“Those who fly solo have the strongest wings”

Siamo arrivati al terzo ed ultimo giorno di questa splendida avventura con me stessa.
Oggi sono andata da Harrods, per sentirmi povera tra i ricchi, un’elefantessa in una cristalleria, una barbona al cospetto della regina. Ebbene, Porny sta ad Harrods come un vestito a pois sta a delle calze coi rombi: nammerda.

Io ho avuto modo di perdermi. Cioè, voglio dire, mi sono persa da Primark, figurati se sapevo cosa stavo facendo mentre stavo da Harrods. Quanto riccume. Si vede proprio che non sono abituata: dopo essermi fatta quelle centinaio di volte il giro dei negozi, per lo più incappando almeno due/tre volte sempre nello stesso, ho deciso che le uniche compere che avrei potuto permettermi sarebbero state nello shop.
(Embeh, avevi anche dubbi?)

Quindi, vengo accecata da tutte le luci, oltre che dai prezzi dei cartellini, fino ad arrivare al negozietto dove mi perdo via, cercando un pensiero per i miei genitori. In mezzo a tutto questo lusso ho trascorso una mattinata buona, fino ad ora di pranzo, ora in cui ho sgranocchiato una sfoglia veloce per poi catapultarmi in King’s Cross station per delle immancabili foto al mio amato binario 9 e ¾.


C’era un omino curioso che faceva le foto ai numerosi turisti, anche se, più che un mago, pareva un pirata con la matita nera interno occhi. Giunto il mio turno, mi presto a prendere il mio treno per Hogwarts per ritirarne successivamente la prova schiacciante, raffigurante la mia partenza. Nessuno e dico N E S S U N O potrà confutare il fatto che io abbia ricevuto la M I A lettera di ammissione alla più famosa scuola di magia e stregoneria. MAI.

Ebbene, entro nello shop e temporeggio il tempo necessario per aspettare l’orario di fine turno di lavoro di una mia amica con cui mi sono messa d’accordo in un primo momento di incontrarci.

So, next stop: Camden!!

S P E T T A C O L O

Indimenticabile frame che ho impresso nella mente dal momento esatto in cui sono scesa dalla metro ritrae un super punkettone vestito di nero con catene un po’ ovunque, immancabili anfibi e super cresta verde fluo alta almeno trenta centimetri che reggeva un cartello che citava: “Piercings & Tattoos behind the corner”.
I sottotitoli autoprodotti dal mio cervello in quel momento credo siano stati più o meno: “Sono ‘la gente’ che tua madre ti ha raccomandato di non frequentare.”
LOL.

Da qui è letteralmente partito tutto un altro trip, in cui mi sentivo decisamente più a mio agio, soprattutto perché l’ho condiviso con una persona che non vedevo da tempo e che ha reso il mio ultimo giorno ancora più speciale. Persa dentro il mercato, tra puttanate, cibo, spezie, lanterne ed incensi, sexy shop e negozietti di antiquariato, vintage e addirittura uno di soli cereali. Sì, cereali, tipo i cheerios, solo di infiniti tipi diversi. Chiacchiere, risate, colori, profumi… e sentirsi a casa. Ci raggiunge un altro amico, che non vedevo da altrettanto tempo e non avrei potuto essere più felice. Sembrava non fossero mai partiti e, davanti ad un vergognoso succo alla mela abbiamo ricordato i bei vecchi tempi in cui ballavamo e facevamo serate assieme: i ricordi migliori della mia vita. [<3]

Avrei voluto che quella sera non finisse mai, ma è arrivato il momento di tornare verso l’hotel e, caso vuole, che si stia insieme fin all’ultimo, condividendo anche il tragitto in metro, continuando a ridere, sorridere, ricordare e ridere di nuovo fino a che non giunge il momento di scendere.

Discorsi impegnativi: si parlava di destino, coincidenze, ‘linee di vita’ che una persona segue (volontariamente o involontariamente) e che portano ad inevitabili azioni e successive conseguenze (si, siamo dei matti!), le stesse conseguenze e scelte che hanno fatto sì che io sia andata a Londra e hanno fatto in modo di farci re-incontrare fino a questo punto.

*Sospiro*

Si scende.

Tanta è stata la naturalezza che sembrava quasi ci saremmo rivisti il giorno dopo quando invece, il giorno dopo, a quell’ora, io sarei stata già a Udine. Ma ero felice. Felice di essere partita per il mio primo viaggio in solitaria, felice di aver visto dei posti bellissimi dove mi sono sentita a casa, felice di aver re-incontrato delle persone a me care in una città diversa da Udine e di averci trascorso del tempo come se non fossero passati tutti questi ultimi anni.

Mi porterò sempre un bel ricordo di questi giorni e tornerò preso a Londra.
Perché “(…) a Londra ognuno è diverso, ma questo significa che chiunque può integrarsi. (…) perché, anche se io non assomiglio a nessun altro, mi sento veramente a casa. (…)”
E comunque, non sarebbero stati momenti egualmente intensi se non me ne fossi andata.
See you very soon, my darlings.
Lots of Love.

Foto di Porny

Leggi anche:
London Calling, day 1
London Calling, day 2

Lascia una risposta

Please enter your comment!
Please enter your name here