Forse è proprio qui che il nostro viaggio ha iniziato ad assumere una forma diversa, più simile a una vacanza, a un dolce ritiro in cui fermarsi ad aspettare pigramente che i minuti diventino ore e i giorni settimane.

L’India che ci si è palesata davanti è un India ancora una volta differente: verdissima, profumata di bosco, muschio e cortecce, estremamente lenta e rilassata, lontana dai clacson e dagli schiamazzi dei negozianti e dei tuk tuk drivers, un India a 2000m in cui le vette dell’Himalaya, “luogo di ritiro degli dei”, incorniciano il paesaggio, dove pinete e meleti si estendono a perdita d’occhio e le piante di marijuana crescono libere per le strade (richiamando un sacco di turismo frichettone) e in cui l’estremamente “terreno” si unisce ad uno spirituale meno sofisticato e indottrinato, più sobrio ed essenziale: pratica comune degli abitanti locali è alzarsi molto presto, spesso prima dell’alba per fare quel gesto di preghiera e ringraziamento che già avevamo visto più volte a Varanasi: mani congiunte sulla fronte alla radice del naso, occhi chiusi e qualche parola sussurrata, rivolta in questo caso alle montagne e alla natura.

Ogni vallata, ci spiega il nostro host, ha le sue usanze e i suoi riti, una sua divinità e anche dei colori specifici sul copricapo tradizionale. 

Tutto ruota intorno alla natura e i suoi ritmi, le donne trasportano immensi cesti di erbe su e giù per i sentieri che collegano i villaggi, raccolgono mele o sbattono con forza i vestiti insaponati per terra, gli uomini portano a pascolo gli animali, gestiscono la propria minuscola attività di vendita di prodotti locali, costruiscono e ristrutturano vecchie case. Da metà pomeriggio tutto si ferma e non è raro vedere sia uomini che donne masticare foglie di betel seduti sui tetti bassi delle proprie abitazioni o in qualche scalino a contemplare le persone che passano, i bambini che giocano e altre piccole scene di vita quotidiana. 

Noi dovevamo fermarci tre giorni e ne siamo rimasti otto, sorseggiando ogni istante delle nostre giornate scandite da lezioni di yoga, meditazione e lunghe passeggiate in mezzo alla natura, assaporando ogni angolo e ogni riflesso di luce di questo luogo così semplice eppure così saporito.

Giulia B.

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Giulia Adele B.
Classe 1987. Meticolosa, perfezionista, super organizzata. Una vergine ascendente vergine doc. Amante dei lunghi weekend al fiume d’estate e dei bagni caldi d’inverno, dei libri e del cibo cucinato con amore, frustrata se dal venerdì alla domenica non c’è a disposizione un buon taglio di vino. Affascinata dal funzionamento della mente umana (e felina). Perfettamente a suo agio nel mondo dei suoni, spesso in difficoltà nella mondanità. Divertita dagli stereotipi, spaventata dalla cattiveria, attratta dai Suchende, coloro che d’ogni aspetto della vita vogliono ragionando andare in fondo. Il suo strumento musicale preferito è l’essere umano e passa gran parte dell’anno cercando di capire come accordarlo. Il resto del tempo lo trascorre viaggiando, ritirandosi in boschi o vecchie case in collina e cercando il tocco perfetto sulle corde del Tanpura.

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