L’arte di guardare in alto tra le mille cose di quaggiù

Capita di stare immersi nella routine quotidiana fatta di studio, lavoro, palestra e chissà cos’altro. Capita di avere la testa piena di pensieri in confusione, capita di fermarsi per strada e di guardare la gente fare, pedalare, sistemare i tavoli del bar, aspettare il semaforo per attraversare.

Ma capita poi, in mezzo a tutto questo caos, di alzare lo sguardo all’improvviso e scoprire che il cielo è lì ed è bello. Sì, capita proprio di guardare il cielo, quella cosa che sta sopra le nostre teste e che immortaliamo sui  social al tramonto. 

Ecco il verbo “capitare”: “arrivare, giungere casualmente, improvvisamente” dice il dizionario. Capita e basta, le cose capitano e basta. Possiamo pensare, sognare il futuro ma alla fine tutto è in ballo al destino, al gioco o semplicemente al capitare perché si sa, le cose alle volte succedono veramente a caso e per caso. Non possiamo farci niente. Anzi, qualcosa possiamo proprio fare: dare attenzione.

Sì, in un’epoca tecnologica e nella quale la nostra soglia di attenzione si è abbassata a 15 secondi, una cosa che possiamo proprio fare è quella di cercare di riconoscere le cose che ci accadono. Tra le mille infinite cose che ci capitano, notiamo solo quelle meno belle, quelle che possono essere motivo di consolazione. E così, forse nemmeno ci rendiamo conto di quanto possa essere veramente bello e sorprendente il mondo intorno a noi.

Camminiamo e corriamo tra i mille impegni quotidiani per poi scoprire che siamo fermi, quasi bloccati, in un circolo di cose che ripetiamo ogni giorno. Ecco “cose”: parte, aspetto della realtà materiale o ideale, oggetto, azione, situazione, causa, lavoro, affare. Ci sono troppe definizioni, ma alla fine siamo circondati di cose, abbiamo un sacco di cose da fare, abbiamo in testa mille cose…

E, tra tutte queste cose ci sono anche i social che con i loro filtri occupano dei preziosi istanti della nostra vita. Catturiamo con la fotocamera paesaggi meravigliosi per poi modificarli con filtri su filtri. Fotografiamo tantissimo e ci perdiamo forse il momento, troppo presi a scegliere la descrizione per il post, a capire l’ora in cui condividere per avere più like.

Ogni giorno scattiamo delle foto, a noi stessi, ai nostri amici oppure alla tazza di caffè fumante al mattino o lo spritz dopo lavoro o post lezione in università. Abbiamo costantemente il cellulare in mano, ce lo portiamo ovunque e senza di lui siamo spaesati. Così forse la foto stessa perde del significato proprio perché ne facciamo troppe e tante volte capita che le abbandoniamo nella galleria del telefono.

Vero, una volta esistevano gli album dei ricordi, quelli che riapri a Natale dopo l’infinito pranzo e la tombola, quelli che sfogli in un momento di nostalgia e ti rivedi piccolo sommerso da giochi oppure in sella alla bicicletta a rotelle. E inevitabilmente sorridi. Sorridi per quegli scatti che raccolgono le domeniche in famiglia, le feste di compleanno con gli amichetti, il diploma all’asilo e le recite di fine anno. Sorridi e basta, forse ti scende una lacrimuccia, ma sorridi.

Anche allora eravamo circondati da cose eppure eravamo più sollevati. Ci meravigliavamo di tutti ed è vero che eravamo più piccoli, ma quello stupore dove è finito?

Camminando, ci accorgiamo se un negozio ha cambiato vetrina ma non badiamo alle cose che stanno qui da sempre come il cielo che è una rivoluzione continua. Una rivoluzione. Pensiamoci, giorno e notte. Sole e temporale. Cambia di continuo, influenza il nostro umore, eppure sta lì, sopra di noi pronto a far da cornice ad ogni nostro scatto.
E ci sorprende ogni giorno.

E forse alla fine è  bello così: essere circondati da cose, alzare lo sguardo, scoprire il cielo e sentirsi piccoli. Piccoli come in quella foto in vacanza al mare con la faccia sporca di gelato al cioccolato e fiordilatte, con il cappellino in testa e quintali di crema solare perché mamma lo diceva…“Metti la protezione, altrimenti ti scotti”.

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Claudia Carlotto
Fotografa alle prime armi, sono un’appassionata del mondo digitale e della comunicazione. Mi piace scrivere e le mie più grandi fonti d’ispirazione sono Martha Nussbaum, Malala e Anja Niedringhaus. I libri fanno parte della mia vita da sempre, mi fanno stare bene il cuore. Sono innamorata del Friuli, delle sue montagne, dei suoi torrenti e dei piccoli borghi poco conosciuti. Affascinata dalla natura, dal cielo e dagli alberi, adoro camminare scalza e saltare nelle pozzanghere. Studio filosofia e forse per questo alle volte ho la testa tra le nuvole e mi perdo tra domande e tentativi di risposta. Nel mio zaino non mancano mai una penna, l’agenda e le cuffiette per ascoltare i Rolling Stones, i Blink-182, i Thirty Seconds to Mars, “Via della povertà” di Francesco de Gregori, Levante e Vasco. Sto cercando di imparare a fare i fliptrick con lo skate e a non bruciare le crostate…sono fiduciosa!

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