Penso che a chiunque sia capitato di girare per Udine e chiedersi..ma perchè non c’è mai niente di nuovo da fare, da vedere o anche solo da leggere in questa piccola città? Perchè le attività proposte sembrano sempre le stesse? Ebbene ragazzi chi cerca trova!
In un non troppo caldo pomeriggio autunnale ho avuto infatti la fortuna di conoscere Cecilia, creatrice di Frute, una rivista autoprodotta che sta andando a ruba in città (è già in ristampa!) e che di monotono non ha proprio nulla!
E così una semplice chiacchierata si è trasformata in una vera e propria intervista…

Ciao Cecilia! Parlaci un po’ di te..chi sei e cosa fai nella vita?

Mi chiamo Cecilia e nella vita faccio la grafica freelance. Abito a Udine dove lavoro principalmente, ma collaboro con diverse realtà anche fuori dal Friuli Venezia Giulia. Per ora ho scelto di rimanere a Udine nonostante molte persone che fanno il mio stesso lavoro decidano spesso di andare in città più grandi perchè mi piace vivere qui, dopo diverse esperienze in giro ti viene voglia di mettere radici e volevo provare a vedere se c’era la possibilità di creare qualcosa di bello anche rimanendo semplicemente a Udine.

Cosa ti ha spinto a produrre Frute?

Sicuramente c’è un interesse di fondo nell’editoria periodica, sono sempre stata attratta dal mondo delle riviste e soprattutto delle riviste underground. Inoltre avendo studiato alla specialistica grafica editoriale all’ISIA di Urbino ho avuto la possibilità di concentrarmi su un progetto di editoria.
Sono da sempre appassionata del mondo underground e della comunicazione propria delle contro-culture come il femminismo (che si collega molto con il mondo delle fanzines) e infatti come tesi specialistica ho proprio scelto di concentrarmi sulla storia delle riviste per ragazze in Italia, conducendo una ricerca storica ma anche di contenuto, andando quindi a produrne una. Mi sembrava poco interessante stamparne una sola copia e consegnarla alla scuola e ho deciso quindi di distribuirla.
Così è nata Frute!

Cos’è Frute e com’è composta?

Frute vuole essere una rivista di approfondimento, vorrei parlare di tematiche quali il femminismo, i confini sessuali e l’accettazione indagandole dall’interno, proponendo interviste ed approfondimenti legati alla vita delle persone. Mi interessa parlare delle esperienze personali che hanno vissuto collegando le loro testimonianze al concetto di una nuova identità femminile e mettendo in luce nuovi modi di intendere il femminismo, congiungendolo in maniera più importante anche alle tematiche LGBT e alla sessualità consapevole.
Dal punto di vista editoriale la rivista è composta da: un “manifesto” introduttivo, la pagina della posta “Cuori Sfranti” gestita dalla drag queen Kety Perdy, una sezione letteraria, due grosse interviste, l’inserto fotografico e per ultima ma non meno importante la sezione musicale perchè mi sembrava interessante che le ragazze venissero a conoscenza di una storia della musica che non è quella che si legge solitamente a meno che uno non sia un appassionato del genere.
Nel secondo numero mi piacerebbe bene o male mantenere questo tipo di struttura.

Le persone con le quali hai collaborato avevano già avuto precedenti esperienze nel campo dell’editoria?

Per ora Frute non ha ancora una redazione fissa ma è semplicemente composta da più persone che gravitano intorno al progetto, per lo più ex studentesse dell’ISIA di Urbino. Quasi tutte abbiamo già avuto esperienze professionali legate al mondo editoriale, in diversi ambiti, ma mi piacerebbe che per il prossimo numero fossero coinvolte persone diverse, sopratutto per quanto riguarda la scrittura, creando una rete di collaborazioni.

Puntare sulla carta come strumento di comunicazione pensi che possa funzionare?

Fondamentalmente è un suicidio e ne sono cosciente anche se in questo caso sembra che stia funzionando! Il discorso di base è che il web e la carta sono due strumenti che hanno entrambi valore e nessuno dei due è migliore dell’altro, semplicemente sono due mezzi di comunicazione diversi. Avrei potuto creare Frute sul web ma sarebbe diventato simile a delle cose che esistono già, il fatto che sia stampato invece lo rende abbastanza unico perchè in Italia non ci sono delle riviste che parlano di questo tipo di argomenti con questo “tono di voce”. Mi rendo conto che per adesso non può essere paragonabile ad una rivista da edicola, ma questa è anche un po’ la sua natura, è nata con pochi mezzi, uno spirito underground e vive attraverso una distribuzione indipendente.

Il secondo aspetto importante del fattore carta è che il mondo delle riviste negli ultimi dieci anni ha subito un grande cambiamento, sia nella sua fruizione che nella produzione. Sono nate tantissime riviste indipendenti che in media danno più spazio a contenuti di qualità, spesso dirette da editori piuttosto giovani e che riflettono gli interessi di queste generazioni, le quali sono più sensibili a questioni che prima di oggi non si sarebbero ritagliate una nicchia editoriale. Si apre quindi l’opportunità di parlare con un pubblico a cui raramente le pubblicazioni più popolari si rivolgono, compensando la mancanza di punti di vista non rappresentati. Ovviamente le piccole realtà editoriali non possono competere con i grandi gruppi, ma hanno molta più libertà creativa e spesso lo stesso motivo della loro esistenza è voler differenziarsi dalle riviste mainstream.
Inoltre, la carta è diventata un mezzo di comunicazione che riflette la voglia di concedersi una pausa fisica e mentale dagli schermi, risulta quindi un ottimo veicolo per contenuti di approfondimento.
Quindi sì! Direi che puntare sulla carta oggi può ancora funzionare!

Hai preso spunto da altri progetti editoriali?

In Italia al momento non esistono riviste che presentano contenuti analoghi. Ci sono state nella storia delle riviste italiane, alcune riviste femministe valide ma purtroppo non esistono più. Quando ho fatto la ricerca sulle riviste italiane femministe ho scoperto progetti interessantissimi, quindi ho preso un po’ spunto da quel mondo.
All’estero ci sono invece buonissimi esempi come “Girls like Us”, rivista olandese che forse rispecchia di più la mia visione. Nei paesi del nord sono molto avanti rispetto a questi temi.

Quali sono le prospettive per il futuro della rivista? 

Adesso distribuiremo la ristampa del numero Zero e spero di poter utilizzare questo tempo per raccogliere dei soldi che ci aiuteranno a produrre il numero successivo, tramite una raccolta fondi (rivistafrute.tumblr.com) e ogni aiuto è ben accetto! Inoltre potete seguire la rivista sia sulla pagina Facebook che su quella Instagram.

Intanto il 4 novembre vi aspettiamo a Cas’Aupa alle 21:00, per il primo Frute Party! Anche qui ci sarà una raccolta fondi con la possibilità di acquistare nuovamente la rivista e di assistere ad un incontro con Pia Covre moderato da Kety Perdy, parleremo di sessualità felice e i diversi modi di intenderla. Non mancate mi raccomando!

Clicca qui per seguire l’evento facebook del Frute Party

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Federica Bazzocchi
Federica, classe 1994. 2 gatti, Punto e Virgola, un coniglio in giardino e un altro animale in casa, sua sorella. Le piace viaggiare e spera di partire presto come volontaria in Africa. Prima però la attendono i concerti di alcuni dei suoi cantanti preferiti: Joss Stone, The Lumineers, Cigarettes After Sex e José Gonzàlez (se non li conoscete, andate a recuperarli!) Ama qualsiasi forma di arte. Pittore preferito: Claude Monet. Fotografo preferito: Steve McCurry. Registi preferiti: Wes Anderson, Xavier Dolan, Noah Baumbach. Se non la trovate a casa molto probabilmente è al cinema (32 film visti al cinema solo quest'anno!), a spulciare mercatini vintage o in qualche negozio di musica.

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