Udine caput mundi, e come tale, mi ha permesso di incontrare tantissime persone che di Udine non sono ma in qualche modo hanno orbitato attorno alla nostra città.
Elena ve l’avevo già presentata, una delle mie più care amiche che ha saputo trasformare il suo amore per gli animali in una professione (leggi La dog sitter) e grazie a lei, ho conosciuto Antonio, il suo compagno, che sta lavorando per far diventare una passione un lavoro. Ma andiamo per ordine con qualche domanda, così che da oggi possiate conoscere anche voi questo talentuoso illustratore.

Ciao Antonio, raccontaci un po’ chi sei e cosa fai nella vita

Ciao Alessandra! Sono il compagno di una fantastica ragazza (ciao Elena!) e il papà di una splendida cagnolona e di tre stupendi gattini.
Lavoro come impiegato tecnico in una vetreria del lombardo-veneto, e nel pochissimo tempo libero mi dedico alle mie passioni: disegnare, dipingere, scrivere storie, illustrarle, farne fumetti.

Da dove nasce la passione per il disegno e l’illustrazione?

Se cercate un colpevole, ve lo servo subito: è tutta colpa di mia madre.
Avrò avuto meno di due anni quando lei mi diede in mano i primi pastelli a cera: quando era impegnata nelle faccende domestiche ed io e mia sorella maggiore iniziavamo a piangere, mia madre all’inizio ci metteva entrambi davanti al televisore acceso.
Con mia sorella funzionava: sarebbe rimasta lì ore a guardare imbambolata la TV.
Con me, molto meno: continuavo a piangere.
Dopo aver tentato di tutto, come ho anticipato mia madre provò con un quaderno e una manciata di pastelli a cera. E da lì mi si aprì un mondo: iniziai a scarabocchiare e non smisi più. Letteralmente: finito il quaderno iniziai a pasticciare sul pavimento, sulle pareti, sugli oggetti…
Per un approccio un po’ più “serio” col disegno, ho dovuto aspettare solo qualche altro anno. Ero un bambino curioso, ma soprattutto affamato di cose belle da riprodurre con pastelli, matite e pennarelli: vedevo le immagini in TV, e sulle riviste, e cercavo di ricrearle su carta, ed ero in continua esplorazione della casa in cerca di oggetti da ritrarre.
Fu così che un giorno mi azzardai ad aprire una cassapanca in cui mi era stato proibito di mettere il naso: dentro vi trovai i fumetti che mio padre leggeva e che poi conservava lì, alla rinfusa.
Ancora una volta, un mondo mi si aprì davanti. Quella cassapanca ai miei occhi divenne una specie di forziere di qualche nave pirata. Al posto di monete d’oro e di gioielli, custodiva un tesoro ai miei occhi infinitamente più prezioso: centinaia di albi di Tex, Zagor, Mister No, Diabolik, Capitan Miki, Blek, Il Comandante Mark e chi più ne ha più ne metta!
Inutile dire che da quel giorno iniziai a “prendere in prestito” da quella cassapanca, senza farmi vedere, uno o due di quei fumetti, che poi di notte ricopiavo sui miei quaderni pagina dopo pagina, vignetta dopo vignetta, sotto le coperte del mio letto alla luce di una torcia, per poi rimetterlo a posto di nascosto e prendere uno o due altri fumetti. Non li leggevo: avevo forse quattro anni, non sapevo ancora leggere (è stato bello e buffo, qualche anno fa, ritrovare nella cantina dei miei genitori qualcuno di quei miei quaderni, gelosamente conservati da mia madre: ho scoperto che da bimbo analfabeta non solo cercavo di ricopiare le illustrazioni, ma anche i “balloon” con i testi dentro! Ti lascio immaginare gli strani geroglifici che vi ho trovati scritti con la mia manina…).

Come si è sviluppata nel tempo questa tua passione?

Come dicevo, il primo vero sviluppo è iniziato da quel forziere pirata espugnato.
Ma anche copiare è una tappa importante, direi obbligatoria per ogni artista visuale.
È ad esempio copia anche la riproduzione di qualcosa visto dal vero: un ritratto fatto a una persona che si ha di fronte, oppure un paesaggio realizzato guardando l’originale da un balcone. Copiare da disegnatori e pittori poi offre altri insegnamenti.
La copia da altri autori prima di tutto aiuta a “farsi la mano”, insegnando come si tirano linee regolari,ferme, non tremolanti, e a fare di un insieme di linee un’immagine che abbia un senso.
Poi c’è tutto il resto: l’armonia dell’insieme, il rispetto di rapporti e proporzioni, le prime intuizioni sulla tridimensionalità dell’immagine rappresentata su una superficie piana, il capire che esistono infiniti stili per poter disegnare la medesima cosa, e via dicendo…
Comunque la copia non basta, anzi: ad un certo punto diventa anche controproducente.
Lo capii quando ero alle elementari: sapevo disegnare benissimo un Tex a cavallo con le pistole spianate, ma se la maestra o un compagno mi chiedeva di disegnare “X”, io quell’X lo disegnavo a fatica e malissimo. Iniziai quindi a mettere da parte i soldi datimi da mia madre per prendermi un ghiacciolo o una merendina, e poi con quelle monetine da 50 e 100 Lire andavo in libreria a comprarmi un manuale di disegno…
Per mettere da parte i soldi per uno di quei libri (ai miei occhi con prezzi esorbitanti!) impiegavo anche 5 o 6 mesi: era enorme quindi la frustrazione se, una volta aperto il nuovo manuale a casa, scoprivo che dentro vi erano solo nozioni già studiate in manuali precedenti!
Intanto studiavo anche letteratura e tecniche di scrittura: avendo ormai imparato a leggere, avevo anche scoperto il forte legame tra il testo in palloni e didascalie e le immagini, e volevo essere anch’io capace di realizzare qualcosa di così potente e evocativo.
…Ricordo ancora la faccia che faceva la maestra che curava la biblioteca della scuola elementare che frequentavo, quando le chiedevo libri come l’Odissea o I Promessi Sposi! =D
Il resto del mio sviluppo come disegnatore/illustratore/pittore è praticamente un continuo studiare: crescendo negli anni, anche le “paghette” dei miei genitori hanno continuato a crescere, permettendomi col tempo di comprare manuali e libri con sempre maggiore frequenza e in sempre maggiore quantità.
Di seguire studi scolastici di indirizzo artistico invece non se ne parlava: i miei genitori sono gente pratica, del tipo “impara l’arte e mettila da parte”, dovevo proseguire in studi che invece mi avrebbero garantito uno stipendio fisso.
Ho quindi proseguito da autodidatta, libro dopo libro, e sempre a insaputa dei miei genitori: nascondevo questi libri in garage o tra i miei libri di scuola, per non farli trovare (talvolta fallendo, e quelle volte che mio padre trovava un mio libro d’arte, poi me lo strappava davanti agli occhi).

Hai già partecipato a concorsi o festival?

A qualcosa, ma sempre di tipo locale: il primo concorso di disegno a cui ho partecipato credo sia quello indetto dal liceo scientifico che frequentavo, per cercare un logo per le squadre sportive della scuola: lo vinsi, e quando tornai a casa con il premio (il borsone e le tute da ginnastica del liceo, con sopra stampato il mio disegno), ero tanto imbarazzato e impaurito dalla ipotizzata reazione dei miei genitori che cercai di nasconderli. Mia madre ovviamente mi “colse sul fatto” (come si fa a nascondere un borsone sportivo?), e visto il mio comportamento sospetto si convinse che io li avessi rubati: a nulla servirono i miei tentativi di spiegazione, alla fine ci fu una telefonata alla scuola e si scomodò pure il preside per spiegare ai miei genitori che avevi vinto quegli oggetti in un concorso di disegno.
Credo che la cosa mi abbia traumatizzato parecchio, visto che in seguito ho sempre tentennato quando si presentava l’occasione di partecipare a un concorso di disegno XD
Ho comunque partecipato ad altre iniziative, organizzate da vari comuni o associazioni dei dintorni: venivo chiamato spesso per mettere in esposizione i miei lavori o per insegnare le nozioni di disegno in qualche workshop. Mi sono sempre stupito di quanta gente sapesse dei miei disegni, visto che ho sempre cercato di tenerli nascosti ai miei genitori, ma col senno di poi penso proprio che fosse il classico “segreto di Pulcinella”.

Che progetti hai per il futuro?

Beh, sono stato forzatamente fermo per molto tempo: undici anni fa sono stato investito da un’auto e per molti anni sono stato impegnato a riprendere l’uso delle gambe, a recuperare un po’ di tono muscolare, a uscire fuori da una brutta crisi depressiva causata dagli enormi sforzi per riabilitarmi fisicamente (i medici mi davano per destinato a restare su una sedia a rotelle, o nel migliore dei casi zoppo a vita con le stampelle), dalle difficoltà economiche in cui le spese mediche e fisioterapiche mi avevano versato (il risarcimento dell’assicurazione le coprì solo in parte), e dal grave trauma cranico che lo stesso incidente mi aveva procurato.
Ho ripreso a disegnare veramente solo da poco, circa un annetto, in risposta ai numerosi inviti e incoraggiamenti ricevuti da Elena (ragazza fantastica, l’ho già scritto?), prima di allora mi limitavo a qualche scarabocchio o qualche vignetta umoristica su qualche social, forum o blog, e verso marzo di quest’anno il gioco si è fatto serio: continuava a ronzarmi in testa una storia, l’ho messa su carta e mi sono reso conto che ne usciva qualcosa di davvero grosso.
Ho deciso di farne una “graphic novel” (termine inflazionatissimo,ma non so come definirla altrimenti), ho iniziato a pubblicare online qualche studio di personaggi, qualche bozzetto e qualche vignetta e ho avuto riscontri molto positivi: alcuni iniziavano a chiedermi di illustrare i propri romanzi o libri di racconti, altri di unirmi a loro nella realizzazione di qualche videogioco o sito internet, altri ancora invece di illustrare le loro sceneggiature per fumetti (con tutto il corredo di chi invece non offre, ma chiede: “vuoi un letterista per i tuoi fumetti? Ti faccio un buon prezzo!”, “vuoi un colorista? Un inchiostratore? Un copertinista? Un revisore?”, ecc. ecc…).
In conclusione, oggi mi ritrovo a lavorare in contemporanea su cinque storie a fumetti: la graphic novel di cui ho già accennato e una storia breve, che verranno pubblicate online direttamente da me, più una miniserie e una “serie non così tanto mini” scritte sempre da me, in attesa di editore, e che intanto sono supervisionate da un ottimo autore, ed infine una miniserie (stavolta non scritta da me) che ha già un editore a cui essere destinata.
È molto lavoro, devo imparare a gestirlo al meglio altrimenti non riuscirò a completarlo neppure in un bel po’ di anni (con la conseguenza che vedrei sfumare buona parte di questi progetti).

A quali illustratori ti ispiri per i tuoi disegni? E per le storie? Da dove nascono le idee?

È una domanda spinosa, a cui normalmente anche gli autori affermati evitano di rispondere, glissando (cercando di nascondere un altro “segreto di Pulcinella”: ognuno fa i primi passi avendo un autore precedente come riferimento), quindi pensa quanto possa essere delicata per me, che sono semplicemente un “aspirante-esordiente”.
Beh, andando io sempre controcorrente, ti rispondo: ho raccontato sopra di come io abbia iniziato da bambino a disegnare copiando i grandi autori della mia infanzia (da Galleppini a Fusco, da Ferri a Buscema, da Magnus a Moebius, e così via per centinaia e centinaia di nomi). È normalissimo che mi sia rimasto attaccato qualcosa di loro: me ne accorgo quando disegno magari una mano che punta una pistola, e mi viene in mente che in una vignetta che avevo visto nel fumetto tal dei tali, letto trent’anni fa, c’era una mano con pistola che era disegnata in modo molto, molto simile.
Qualcuno la chiama “memoria del corpo”: quando hai abituato la mano con determinati esercizi per tanto tempo, poi la mano tenderà a eseguire l’attuale lavoro seguendo gli esercizi che ha memorizzato nel tempo.
Il tutto ovviamente reinterpretato attraverso la propria sensibilità, il proprio punti di vista e il proprio modo di vedere le cose.
È comunque un processo inconscio: non traggo direttamente spunto o ispirazione da nessun autore, cerco anzi di dare il mio modesto contributo al mondo del fumetto tramite uno stile mio personale e subito riconoscibile.
Questo perché, prima di tutto, sono stato in passato un copione (e mi riallaccio al discorso che ho accennato sopra, su quanto sia controproducente copiare).
Quando ero ragazzino, attorno agli 11-12 anni, fui folgorato da un autore che all’epoca fece il suo esordio: Claudio Castellini.
Lo trovavo eccezionale, ed in effetti lo è, tuttora è riconosciuto come tale, ma ciò mi spinse a fare qualcosa che un disegnatore non dovrebbe mai fare: iniziai a emularlo.
E continuai per circa un decennio, finché mi trovai ad essere un ventenne che aveva tanta tecnica ma non riusciva più ad esprimerla, perché il mio disegno aveva perso la sua identità. Non solo: la mia mente e la mia mano erano diventate pigre.
Emulare lo stile di un autore, perdendo il proprio, porta un disegnatore a non saper più accettare le sfide: c’è una scena X da disegnare. Bene: l’autore che copio ha disegnato già questo tipo di scena, quindi che problema c’è? Utilizzo la sua costruzione e via!
Eh, no: questo non vuol dire saper disegnare. Questo vuol dire barare. E appiattirsi. Annullarsi.
Fortunatamente, mi accorsi dell’errore e tornai sui miei passi, prima di diventare un disegnatore incapace di disegnare qualsiasi cosa che non fosse “alla Castellini” (nella galleria che ho condiviso con te ho caricato qualche mia tavola di quella mia “epoca buia”, risalente a circa 15-16 anni fa: l’influenza di questo grande artista sui miei disegni è innegabile).
Chi devo ringraziare per avermi “salvato”, seppure inconsciamente? Coincidenza vuole che fosse un altro grandissimo autore di nome Claudio. Di cognome però stavolta fa Villa.
Condivido un episodio di quel periodo: io all’epoca ragazzetto di circa vent’anni, pieno di presunzione e convinto di essere un grande disegnatore, mandai alcune mie tavole di prova in Sergio Bonelli Editore e mandai anche una loro copia direttamente a casa di Claudio Villa, per cui ho sempre nutrito una gigantesca ammirazione.
Pochi giorni dopo mi squillò il telefonino: era Claudio Villa in persona, che mi chiamava grazie ai contatti che avevo scritto sulla lettera allegata alle tavole di disegno.
Mi faceva tantissimi complimenti e mi invitava a casa sua per parlare dei miei disegni, visto che abitiamo a una decina di chilometri di distanza.
Io in quel momento ero in Veneto, a 300 chilometri di distanza e quindi dovetti declinare l’invito, restando che avrei richiamato quando sarei tornato in zona.
Chiamata che non feci mai. Mi vergognavo come un ladro.
Spiegazione: Claudio Villa è famoso per essere capace di realizzare disegni grandiosi, realistici e complessi senza usare nessun tipo di riferimento. Nessuna foto, nessun disegno preesistente: costruisce tutto partendo dalla pagina bianca.
…e un maestro del genere faceva i complimenti a me, che gli mostravo disegni che facevano incetta di stile e inquadrature da un altro autore?
Un ladro, come ho scritto: ecco cosa mi sono sentito. E mi sono sentito ancora peggio per il fatto di non essere stato “beccato” (o mi è stata concessa la delicatezza di non informarmi di essere stato “beccato”). Da quel giorno ho smesso di copiare Castellini.
Per liberarmi completamente dell’influenza del suo stile invece ho impiegato qualche anno: ha un tratto dannatamente accattivante e seducente, una volta assimilato è difficile perderlo!
Poi ho avuto l’incidente, ma questa è una storia che ho già raccontato.
…mi sa che sono andato un po’ fuori tema! Ma credo che il succo di tutto sia ben chiaro: ho iniziato con un “patchwork” di stili e influenze, poi sono stato tanto colpito da un autore da diventare un suo “copione”, infine attualmente ho il mio stile.

 Quali strumenti utilizzi e prediligi per disegnare?

Prediligo gli strumenti “tradizionali”: carta e cartoncino, matite, pennelli, pennini, pennarelli, l’amata boccetta di china.
Ma lavoro in una vetreria: mi sveglio alle 6:30 di mattina, torno a casa alle 6:30 di sera, prima di andare a dormire avrò due, forse tre ore da dedicare al disegno (se torno a casa non troppo stanco), quindi ho abbandonato tutti gli strumenti elencati qua sopra e sono passato al disegno digitale, che velocizza molto tutto il processo.
Familiarizzando poi con questo tipo di disegno, lo sto apprezzando sempre più di giorno in giorno: si possono realizzare lavori difficilmente fattibili col disegno tradizionale.
Uso un iPad Pro 12.9 (2017), accoppiato all’immancabile Apple Pencil ed uso una suite piuttosto nutrita di applicazioni per la grafica, tra le quali attualmente prediligo Clip Studio Paint EX: è perfetta!

Consigliaci qualche fumetto da non perdere assolutamente

Eh… Impossibile consigliare qualche titolo: ce ne sono migliaia e migliaia, per tutti i gusti! E non è detto che quelli che consiglierei coi miei, di gusti, poi soddisfino i gusti di chi leggerà questa intervista.
Consiglio piuttosto di fare qualche capatina nelle fumetterie attorno a casa vostra: ce ne sono tantissime, e spesso si trovano vere e proprie “chicche”, piccoli gioielli narrativi che non vi verranno mai mostrati da nessuna pubblicità né mai consigliati.

Per seguire Antonio

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