Capelli raccolti, occhiali, vestita di nero (al massimo grigio). E’ così che si presenta Alessandra Meneghello, in arte Amen Tattoo, un passato da grafica, oggi sfoga tutto il suo estro creativo con pastelli e inchiostro.
Una nostalgica dei Nirvana che ama il mondo delle fatine e dei folletti, negli ultimi 4 anni ha partecipato alla Tattoo Convention di Trieste e nel 2013 ha vinto il primo premio nella sezione
avantgarde alla Tattoo Convention di Lubiana.

Da quanto tempo e come è nata la tua passione per il mondo dei tatuaggi?

E’ una passione che ho da sempre (fin da quando ero una bimba) e appena ho compiuto i 18 anni mi sono fatta il primo tatuaggio. Uscita dall’Istituto d’Arte, che ai miei anni non era ancora liceo, avrei voluto imparare questo meraviglioso mestiere ma poi per varie ragioni non ho potuto farlo e mi sono iscritta ad un corso di qualifica di base di grafica, lavoro che poi ho svolto per circa 9 anni. Fino a che, nel 2008 mi si è presentata l’occasione per iniziare ad imparare il lavoro che faccio tutt’ora.

Come definiresti il tuo stile?

Non ho uno stile definito e nemmeno voglio averlo. Il bello di questo lavoro è quello di potermi sempre mettere alla prova e confrontarmi con varie tecniche e stili. Credo che se decidessi di adottare uno stile ben preciso alla fine rischierei di annoiarmi, invece mi piace prendere spunto da tutto quello che ho attorno.
Posso però dirti gli stili che non mi appartengono: i polinesiani/maori per una questione di ignoranza verso queste culture e i tribali perché… beh, perché sono noiosi…anche se ne ho fatti tanti!

La tua arte a che cosa si ispira?

Una volta per creare i miei disegni prendevo spunto dagli altri tatuatori, ma con il tempo mi sono accorta che è deviante e preferisco studiare gli illustratori, due nomi tra tanti Luis Royo e Audrey Kawasaky.
Dei tatuatori guardo i video per vedere come lavorano e poter imparare così qualcosa delle loro tecniche.
Osservare è molto importante.

Ci racconti qualcosa sul tuo metodo di lavoro? Come abbozzi le tue idee?

Ritengo in primis che il cliente vada istruito. Mi spiego: il cliente viene da me che generalmente ha già un’idea di quello che vuole e il mio compito è cercare di capire quale stile meglio gli si adatta, quali possono essere i particolari in cui si rispecchia e come fargli sentire il tatuaggio IL SUO tatuaggio. Spesso quando faccio presente che i tempi per il disegno sono lunghi proprio per questo motivo, per lo studio che c’è dietro al progetto, i clienti mi guardano stupiti. Invece quello che a me preme è che il cliente capisca che stiamo facendo un percorso insieme per creare un tatuaggio che può essere simile ad altri, ma non ricalcato da quello di qualcun altro.
Alla fine noi tatuatori siamo artisti e non dobbiamo perdere di vista il processo creativo che sta alla base di un tatuaggio, senza dimenticarci che questo è un lavoro in cui non si può sbagliare.

Colore o bianco e nero?

Quando ho iniziato ero molto più orientata verso il bianco e nero ma devo dire che ora mi diverto un sacco anche con il colore, sempre per il discorso che facevo prima: questo lavoro ci permette di variare, di creare, di sperimentare e quindi di evolversi artisticamente continuamente.

Qual è stato il primo tatuaggio che hai creato?

Il primo tatuaggio in assoluto l’ho fatto su me stessa e il risultato non è stato dei migliori! …ma ho provveduto a coprirlo!

Quali sono i soggetti che ti piacciono di più da tatuare? Quale parte del corpo preferisci tatuare?

I soggetti in assoluto che più mi diverto a tatuare sono i volti (di donna principalmente), per la loro bellezza e la loro complessità, ma in genere tutti i soggetti dove ci sia da “sfumare”.
Per quel che riguarda la zona non c’è una preferenza, ma mi rifiuto di tatuare i genitali. Mi è capitato un ragazzo che si voleva tatuare il pene ma ho declinato, per il resto non ci sono tabù, alla fine come tatuatori siamo abituati a vedere qualsiasi cosa.

La richiesta più assurda che ti abbiano mai fatto?

Non credo di potertene dire una, più sei nel mestiere e più è difficile trovare qualcosa di così assurdo da essere ricordato come tale.

Cosa ne pensi di tutti questi studi e privati che stanno nascendo ora?

A me interessa che il cliente si renda conto delle condizioni igieniche del posto in cui va. Gli studi hanno obblighi e doveri per garantire un livello di sicurezza e sanità elevato, come è giusto che sia, ma questa attenzione alle volte manca, soprattutto quando si tratta di tatuatori improvvisati, poi va da sé che non deve mancare neanche la parte artistica e tecnica.

Molti ormai si tatuano per moda, si è forse un po’ perso il vero valore del tatuaggio?

Come dicevo prima, con il cliente ci deve essere dialogo. Bisogna far capire che non è solo una moda e per avere un prodotto di qualità, che non stanca nel tempo, dev’essere studiato e personalizzato.

Ultima domanda prima di salutarci, c’è per caso un’immagine o una frase che rifiuteresti di tatuare?

Ci sono immagini forti, a livello storico proprio, che non tatuo a priori e poi dipende da caso a caso…per farti un esempio… c’è stato un episodio, non molto tempo fa, dove mi sono rifiutata di tatuare una ragazza. Oltre ad essere giovanissima, anche se era venuta in studio con la madre e quindi non c’era il problema del consenso da parte dei genitori, il problema era il cosa e il dove! Voleva tatuarsi dal polso al gomito un soggetto che le avvolgeva tutto l’avambraccio con un’immagine moooolto scura…non me la sono sentita di marchiarla a vita in modo così strong da subito, senza nessun altro tatuaggio…lo avesse voluto in una zona più facile da coprire non avrei avuto grossi pensieri. Le ho spiegato che IO personalmente non me la sentivo, avrebbe voluto dire limitarla a vita… conosciamo tutti la nostra società! In compenso credo che la che la madre dentro di sé mi abbia santificata! =)

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