Concerto all’Istituto Rittimeyer di Trieste

Metto un punto e virgola sull’articolo del blog e suona il telefono: è Sara.
“Pronto? Ciao Gina, come stai? Senti ma, dove sei? Vieni tipo tra un’ora al Concerto al Buio all’istituto Rittmeyer di Trieste con me ed un collega con altri? Per le 18 dobbiamo essere là.” L’orologio mi segna le 16.46
Si wooow figooooo ok, mi vesto ed esco!”
Mezz’ora dopo siamo sulla strada per Trieste.

Entriamo in quest’edificio forse intravisto negli anni, mentre si va a Barcola a prendere il sole e ci accoglie un ragazzo (vedente) che ci fa salire al primo piano. Diamo i nominativi, ci leviamo le giacche ed entriamo in una sala con un tavolo imbandito. Toh, guarda! La cena! Ci saranno 50 persone attorno a noi, di ogni età, di ogni estrazione sociale, sicuro. Nessuno si presenta, tovagliolo alla mano e tante domande sulla serata.

Entra la vice Presidente dell’istituto con un ragazzo serbo del ’92: sarà lui il chitarrista che suonerà per noi. Ci consigliano di spegnere il cellulare, togliere orologi luminosi e qualsiasi fonte di luce che potremmo avere, pena la perdita di atmosfera.

Quando si spengono le luci

Ci prendono a gruppetti ed a 2 a 2, ci portano in una sala completamente buia.
Non uno spiraglio.
Nero.
Ridacchio involontariamente mentre una signora non vedente mi porta alla mia sedia. Sbatto contro tutte le sedie della fila, calpesto un piede, stringo la mano al mio compare. Mi siedo su 2 sedie, arriva un altro e mi fa “Sei seduta su due, spostati un po’ a destra così stai sulla tua”. Come fa a saperlo senza toccarmi?

Buio. Altre risatine di sottofondo, altri che sbattono contro cose.
Iniziamo a toccarci attorno per capire la distanza con la fila di fronte e dietro, conosciamo toccandoci ginocchia, i presenti a destra e sinistra.

Il chitarrista inizia a suonare.
Silenzio.

Ed al cadere di una caramella, quasi l’eco. Le parole del vicino diventano chiare anche se dette sottovoce, il pizzicare della corda della chitarra sembra fatto davanti al mio timpano. E invece no. Perché tutto si amplifica, se non vedi. Non è uno scherzo, non è leggenda. Ascolti le percezioni, la curiosità aumenta: non potendo avere aspettative vedendo i gesti della persona accanto a te, diventi.. sensibile a tutto. Usi il corpo per toccare e cerchi di sentire fruscii e voci: tutto pur di capire lo spazio che ti circonda.

Le note passano nella sala. Fino all’ultimo scroscio di applausi. E si torna alla luce (ricordando che altri, rimarranno nel buio che noi abbiamo vissuto per un’oretta o poco più).

[L’esperienza della cena al buio è stata fatta prima del Dpcm 23 febbraio 2020]

 

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