In India possono succedere cose assurde, può accadere per esempio che sali sul treno sbagliato e che qualcuno vedendoti in paranoia tiri il freno di emergenza facendo fermare l’intero convoglio proprio in mezzo al nulla, senza nemmeno pensare che questo possa creare problemi o infastidire qualcuno, anzi, tutto ciò li fa -giustamente- ridere.

Ci è capitata la tipica situazione “panico da India” (con cui abbiamo iniziato presto a familiarizzare) che ci ha spinti ad arrivare al binario mezzora prima dell’orario di partenza proprio per essere sicuri di non avere problemi nel trovare il nostro vagone (che non è una cosa così scontata qui) e, magia, quello che pensavamo essere il nostro treno Varanasi – Agra era già nel posto. Ovvio che si trattava del treno sbagliato, ma questo lo abbiamo appurato solo una volta saliti quando ormai era troppo tardi. E pensare che dovevamo solo chiederne conferma ma nemmeno il tempo di salire i gradini della carrozza che abbiamo iniziato a muoverci. Nel giro di un minuto eravamo circondati da una dozzina di persone che con il nostro biglietto in mano cercavano di capire il da farsi. Già ci vedevamo persi in qualche minuscolo villaggetto pregando di tornare in tempo a Delhi per il volo che avremmo avuto nemmeno 48 ore dopo per Leh. Poi la magia: vedo un ragazzo armeggiare con il freno di emergenza che al mio sguardo perplesso mi dice “Don’t worry, we can stop the train!” Qualche minuto dopo stavamo sgambettando in mezzo ai binari della periferia di Varanasi, circondati da mucche, cani e dagli occhi divertiti dei passeggeri dei treni che ci passavano accanto. Alla fine siamo riusciti ad arrivare in tempo per prendere il treno giusto, mai stata tanto felice di avere 12 lunghissime ore di viaggio davanti!

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Siamo arrivati ad Agra all’alba del nostro sesto giorno in India.

Il tempo di una doccia e siamo al Taj Mahal, enorme e bellissimo proprio davanti a noi. Ma quello di cui voglio parlare non è la bellezza di questo monumento ma il contrasto, la complementarità nei colori, nella consistenza e nei suoni tra questo prezioso mausoleo e la realtà che si trova appena fuori dai suoi confini. La vera meraviglia per noi è stata quella linea di demarcazione tra l’oggettivamente bello e il “quotidiano” sporco e polveroso, quella linea che ti fa percepire il bianco del marmo ancora più bianco e il cobalto dell’intonaco delle case e il giallo zafferano delle strade ancora più saturo. Dentro il clima è austero, la struttura è armoniosa e delicata ma piena di forza. è solenne, il sussurrare dei turisti sembra quasi non voler disturbare la quiete del posto. Fuori invece è una danza incessante di colori e schiamazzi, giochi e scherzi. Fuori c’è la vita, dentro la sacralità della morte. Fuori gruppi di bambini ti chiamano e ridono e inciampano per scrutarti meglio mentre portano su e giù barcollando taniche di latte e ti corrono incontro, aggrappandosi alle tue braccia, per non perdere l’occasione di esplorare da vicino una diversità, mentre le mamme ti guardano curiose e preoccupate dagli spiragli delle porte lasciate sempre aperte. Dentro c’è qualcosa di più simile al silenzio, sia nei suoni che nei colori. Tutto ciò che tocchi è pulito, compatto, saldo, inviolabile. Mentre tutto ciò che tocchi fuori è polveroso o viscido, sudaticcio. E se dentro ti raccogli, rifletti e ammiri fuori giochi e diventi parte della polvere, delle mani appiccicose e dei sorrisi incontaminati.

Giulia B.

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Giulia Adele B.
Classe 1987. Meticolosa, perfezionista, super organizzata. Una vergine ascendente vergine doc. Amante dei lunghi weekend al fiume d’estate e dei bagni caldi d’inverno, dei libri e del cibo cucinato con amore, frustrata se dal venerdì alla domenica non c’è a disposizione un buon taglio di vino. Affascinata dal funzionamento della mente umana (e felina). Perfettamente a suo agio nel mondo dei suoni, spesso in difficoltà nella mondanità. Divertita dagli stereotipi, spaventata dalla cattiveria, attratta dai Suchende, coloro che d’ogni aspetto della vita vogliono ragionando andare in fondo. Il suo strumento musicale preferito è l’essere umano e passa gran parte dell’anno cercando di capire come accordarlo. Il resto del tempo lo trascorre viaggiando, ritirandosi in boschi o vecchie case in collina e cercando il tocco perfetto sulle corde del Tanpura.

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