Oggi conosciamo la scrittrice friulana Ilaria Tuti, grazie a questa autointervista che ha rilasciato in esclusiva per Blud.
Lascio direttamente la parola ad Ilaria.

Vi ringrazio per questo spazio, fa sempre piacere fare due chiacchiere su una propria passione.

Quando hai iniziato a scrivere racconti?

Non scrivo da molti anni, una manciata, ma in compenso il tempo che dedico alla scrittura è aumentato in modo esponenziale. Ora scrivo ogni giorno e se non sto scrivendo, di sicuro sto pensando a qualche storia da mettere su carta. È una passione che riempie ogni giornata. È entusiasmante svegliarsi al mattino e sapere che c’è una storia che deve ancora essere scritta.

Che cos’è la scrittura per te?

Mi piace considerarmi una raccontastorie. Narrare è un’alchimia misteriosa e piena di meraviglia che si compie quando il lettore entra nella storia e la sente anche un po’ sua. Chi scrive, ma anche chi legge, vive infinite vite, una diversa dall’altra. Io scrivo per amore delle storie. Scrivere, però, è anche sacrificio. Lo faccio nel tempo libero e nelle ore serali. E per migliorare, devo farlo anche quando non ne ho molta voglia.
Ci vuole dedizione, ci vuole cura.

Con quale genere ti trovi più a tuo agio?
Quali sono i tuoi racconti che più ami?

Ho iniziato scrivendo racconti di genere fantastico. Amo molto la fantascienza e anche l’horror, quando si unisce a tradizioni antiche e alla riscoperta del proprio territorio, come nel racconto intitolato Krampus, ambientato a Tarvisio, con cui ho vinto il Premio Algernon Blackwood. Negli ultimi due anni, però, sono più attratta dal genere poliziesco e dal thriller.
I racconti che più amo sono quelli più appassionati e che mi hanno dato più soddisfazioni. Con La bambina pagana, un giallo ambientato a Venzone che parla anche di mummie, nel 2014 ho vinto il Premio Gran Giallo Città di Cattolica, il più importante in Italia. Il racconto è stato pubblicato nei Gialli Mondadori. È stata un’emozione indescrivibile e l’inizio di un periodo di grandi soddisfazioni che non è ancora finito.

L’anno dopo sono salita sul palco del Mystfest a Cattolica per presentare assieme agli altri autori l’antologia Delitti in Giallo, sempre edita dal Giallo Mondadori, in cui sono presente con il racconto L’ultimo volo dell’Aquila, scelto dopo una severa selezione. È ambientato alla fine della Seconda Guerra Mondiale. È stata una storia che ho amato da subito ma difficile da scrivere, per le tematiche trattate. Hitler è nel castello di Kransberg, sta organizzando l’offensiva delle Ardenne. La morte tragica quanto sospetta di un ufficiale fa temere l’esistenza di un complotto per uccidere il Führer. A investigare, viene chiamato un famoso professore di medicina legale, oppositore politico del regime e internato a Dachau. Johann Maria Abbati dovrà scoprire se si è trattato di una fatalità o di un omicidio e, soprattutto, capire se sia giusto difendere il Male assoluto da chi lo vorrebbe morto.

L’ultimo racconto lungo che ho scritto è un thriller dalle tinte noir ambientato nel Tarvisiano. Si intitola La ragazza dagli occhi di carta ed è edito da Nero Press Edizioni. Lo amo molto perché ha visto nascere una protagonista che ho nel cuore: Teresa Battaglia, un commissario di Polizia vicina alla pensione, che combatte contro il diabete e i primi sintomi di un Alzheimer precoce. È una guerriera sovrappeso e piegata dalla fatica, intensa come solo chi ha sofferto davvero può essere.

Che legame hai con la tua terra e che importanza ha nelle storie che scrivi?

Un legame forte, che ho riscoperto soprattutto negli ultimi anni. Il Friuli ha un patrimonio storico, culturale e naturalistico importante. Vi attingo a piene mani per arricchire le mie storie di colore, a volte anche di mistero. È una terra che mi riempie d’orgoglio e che racconto con amore.

Qual è la storia che vorresti scrivere ma non ne hai il coraggio?

Un giallo classico con delitto… ambientato in una stazione spaziale. Un enigma della camera chiusa, insomma. Un progetto difficilissimo e ambizioso. Fuori portata, per il momento.

Qual è invece la storia che avresti voluto scrivere tu?

Quella di I Origins, un film di fantascienza scritto, diretto e prodotto da Mike Cahill. Una storia drammatica e struggente, e allo stesso tempo dolcissima e piena di speranza. Il mistero della vita, che lascia senza fiato.
La fantascienza che più amo non è la space opera, né quella che delinea un futuro distopico e apocalittico, ma una visione luminosa e piena di mistero dell’Universo e della vita, capace di far dimenticare le miserie umane e farci capire che possiamo essere qualcosa di straordinario. Abbiamo bisogno di riscoprire il senso del meraviglioso.

Qual è l’opera che più di ogni altra ti ha fatto amare la letteratura?

Se questo è un uomo, di Primo Levi. L’ho letto in età matura e ne sono felice. Prima, probabilmente non avrei potuto capirlo fino in fondo. È un’opera che insegna che cosa è l’uomo, ma lo fa senza giudicare.
Insegna a leggere e insegna a scrivere. In nessun altro autore ho trovato una chiarezza di pensiero pari a quella di Levi. In nessun altro ho trovato la potenza calma di questo scrittore. Ogni frase è un macigno, eppure colma della lievità dei grandi. Perfetta, misurata, e proprio per questo ancor più efficace.

Progetti futuri?

Sono finalista al Premio Alberto Tedeschi indetto dalla Mondadori con il mio primo romanzo giallo, Nel Buio. Comunque vada, spero che questa storia trovi la sua strada verso la pubblicazione. È ambientata in Friuli e la protagonista è di nuovo Teresa Battaglia. Nel frattempo sto completando un nuovo romanzo e la trama di un altro è già stata scritta. Le idee per nuove storie non mi mancano mai, non ne potrei fare a meno.

Vi ringrazio ancora e saluto tutti con un abbraccio!

ilaria-tuti
la ragazza dalgli occhi di carta

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