In  tempi di quarantena forzata come quelli che stiamo vivendo non si può far altro che immaginare i prossimi viaggi che faremo appena sarà possibile (anche se probabilmente il nostro modo di viaggiare non sarà più lo stesso, ma questo è un altro discorso). Una cosa che però, almeno per me, non cambierà, è la mia tendenza a preferire la guida in formato cartaceo rispetto a qualsiasi altro supporto digitale.
Lo so, su Wikipedia c’è tutto ed il web è pieno di articoli tipo “Le dieci cose che devi assolutamente vedere” di qualsiasi posto nel mondo, però vuoi mettere la guida cartacea?

A casa ho una piccola collezione di guide accumulate negli anni.
In molti casi mi sono rivolto alla biblioteca prendendole in prestito, ma in generale mi piace acquistarle: sono in ogni caso un ricordo di quel viaggio e possono essere usate più volte, soprattutto se parliamo di testi che descrivono intere regioni o Stati, insomma non si butta via niente. A me piace cominciare a leggerle in fase di avvicinamento, in treno o in aereo.
Se invece guido io, leggo la parte introduttiva il giorno prima o durante le pause.
E’ il mio modo di entrare in sintonia con il luogo che visiterò.

Stabilire però quale guida sia la “migliore” è un’operazione non semplice. Naturalmente non conosco nel dettaglio l’intero mercato dell’editoria di viaggio, esistono decine e decine di editori specializzati che stampano ogni anno testi su testi, mi limiterò pertanto a determinare pregi e difetti di quelle che possiedo, più che altro per condividere un’opinione senza la pretesa di fare una classifica di gradimento.
Ecco cosa quindi il mio parere sulle guide da me possedute.

TOURING CLUB ITALIANO

Inconfondibili grazie al loro classico colore verde pino, le guide Verdi fanno la loro comparsa negli anni ’80 e si distinguono delle guide Rosse, nate nel 1914, dello stesso editore, perché hanno un buon equilibrio tra testo scritto ed immagini, riuscendo ad accontentare quindi il gusto di un ampio gruppo di fruitori. Negli ultimi anni il TCI propone anche guide “a tema”, per esempio trekking, montagna, mare, attività sportive in determinate aree geografiche, ma indubbiamente restano famose e ancora molto apprezzate proprio per la loro capacità di andare incontro a più esigenze e aspettative.

Un marchio di fabbrica sono le famigerate “due stelle” che il TCI assegna ai cosiddetti luoghi imperdibili. Si tratta di una sorta di certificato di eccellenza nato per far capire, a colpo d’occhio, quali sono i monumenti, le piazze, le vie e i palazzi più importanti e che non si possono ignorare. Viene invece assegnata una sola stella agli altri luoghi interessanti, mentre se nella descrizione non è presente alcun segno grafico distintivo il luogo in oggetto è solo brevemente raccontato.

Trovo questo sistema delle stelle molto utile per avere subito un’idea di come organizzare il viaggio in base ai giorni a disposizione. Devo dire che raramente si sbagliano, se danno due stelle significa davvero che quel luogo merita, e anche una sola stella identifica comunque un posto interessante.

Un altro marchio di fabbrica sono gli itinerari consigliati.
Se provate a seguirli vi accorgerete che c’è una certa logica: hanno cercato di trovare un equilibrio tra la visita approfondita e minuziosa del pensionato che non intende perdersi neppure una chiesa e il girovagare allegro e spensierato dello studente universitario che a malapena va a vedere il Louvre.
Molto interessanti anche i “box” di approfondimento, ovvero curiosità, aneddoti o riferimenti particolari di tipo socio/culturale che danno informazioni ulteriori su ciò che si sta vistando.  L’unica parte carente o comunque poco nutrita è quella dedicata ai ristoranti e ai locali, a cui è dedicato giusto un’appendice a fine guida.

LONELY PLANET

Questa casa editrice specializzata in guide turistiche ha sede in Australia e i suoi testi sono tradotti e distribuiti in Italia da EDT editore. Il nome della collana si rifà ad un gioco di parole tra l’espressione Loneley Heart (cuore solitario) e Planet: letteralmente significa “pianeta solitario”, che va quindi visitato.
La prima guida è del 1973 ed è stata scritta da una coppia di australiani che descrivono il loro viaggio in medio-oriente. Ebbe immediato successo per il suo carattere informale e riferito soprattutto ad uno stile di viaggio “hippy” e molto “easy”, caratteristica questa ancora oggi che si è un po’ persa. Il pubblico di riferimento è comunque sostanzialmente quello di fascia giovane. Non a caso, infatti, ampio respiro è dato alla parte ricreativa del viaggio, quindi sono ben evidenziati i locali, i ristoranti, gli alberghi, gli ostelli e tutto ciò che può servire ad uno studente universitario per spassarsela.

Non è presente alcun sistema di riconoscimento grafico dei luoghi più interessanti o imperdibili, ma ad inizio guida si trova una specie di classifica, per immagini, delle attrazioni più importanti e dietro ogni cartina c’è un riepilogo delle cose “da non perdere” e quelle “da vedere” in quella zona.
A parte questa iniziale sezione introduttiva, nel resto della guida non sono presenti foto o grafiche di nessun genere. Anche le cartine geografiche sono molto stringate e poco leggibili, cosa che rende la guida ostica se la dovete usare come supporto per girare in loco: dovrete per forza usare Google Maps oppure una cartina geografica ad hoc.
La parte dedicata alla preparazione del viaggio è abbastanza superficiale, fornisce qualche spunto e poco più. I monumenti, le vie e le piazze sono descritte in maniera veloce ma non  superficiale.

ROUTARD

La prima guida Routard fu scritta nel 1973 da un francese di ritorno da un viaggio in giro per il mondo. Infatti, il logo della casa editrice rappresenta un viandante solitario, il “routard” appunto, che indossa uno zaino a forma di globo.
Graficamente si presenta molto asettica, non è presente alcun inserto fotografico (l’unica parte a colori è quella delle cartine geografiche). Anche in questo caso il pubblico di riferimento è quello giovane e squattrinato, pertanto ampio respiro è dato alle informazioni sul dove mangiare e dormire con poco e, naturalmente, sul cosa fare per divertirsi. Lo stile descrittivo dei luoghi è informale anche se rigoroso e preciso.
Per identificare i luoghi dal punto di vista dell’interesse, vengono indicati da 1 a 3 simboli grafici raffiguranti un viandante stilizzato accanto ad ogni luogo descritto: un solo simbolo per i luoghi abbastanza interessanti, due mediamente belli, tre per quelli imperdibili.

Le guide Routard sono molto apprezzate dai viaggiatori “zaino in spalla” per il loro stile informale, easy e orientato ad offrire soluzioni per chi non ha a disposizione grossi budget. Nessuna concessione al “viaggio mainstream”, ed ecco spiegata la totale assenza di immagini: se vuoi esplorare un posto, scoprire da solo, coi tuoi occhi, cosa ti aspetta, gambe in spalla e fai lavorare il cervello, nessuna foto ti mostrerà ciò che vedrai prima che succeda effettivamente, garantito quindi l’effetto sorpresa, positiva o negativa che sia.
Non è presente nessuna indicazione sugli itinerari da fare ma leggendo la guida in sequenza, secondo l’ordine in cui vengono presentati i luoghi, si ottiene ugualmente un percorso suggerito.

Per chi possiede un locale nominato nella guida, c’è la possibilità di acquistare sul sito l’adesivo con l’icona del viaggiatore così da poterla mettere sulla porta della propria attività.

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