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La seguo e la rincorro ormai da mesi su facebook e ora finalmente riesco a strapparle una mezzoretta per una chiacchiera. Aurora Ovan, videomaker udinese, friulana doc volata a New York per coltivare la sua passione: il cinema…

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Ciao Aurora, racconta un po ai nostri lettori chi sei, da dove vieni e cosa stai facendo a New York?

Ciao Stefania! Finalmente ce l’abbiamo fatta, sì! Evviva, iniziamo.
Ciao a tutti, sono Aurora, un’aspirante filmmaker di Tricesimo, Udine, e sono qui a New York a frequentare l’anno di Filmmaking, corso che avevo iniziato a Firenze nell’autunno del 2015.

Com’è il corso che stai frequentando? La scuola?

Il corso è super tosto, comprende tutte le parti del filmmaking: regia, sceneggiatura, cinematografia, editing, sound, e chi più ne ha più ne metta. 9-7, da lunedì a venerdì, più shooting durante il weekend. Poca storia del cinema, lo ammetto, ma è una delle scuole più pratiche al mondo ed è per questo che l’ho scelta. Mi sono sempre più sentita interessata dal “fare per imparare” che studiare sui libri e aspettare di mettere in pratica (anche se poi, ovviamente, cerco di rimediare alla parte teorica a “modo mio”).

E com’è invece trasferirsi e vivere a New York? Uno sbalzo culturale non indifferente credo…

Trasferirsi a New York è stato un trauma totale. La prima notte che sono entrata nella camera del dormitorio, mi sono seduta per terra e mi sono messa a piangere. Passare da Tricesimo a New York, così quasi d’improvviso, è stata una bella sberla. Poi però capisci come gira la vita quando ti devi prendere cura di te stessa e riesci a superare i limiti che da sola ti eri creata. Semplicemente bellissimo.

Ma torniamo indietro ai tempi dei tempi…dicci un po com’è nata la tua passione per il cinema?

Oh, questa sì che è una bella domanda. Beh, iniziamo da questo: la passione per il cinema è nata poco più di due anni fa. Non è qualcosa che ho coltivato sin da bambina, tipo “il sogno della vita”, anzi, mi mancano pure tantissimi pilastri della storia del cinema.
Il fatto è che da bambina scrivevo tanto. Ho sempre cercato l’arte, ma poi per qualche strano motivo ho sempre preso le scelte opposte: alle superiori ho scelto il Liceo Scientifico del Malignani, ad esempio. Poi volevo diventare un architetto, poi una psicologa. Ma in tutto ciò continuavo a scrivere storie. Quando avevo 14 anni ho pubblicato un libro e ho capito che forse c’era un motivo se continuavo a prendere 4 in matematica e chimica. Dopo la scrittura, mi sono appassionata alla fotografia. Così, alla fine della quarta superiore, mi sono finalmente fatta la fatidica domanda: come posso combinare queste due cose per poter continuare a seguirle entrambe? E così ho pensato che Motion Pictures fosse la risposta giusta.

E questo amore per la fotografia…lo segui ancora o stai solo dietro una videocamera ora?

La fotografia non mi lascerà mai. Fotografia, cinematografia e regia, per quanto diverse sono estremamente simili. D’altronde, cinema è raccontare per immagini, no? It’s about visual storytelling.
Mi è impossibile non dirigere un attore senza correlarlo a uno shot in particolare, come mi è impossibile descrivere un movimento macchina al mio DP senza parlare di composizione: siamo al climax della scena? Ho bisogno di enfatizzare la performance del mio protagonista? Allora sceglierò una determinata luce, un close up specifico, una composizione studiata. Nulla è lasciato al caso e la fotografia è estremamente importante nel mio lavoro, sia da cinematographer che regista.

Ed essere donna in questo business aiuta o è uno “svantaggio”?

Ci sono varie sfaccettature, lo devo ammettere. Il numero di donne a scegliere di lavorare nel cinema sta aumentando sempre di più, fortunatamente. Eppure, mi dispiace che sia visto come qualcosa di rivoluzionario, di “controcorrente”, come mi dispiace che se una donna sa usare una macchina da presa si senta dire che fa un “lavoro da uomo”. Ma non ho ancora avuto abbastanza esperienza al di fuori della sfera dell’accademia per darti una risposta dettagliata. Però you know, lo vedi anche nelle reazioni di altri studenti, quegli occhi che si spalancano quando dici di essere cinematographer. Fa strano, perché non dovrebbe essere così.
But at the end of the day, se hai un buon showreel e fai capire che sai ciò di cui stai parlando, poco importa, you got the job anyway.

Qualche aneddoto strano (bello o brutto) che ti è capitato e che vuoi condividere con i nostri lettori?

Ahah beh, ora che mi ci fai pensare sì, ed è riferito alla domanda precedente.
So, io e un mio compagno stavamo tenendo auditions per un suo progetto e io, essendo suo DP, stavo dietro la macchina a filmare la performance. Insomma, il mio compagno mi presenta come director of photography all’ultimo attore della giornata e questo si gira stringendomi la mano e facendo la tipica espressione da “ah, però!” dicendomi “Donna DP? Rock & Roll eh?” E niente, mi sono pulita la mano.

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Breaking schemes, dimmi di più a riguardo…

Breaking Schemes è il “nome d’arte” che utilizzo per il mio lavoro come filmmaker e fotografa, talvolta anche riferito a collaborazioni di produzione (come sta accadendo con Resilience). Breaking Schemes ha una storia semplice e simpatica. L’ho scelto tanto tempo fa, quando ancora facevo video solo per “giocare”, con uno dei miei migliori amici, Alberto. Con lui ci si svegliava e ci si diceva “giriamo qualcosa, a caso” e un’ora dopo lui aveva pronto il caffè e io le brioche e si parlava di come e cosa creare. Una di quelle volte, era passata la mezzanotte e dopo 12 ore di riprese a casissimo per promuovere il suo sito, di fronte a un caffè abbiamo deciso che -why not?, potevamo creare una pagina facebook. Poi, la cosa è diventata seria sul serio.
Così, ho scelto “Breaking Schemes”, perché per me è come un mantra.
Voglio ricordarmi di essere libera come artista, di andare “contro” gli standard, di non temere se ho voglia di creare qualcosa di diverso. Semplicemente, rompere gli schemi. I miei.

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So anche che hai iniziato a lavorare ad un progetto nuovo “Resilience” di cosa si tratta?

Resilience è il progetto più personale che io abbia mai voluto creare. É la mia tesi qui alla New York Film Academy, ma non solo: è un modo per “rilasciare” tutto ciò che ho provato qui a NY, perché si sa che noi artisti, almeno un po’, parliamo di noi in ciò che creiamo. Con Resilience voglio parlare della paura del cambiamento che tutti noi abbiamo e che io ho sofferto per così tanto tempo nella vita. E come cambiamento intendo quella paura di uscire dalla propria comfort zone, quella paura di lasciar andare, quella paura di non potersi più sentire “a casa”.

Com’è nata la trama di Resilience?

La trama è nata dalla mia esperienza personale. É stato difficilissimo partorire la storia, anche solo l’idea di base. Ho avuto un blocco dietro l’altro. C’ho pensato molto prima di scrivere la sceneggiatura per Resilience: voglio veramente mostrarmi così tanto? Voglio veramente far vedere cosa ho passato, le mie emozioni, i miei pensieri più intimi? Significherebbe scoprirmi, mettere sulla tavola le mie paure più profonde e lasciare che l’audience le guardi e le giudichi.
E poi ho pensato che: So what? It’s my damn job.
Sì, credo che come regista io voglia essere vulnerabile, e che non è poi una cosa così brutta. Ho pensato che voglio imparare a mostrare chi sono sul serio nei miei lavori, più a me stessa che agli altri. Ho pensato che con questo progetto voglio esplorarmi. Così, mi è stato facile parlare di Renée (nome scelto non a caso) e della sua avventura.

Il cast e la crew sono tutti amici conosciuti in accademia?

Non tutti, la maggior parte sì, o compagni di classe o ragazzi di altre sezioni. Sono felice di lavorare assieme ad altri due ragazzi italiani, di cui uno, Federico, mio DP. Yo, he’s freaking amazing.

Com’è nata l’idea di chiedere fondi su Indiegogo?

Indiegogo è una piattaforma semplice e chiara da usare e ora come ora la preferisco ad altri siti di crowdfunding. Ho scelto di chiedere fondi perché semplicemente i film (low or high budget) è sempre più bello farli assieme. Vorrei che le persone, gli amici, si sentissero parte di qualcosa. Come dico sempre alla mia crew e al cast, non è la “mia tesi”, è il nostro short film!

Bene, tutti noi di Blud auguriamo buona fortuna ad Aurora con il suo progetto!

Ecco i links per supportarla e non fate i timidi!!!

Support your local artists!

https://www.indiegogo.com/projects/resilience-fantasy-short-film#/

https://www.facebook.com/ResilienceShort/

http://www.auroraovanbs.com/

https://www.facebook.com/BreakingSchemes/

https://www.youtube.com/channel/UCxcNAIC7lVWsCxDj1ZHbrEw

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La Ste
Classe ’84. Originaria Udinese ma le piace considerarsi cittadina del mondo. Sognatrice, curiosa, estroversa e visionaria. Ama la buona musica, i tatuaggi, il cibo italiano, la fotografia e tutto ciò che è “street” dai vestiti all'arte, la musica e lo skate. La passione per i viaggi la porteranno ad affrontare 2 giri del mondo e a vivere in diversi continenti. Ha un background in marketing & comunicazione e una specializzazione nell’organizzazione di eventi di ogni genere, di questo blog è la fondatrice.

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