…o altrimenti detta match contro il panico.

Per scendere a Manali l’alternativa è una sola: una strada di 479 Km ad altitudine media 4000m, strapiombi e serpentine e quattro passi di montagna da superare. No escape. Rimaneva solo la scelta tra un touristic bus e uno sharing taxi oppure altre due alternative erano noleggiare una moto (che forse sarebbe stata la soluzione più figa) o prendere un government bus (del quale non siamo mai riusciti a capire gli orari di partenza).

Vedendo la differenza di prezzi tra uno sharing taxi (circa 70 euro a testa) e touristic bus (18 euro) abbiamo optato per il secondo ….sbagliando clamorosamente. Ragionando a posteri avrei sicuramente investito quei 50 euro in più per godermi una delle strade più panoramiche al mondo SENZA ANSIE.

E invece.

Partenza ore 5 di mattina, ritrovo ore 4.40. Svegliati alle 4 del mattino dai conati del ragazzo della stanza accanto che sta vomitando l’anima (scopriremmo che avrebbe poi preso il nostro stesso bus). Il main della nostra guesthouse ci aveva promesso la colazione pronta, invece di colazione non c’era traccia. Partiamo, prima sosta dopo 20 minuti per cambiare una ruota (notare che saremmo stati a pochi cm dal dirupo per almeno 10 ore di viaggio dove l’ultima cosa che ci si può permettere è una ruota traballante). Intanto, ci dicono, fate colazione se volete. Ne approfittiamo ma l’unica cosa che c’è è un thali al baracchino, ingerito a forza perché non è proprio una passeggiata ingoiare zuppa di lenticchie alle 5.20 am. Il restante della mattina lo passiamo cercando di dormire con davanti a noi un gruppo di ragazzi indiani presi da rumorosa ridarella costante post cannoni su cannoni fumati ad ogni pausa. Le pause, appunto, quelle per andare in bagno, pranzare e sgranchirsi le gambe erano sempre in mezzo al nulla e i bagni migliori che ho visto erano quelli con terra e cemento dentro al wc. Continua il resto della mattinata tra le ridarole dei ragazzi davanti e il mutismo degli altri passeggeri che, al contrario di quanto ci era successo fino a quel momento del nostro viaggio, sembravano non avere la minima intenzione di interagire.

Poi iniziano le serpentine. La strada OVVIAMENTE è a doppio senso di scorrimento e OVVIAMENTE i mezzi che si incontrano sono giganteschi camion con i quali ci siamo sfiorati ripetutamente sempre a pochi cm dal dirupo. Questo è andato avanti per tutto il pomeriggio, senza contare i momenti in cui abbiamo dovuto fare retromarcia (quasi sempre su un tornante a picco sul baratro) per far spazio ad un altro mezzo gigantesco. Il bus, alto e grosso, traballava facendoti saltare sul sedile e la sensazione era quella che si ribaltasse da un momento all’altro. Lungo la strada infatti c’era pure qualche automobile o camioncino in fondo ai vari burroni. Ho passato tutto il pomeriggio (più o meno dalle 14 alle 20) aggrappata allo schienale di fronte, pregando letteralmente di arrivare viva alla sera. Poi, magicamente, arriviamo. Pernottiamo in un hotel lungo la strada, tiro un sospiro di sollievo ma dura poco. Conosciamo un signore, l’unico italiano presente nel gruppo, che si siede al tavolo con noi. Mentre ceniamo inizia a raccontarci di tutte le disgrazie che gli sono successe nei suoi numerosi viaggi in India (alluvioni a Varanasi, frane che hanno ucciso un sacco di persone durante il periodo dei monsoni trascinando giù pullman e automobili e cose così) che conclude dicendoci che l’ultimo pezzo di strada che avremmo dovuto fare il giorno dopo sarebbe stata ancora peggio e di pregare che non piovesse altrimenti diventava davvero pericoloso. Il resto della sera l’ho trascorso cercando di controllare latenti attacchi di panico.

Siamo arrivati a Manali dopo 22 ore di viaggio, miliardi di tornanti e retromarce, qualche attacco di panico, nausea costante ma anche tanta adrenalina.

La Manali – Leh Highway è una delle strade più belle che si possano fare: deserti, montagne enormi, fiumi, panorami assurdi e spazi immensi. La rifarei? Si. Ma in taxi o in moto, in un mezzo più piccolo, meno traballante e che ti fa sembrare le strade più larghe, le curve più divertenti e i paesaggi meno ostili ma al contrario meravigliosi, quali sono. Forse se incontrassi di nuovo quel signore dal volto cupo e ingrugnato gli direi di venire con noi e proverei a fargli vedere quanto è bella la natura che ha intorno, se vista con occhi diversi e meno spaventati.

Giulia B.

https://viandareblog.wordpress.com

Immagine presa in prestito dal sito https://passoinindia.files.wordpress.com, la mia ansia non mi ha permesso di scattare foto o filmati.

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Giulia Adele B.
Classe 1987. Meticolosa, perfezionista, super organizzata. Una vergine ascendente vergine doc. Amante dei lunghi weekend al fiume d’estate e dei bagni caldi d’inverno, dei libri e del cibo cucinato con amore, frustrata se dal venerdì alla domenica non c’è a disposizione un buon taglio di vino. Affascinata dal funzionamento della mente umana (e felina). Perfettamente a suo agio nel mondo dei suoni, spesso in difficoltà nella mondanità. Divertita dagli stereotipi, spaventata dalla cattiveria, attratta dai Suchende, coloro che d’ogni aspetto della vita vogliono ragionando andare in fondo. Il suo strumento musicale preferito è l’essere umano e passa gran parte dell’anno cercando di capire come accordarlo. Il resto del tempo lo trascorre viaggiando, ritirandosi in boschi o vecchie case in collina e cercando il tocco perfetto sulle corde del Tanpura.

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