Un viaggio nella Gerusalemme europea

Questo racconto di viaggio vuole essere un invito, vuole sollecitare quella curiosità insita nell’animo umano, e provare a scalfirlo. Sarajevo, infatti, non lascia indifferenti. La città, simbolo di un paese in lenta ripresa, parla dritta al cuore di chi sa ascoltare e agli occhi di chi sa osservare.

Due macchine cariche di amici mangiano chilometri in direzione sud. Sarajevo aleggiava ormai da tempo tra le mete papabili per un viaggio di alcuni giorni, ma non avevo mai voluto spingere la cosa a causa della mia reticenza verso le grandi città in generale. Questa volta però ho trovato qualcosa di diverso: due città, Sarajevo e Mostar, e un popolo accogliente e ospitale, orgoglioso della sua identità. Il tempo di questo viaggio, quattro giorni, si è trasformato in tempo dedicato alla scoperta e alla conoscenza.

Dicono che Sarajevo faccia pensare, ed è proprio vero. Fa riflettere sulla storia dell’uomo, sulle sue credenze e tradizioni, su popoli tanto diversi quanto simili, sul potere e sulla guerra. Questa città ha una storia travagliata: prima romana, poi ottomana e infine austro ungarica. Rasa al suolo due volte, teatro della scintilla che innescò la prima guerra mondiale e, infine, colpita da un recente tremendo  conflitto. Io ero solo un bambino, ma non sono passati molti anni da allora. Tra il 1991 e il 1995 la città e tutto il paese, subì una guerra devastante, un genocidio di cui ancora  oggi si possono vedere i segni, sui palazzi e per strada, negli occhi della povera gente che ha perso tutto. Ma il popolo bosniaco è un popolo forte, in cerca di una perenne rinascita.

A Sarajevo trovano spazio culture tanto diverse: qui convivono mussulmani, ebrei, cristiani ortodossi e cattolici con una semplicità che a noi “occidentali” appare cosi irreale, offuscati dalla paura dell’invasore e del diverso.

Potete visitare la città in lungo e in largo, ma il vero valore aggiunto in questo viaggio è capirne l’essenza  parlando con i locali. Qui abbiamo avuto la fortuna di incontrare e parlare con due persone che la guerra l’hanno vissuta, che vivono un matrimonio misto, atei, emigrati e infine ritornati in patria. Queste persone sono scappate attraverso un tunnel dalla loro città, sono state colpite dai cecchini dietro casa, hanno subito perdite di famigliari e amici, ma con dignità ed orgoglio vogliono raccontarci le loro storie, testimoniare le loro esperienze di vita per farci scoprire una nazione sicuramente inquieta… ma non per sua scelta!

Ho appuntato in un taccuino alcune frasi tratte dai racconti di Vedran e Mustafa (guide che ci hanno accompagnato a Sarajevo e a Mostar).
Ne riporto alcune perchè credo siano davvero preziose:

  • “A me non interessa la politica, a me interessa che stasera tu esci di casa e ti senti donna e uomo libero” – a proposito dei giochi di potere politico che tutt’oggi si svolgono in Bosnia e nello specifico a Mostar.
  • “Dicono che il periodo del comunismo è stato un periodo buio … io dico: vaffanculo a chi ha acceso la luce!”- sembra che tutti qua rimpiangano il periodo di Tito, perché allora tutti avevano il necessario per vivere.
  • “Qui la gente non aspetta la morte, qui la gente vive la morte” – guardando il paesaggio si notano immediatamente i numerosi cimiteri: lapidi bianche a perdita d’occhio in ogni punto della città, che raccontano di un popolo che ha imparato a convivere con la morte.
  • “Logica finisce dove inizia Bosnia Erzegovina” – a proposito della mia domanda sulle numerose case senza intonaco ma con infissi nuovi di zecca.
  • “Dicevano che volevano liberare l’Europa dall’invasore islamico.. io mi guardavo allo specchio e mi dicevo: sono un invasore? Io? A casa mia?” e ancora: “Durante la guerra avevo come prigioniero il figlio di mia sorella … non potevo fare nulla… la guerra è cosi.”- Mustafa racconta la pazzia della guerra.
  • “Quando ero sulla montagna stavamo anche cinque giorni senza sapere nulla di cosa era successo in città. Poi arrivavano con i viveri… grappa e sigarette… cose che ci servivano per non pensare. Cominciavano a dirci: è morto questo, è morto quello. E all’inizio stavamo male. Poi dicevamo: ok ma non hai la grappa deficiente? Lo facevamo per difenderci dal dolore.” – a proposito della guerra combattuta a Mostar.

Girare in auto ti da la possibilità di osservare anche la periferia di una città, di vederne la sua vera forma, non solo il centro dove tutto è ben agghindato. Cosi abbiamo visto palazzi completamente sventrati affianco a nuovissime villette, pernottato in uno splendido appartamento moderno, arroccato in un quartiere popolato da branchi di cani randagi. Abbiamo tolto le scarpe per visitare le moschee, acceso lunghe e sottili candele in chiese ortodosse e siamo entrati con meno stupore in quelle cattoliche. Dietro ogni angolo si poteva nascondere una donna col burqua, una casa mezza bombardata, oppure un pub.

Passeggiare per Sarajevo, infatti, è tanto piacevole quanto disorientante: il canto dei Muezzin ti accoglie e ti fa sentire “altrove” rispetto all’Europa che conosciamo. Due passi nel quartiere turco, con negozietti che espongono ogni tipo di mercanzia, tra una sala da the e un burek, e si viene avvolti da un’atmosfera mediorientale decisamente coinvolgente. Poi, senza soluzione di continuità, ecco che lo sguardo si sposta sui maestosi palazzi del periodo austro-ungarico che ti riportano allo stile mittel- europeo, e ti senti nuovamente a casa. Poi, in periferia, enormi palazzi firmati Tito dove i segni della guerra sono ancora evidenti.

Ma la sensazione è sempre la stessa: più città nella stessa città, più identità per un unico popolo.

A Sarajevo crescono le rose sull’asfalto e sui marciapiedi: sono i segni indelebili delle bombe esplose che colorate di rosso rimangono lì, per raccontare i momenti tragici, forse un monito per le nuove generazioni.

In tempi come questi, dove l’immigrazione è un tema caldo e il diverso è ghettizzato, andate a Sarajevo. Per riscoprirete un senso di comunità, per capire meglio questa Europa, per accogliere con più amore e tolleranza le diversità. A proposito: quand’è stata l’ultima volta che avete parlato con il vostro vicino di casa?

INFORMAZIONI UTILI

Siamo partiti in macchina da Udine e abbiamo spezzato il viaggio a  Zagabria, con annessa  bella passeggiata serale. Da Udine a Zagabria sono circa 4 ore, fino a Sarajevo altre 4.

Per quanto riguarda il pernottamento

Noi abbiamo scelto una appartamento con AirBnB veramente ottimo (https://www.airbnb.it/rooms/13108741). 6 letti ( due matrimoniali e due singoli), cucina, salotto, stufa a legna super efficiente, due bagni e super vista su tutta la città. Il tutto per 35 euro a notte da dividere tra tutti. È a 10 minuti dal centro, l’unico inconveniente consiste nel fatto che la strada è parecchio in salita (allenamento che può servire dopo le mangiate di cevapi che si fanno!). I proprietari della casa sono molto disponibili e gentili, e per ogni esigenza sono a disposizione al piano di sotto. Durante i nostri 4 giorni di permanenza ci hanno sempre fatto trovare la stufa accesa al ritorno… e viste le temperature piuttoato rigide di dicembre è stata cosa molto gradita! C’è anche un piccolo garage per l’auto.

Guide

per Sarajevo Vedran Jusufbegovic
per Mostar Mustafa Demirovic

Sono entrambi contattabili via facebook.

Condividi
Articolo precedenteMeet the artists: Federica e le Roki
Articolo sucessivoCall SpiceLapis al Far East Film Festival – La Metamorfosi
Marco
Ama stare all’aria aperta. Per mangiare fa la Guida Alpina e qualsiasi lavoro che richieda l’uso di corde, dai palazzi agli alberi. La sua vera passione però sono gli sport outdoor. Pratica l’arrampicata, lo sci e qualsiasi attività divertente in montagna ma anche slackline e highline, skydiving, windsurfing, parapendio e speedfly . Vive intensamente l’ambiente che lo circonda spostandosi parecchio tra Friuli, Veneto e il resto delle alpi. La sua base è a Udine ma il suo spirito è ovunque! Enjoy the nature.

Lascia una risposta

Please enter your comment!
Please enter your name here