Zombie, licantropi, corpi smembrati, pietre che fluttuano a mezz’aria in apparente assenza di gravita’… no, non ci troviamo tra le pagine dell’ultima avventura a fumetti di Dylan Dog – l’indagatore dell’incubo, anche se l’immaginario, il taglio surreale delle vignette e alcune soluzioni grafiche sembrano coincidere. Stiamo invece “sfogliando” le pagine del Signor Si’, rivista di trincea redatta nel 1918… un secolo fa.

Siamo al Castello di Udine dove, fino a gennaio, era possibile visitare la mostra L’offensiva di carta – La Grande Guerra illustrata, dalla collezione Luxardo al fumetto contemporaneo. Un percorso multimediale ed interattivo dove è stato possibile rivivere la Prima Guerra Mondiale da un insolito e privilegiato punto di vista. Dimenticatevi assalti alla baionetta, vita di trincea e maschere antigas o meglio, fate spazio ad un altro tipo di guerra dove ad esplodere saranno gli slogan, a impressionare sono le vibranti illustrazioni, e ad uscire a raffica come proiettili da mitragliatrice saranno le lettere composte a tempo record da operosi tipografi.

Gli intenti sono chiari: esorcizzare la paura per il nemico dipingendolo come un bambino che indossa una maschera mostruosa, creare un fronte comune infiammando gli animi con onore e patriottismo, inculcare l’idea della superiorita’ della propria civilta’ nei confronti dei disumani e retrogradi teutonici. Azzerare qualsiasi possibilita’ di empattizazione con i mangiacrauti. Dialettica spiccia che lascia poco spazio al politically correct.

Il nucleo della mostra e’ la collezione di Augusto Luxardo, oltre 5600 tra riviste e monografie d’epoca, stampate su tutti i fronti e in tutte le lingue. Una mole di documenti impressionante, che per quanto di grande valore storico, sarebbe risultata piatta e noiosa se presentata in maniera didascalica. Grazie all’attento assemblage di Giovanna Duri’ e alle installazioni audiovisive di Eleonora Sovrani, ci si trova avviluppati in uno solido percorso cognitivo che diventa la chiave di lettura di un periodo storico-culturale di snodo per la semiotica delle linguaggio. La prima installazione audiovisiva con semplicita’ disarmante ci mette a conoscenza dei retroscena di questo boost delle produzioni su carta stampata. Lettere, telegrammi, comunicati piu’ o meno ufficiali scambiati tra comandi militari, illustratori, giornalisti, poeti… Ungaretti, i Futuristi! Palpabile il fermento della scena intellettuale e artistica del momento, unita in uno sforzo collettivo nel produrre nel minor tempo possibile, contenuti dagli intenti pragmatici e possibilmente umoristici, con un tratto adatto alle limitazioni tecniche, e con una semplicita’ di lessico in grado di penetrare la grande varieta’ di dialetti ancora ben radicati sul territorio italiano.

In questi anni nasce il mito delll’impavido soldato italiano, l’eroe senza macchia, un concetto che ha dato il suo imprinting all’interpretazione delle performance belliche del nostro esercito negli anni successivi, e che e’ stato volutamente amplificato nel ventennio fascista. Quando il Maestro Monicelli e’ andato ad intaccare questo quadro idealizzato con La Grande Guerra nel 1959, i salotti bene dello stivale si sono scandalizzati, ennesima dimostrazione dell’efficacia di questa offensiva di carta a distanza di decadi.

Immagini che vengono dal passato, ma che hanno influenzato il nostro immaginario collettivo contemporaneo. La disumanizzazione dell’essere umano come in The Wall dei Pink Floyd, la creazione di mostri bicefali come tra i diorama di Jake & Dinos Chapman, l’annichilimento dell’essere umano nella volonta’ e nel fisico che George Romero ha ben trasposto con i suoi morti-viventi (spendete qualche minuto ad aprire i cassettoni della stanza numero 3, in particolare quelli di Aroldo Bonagni). Allo stesso tempo troveremo composizioni eleganti e pulite che richiamano lo stile Liberty, immagini di squisita bellezza che influenzeranno le riviste di moda delle decadi successive. Ma la mostra offre molteplici spin off: lo sviluppo delle riviste d’intrattenimento,  la nascita’ del cartone animato, la figura delle donne durante il periodo bellico, i rapporti tra popolazione e forze occupanti. Numerosi quindi gli spunti di riflessione, che possono attrarre pubblici differenti.

Se avete perso questa mostra dovete solo sperare che la replicheranno, un eclettico percorso che partendo dalle trincee ci porta fino all’illustrazione e al fumetto contemporaneo.

Paolo Pascolo


Lascia una risposta

Please enter your comment!
Please enter your name here