dopo una malattia al cuore volevo lasciare il tutto poi un giorno su una rivista ho visto una scritta  “eppure batte ancora” … perché non strapparla e metterla e poi non contornala di colori? Ho fatto così ed è ripartita la voglia di fare.

Come reagisce la gente alle tue opere?

Nelle mostre fatte in Istria e Slovenia, mi hanno fatto i complimenti per l’ originalità dei miei quadri e ne sono orgoglioso.

Cosa vuoi trasmettere colle tue opere?

Tutto e niente, non mi dico cosa voglio creare, nasce da se, ad un certo punto mi fermo, quando l’opera è completa mi fermo.

Forme geometriche chiuse ma anche spazio, senti l’arte come qualcosa di intimo o liberatorio?

Intimo, interno. Mi piace creare un quadre e incorniciarlo come una finestra, se uno nota bene … un paesaggio, mi piace pensare che 10 che guardano un quadro abbiano 10 visioni diverse 10 interpretazioni diverse,  non metto mi titoli proprie al fruitore di vedere quello che dico io mi sembra un po riduttivo …. 

Come stai davanti alle tele all’inizio?

Davanti alla tela bianca io sento un dramma, non ho idea precisa su cosa farò, piazzo le carte, le sposto …

Per te è una libera espressione … e nel domani?

Ho in cantiere qualcosa col mio stile utilizzando più formati grandi

Cosa diresti alla gente?

Mi soddisfa il fatto che le guardino e sentano qualcosa.

Intervista  fatta in luglio 2019 al Tiare Art di Villese, per un ciclo di mostre curate da Severino Mengotti.
Gloria Corradi

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